Fino al 18 marzo la galleria Gió Marconi presenta la mostra “Keep thinking nobody does it like you here comes the sunset” di Jonathan Lyndon Chase, prima personale dell’artista negli spazi della galleria e uno dei suoi primi progetti espositivi in Italia. Pittura, disegno e installazione insieme costruiscono un ambiente immersivo in cui dimensione autobiografica ed immaginario collettivo si intrecciano. L’artista indaga la quotidianità della comunità queer nera urbana attraverso una narrazione visiva intima, in cui il corpo, lo spazio domestico e la memoria diventano strumenti per riflettere su tematiche ricorrenti della contemporaneità: identità, desiderio e appartenenza.
Nelle opere di Chase emergono figure atipiche che si sottraggono alle rappresentazioni tradizionali del corpo. I personaggi, spesso amici, partner o membri della comunità dell’artista, sono raffigurati in momenti di intimità quotidiana. I corpi appaiono fluidi, talvolta deformati o frammentati, e sembrano fondersi con lo spazio circostante attraverso segni grafici, campiture cromatiche e stratificazioni di materiali. Sono presenze forti, personaggi unici, figure che si confrontano con una concezione tradizionale del maschile e femminile, sfuggendo alle categorie tradizionali di genere. Questa ambiguità formale produce immagini in cui la figurazione rimane riconoscibile ma sicuramente destabilizzata. In questo modo l’artista costruisce un linguaggio visivo anticonvenzionale che mette in discussione stereotipi e modelli dominanti di rappresentazione, offrendo una visione aperta e plurale delle identità queer e black contemporanee.

Il progetto espositivo si sviluppa come una sorta di abitazione ricostruita all’interno della galleria e il contesto sembra suggerire qualcosa di più intimo. Gli spazi sono organizzati in una sequenza di ambienti domestici, cucina, soggiorno, camera da letto e bagno, che trasformano il percorso della mostra in un’esperienza narrativa. In queste stanze immaginarie le opere dialogano con pareti, oggetti e dettagli architettonici volutamente imperfetti: crepe, tubature a vista o elementi che suggeriscono un luogo vissuto nel tempo. L’ambiente domestico diventa così un dispositivo attraverso cui Chase racconta il suo percorso, evoca ricordi, relazioni e frammenti di vita quotidiana. Muovendosi tra queste stanze, lo spettatore entra progressivamente in uno spazio intimo e personale, dove l’architettura stessa sembra partecipare al racconto costruito dall’artista.

“Keep thinking nobody does it like you here comes the sunset” è una mostra che oltre a mettere un focus sul tema corpo e identità queer, permette di interrogarsi su come eventi artistici di questo genere incidano concretamente sul territorio. Non si tratta soltanto di presentare un progetto espositivo, ma di contribuire alla costruzione di un discorso culturale che orienta l’immagine stessa della città. Attraverso la scelta degli artisti, dei temi e delle reti internazionali attivate, le gallerie partecipano infatti alla definizione di quali pratiche e quali sensibilità entrino a far parte del panorama culturale locale. In questo senso, l’arrivo di una ricerca come quella di Chase, radicata nelle esperienze della comunità queer nera statunitense, introduce nel contesto milanese nuove prospettive critiche e nuovi immaginari, ampliando il campo delle narrazioni rappresentate nello spazio espositivo.


