Un universo cangiante e dissidente, la nuova pittura tra nuovi e vecchi miti e magia del quotidiano

Negli ultimi anni la pittura è tornata a farsi linguaggio generazionale. Non come revival, ma come riappropriazione. A praticarla, oggi, sono soprattutto i più giovani – nati fra la fine dei Novanta e i primi Duemila – che ne hanno fatto una forma di racconto interiore, di visione fluida, di magia quotidiana. È una pittura attraversata dal corpo e dal pensiero, capace di muoversi con naturalezza fra figurazione e astrazione, confessione e artificio, intimità e sogno. Non c’è più distanza fra il reale e il fantastico, fra la stanza e il mondo: tutto è materia da trasfigurare. In questo orizzonte si colloca Un universo cangiante e dissidente, mostra che riunisce sei artisti internazionali della generazione Z — José Victor de Castro Negreiros, Austin Hayman, Daniel Lannes, Luciano Maia, Zhao Wenliang e Qi Zhang — e che restituisce l’immagine più viva di questa nuova pittura, mobile e ibrida, nutrita di visioni personali e di una sorprendente capacità di costruire mondi. Che questo accada grazie alla collaborazione fra due gallerie, Orma e Ipercubo, è un dato di fatto e dice della vitalità del sistema che le ospita, ma è soprattutto il dispositivo che permette di far convivere nello stesso racconto più provenienze, più scuole, più tempi.

Daniel Lannes Novos Mitos, Novos Traumas. Óleo sobre linho, 150x200cm, 2024

Il punto di avvio è Amelia Rosselli, e non è casuale. Poetessa fra le più radicali e singolari del Novecento italiano, figlia dell’antifascista Carlo Rosselli e della musicista inglese Marion Cave, visse un’esistenza segnata dallo sradicamento linguistico e da una costante oscillazione tra idiomi e culture diverse. Nei suoi testi più intensi – come Serie ospedaliera (1969) e il Diario in tre lingue (1955-56) – trasformò quella frattura in forma, costruendo una lingua poetica instabile, musicale, stratificata, capace di far convivere nella stessa pagina l’italiano, l’inglese e il francese, e di farne il teatro di un’armonia continuamente interrotta. È da questa visione che la mostra prende le mosse: da un modo di intendere il linguaggio – e, per analogia, la pittura – come luogo di attrito e di metamorfosi, dove la pluralità diventa principio vitale.

Un’idea che trova una risonanza naturale nel pensiero di Édouard Glissant, scrittore e filosofo martinicano che, a partire dagli anni ’80, ha elaborato il concetto di Poétique de la Relation: un sistema aperto di scambi e contaminazioni in cui le identità non si definiscono per opposizione ma per intreccio, in una rete di connessioni in continuo mutamento. Per Glissant, la “diversità” non è un ostacolo, ma la condizione stessa della relazione. È su questo terreno che la mostra si colloca: la pittura come lingua relazionale, fatta di passaggi, di risonanze, di continui slittamenti di senso e di luce.

José Victor de Castro Negreiros, Nozze d’argento, 2024, Oil and acrylic on canvas 180×140 cm

Si vede benissimo in José Victor de Castro Negreiros, brasiliano del 2000 che oggi studia a Venezia: le sue composizioni, nutrite di iconografia cristiana, di echi medievali, di esoterismi sudamericani, non sono mai citazionismi compiaciuti, bensì organismi pittorici attentamente costruiti, dove la linea è viva, gestuale, quasi ingenua, e però sotto c’è una struttura mentale rigorosa, una consapevolezza di come i simboli migrino nel tempo e cambino significato a seconda del contesto. In lui il fantastico non è fuga, è il modo più diretto per dire che l’immagine non è mai data una volta per tutte.

Austin Hayman, californiano, proveniente da quella geografia di luci sospese e interni silenziosi che è la West Coast americana, porta in mostra una pittura figurativa nitida e controllata, che nasce dall’osservazione del quotidiano e lo trasforma in uno spazio di concentrazione. Nei suoi quadri le figure sembrano trattenute in un momento di pausa, come se il tempo avesse smesso di scorrere. La luce costruisce i volumi e li avvolge in un silenzio denso, quasi meditativo. È una pittura che cerca l’essenziale, che evita ogni compiacimento psicologico e affida tutto alla misura del visibile: al modo in cui un volto, una postura o un riflesso possono restituire un pensiero, un sentimento, un’attesa. Che nella stessa stanza dialoghino una pittura magico-simbolica e una figurazione di questa sobrietà dice già molto del taglio curatoriale: la pittura d’immagine è viva proprio perché non si identifica in uno stile, ma si apre come campo di possibilità e di sguardi.

Daniel Lannes O Fio Dental é a Nossa Maior Arma, 2024 Olio su lino cm 170×130

Daniel Lannes, tra i pittori più originali emersi in Brasile negli ultimi anni, rappresenta un punto di contatto fra generazioni: la sua pittura conserva la forza narrativa e sensuale della tradizione sudamericana, ma la spinge verso un linguaggio più ambiguo, mentale, sospeso fra allegoria e desiderio. Le sue figure si muovono in un territorio intermedio, dove la storia, la letteratura e la mitologia diventano materia psichica, e il corpo è al tempo stesso icona e fantasma. C’è nei suoi dipinti un senso di teatralità interiore, un’atmosfera di sogno interrotto, in cui le pose e i gesti si caricano di un significato che non si lascia decifrare fino in fondo. Le sue immagini sembrano provenire da un immaginario collettivo in disfacimento — un luogo in cui Kafka, i nuovi miti e antichi creature mitologiche convivono con la fragilità della vita domestica. È una pittura della metamorfosi, che attraversa le contraddizioni del presente e le trasforma in visioni, dimostrando che la figurazione, oggi, può ancora essere un campo di resistenza e di invenzione

Luciano Maia, Conjuction II, 2025, acrílica sobre tela I Acrylic on canvas cm 100×90

Accanto a loro, Luciano Maia rappresenta una declinazione della pittura che guarda alla dimensione mitica e organica del mondo, dove il colore non descrive ma evoca, e ogni forma sembra nascere da una sedimentazione di storie e simboli. La sua materia pittorica è stratificata, densa, attraversata da una vitalità che si direbbe vegetale: figure che affiorano e si dissolvono, animali e apparizioni che sembrano emergere da un’antica leggenda amazzonica, ma anche da un ricordo personale. Nella sua visione non c’è distinzione netta fra umano, animale e spirituale: tutto appartiene a un medesimo respiro, a una continuità cosmica che trasforma la pittura in un atto di conoscenza. L’universo di Maia — fatto di luci opache, trasparenze, metamorfosi — restituisce la possibilità di una mitologia contemporanea, in cui la tradizione popolare e la ricerca formale si fondono in un linguaggio insieme arcaico e sensuale, capace di rinnovare la nozione stessa di pittura narrativa.

Zhao Wenliang, Continue until tomorrow cm 30×40 Oil and link on canvas 2025

Il capitolo cinese-veneziano, quello di Zhao Wenliang e Qi Zhang, è forse il più emblematico del titolo della mostra: sono artisti giovanissimi, arrivati in Italia per studiare, che hanno assorbito il lessico della pittura europea ma continuano a lavorare con un’idea orientale di paesaggio e di luce. Zhao dice di voler inserire nei suoi dipinti “un tema sottile, non evidente”, qualcosa che non è subito visibile ma che col tempo diventa parte della natura: è una definizione che potrebbe valere per tutta la rassegna, perché qui ogni opera ha una seconda soglia di lettura, un secondo ritmo. Qi Zhang, che ha già esposto a Milano e che gioca su fondi luminosi, su colori vividi attraversati da improvvise rotture, porta in primo piano proprio quella tensione tra ordine e dissonanza che sta nel cuore della poesia della Rosselli e che dà alla mostra il suo respiro: una pittura che vuole essere coerente e al tempo stesso accogliere l’imprevisto, che cerca una linea melodica ma lascia entrare le “basse corde” che suonano anche se “tu non le premi”.

Qi Zhang il paese di neve

Il risultato, nel complesso, è un racconto coerente della vitalità della pittura di immagine oggi, una pittura che ha smesso di chiedersi ossessivamente se sia legittima o superata e ha cominciato semplicemente a praticarsi nelle sue molte declinazioni – colta, pop, simbolica, intima, narrativa, astratto-figurativa – e che soprattutto ha imparato a convivere con l’astratto, a far entrare nella superficie elementi di dissolvenza, di luce pura, di costruzione cromatica.

Luciano Maia, Sena titolo, 2024, acrilico su seta

La mostra non pretende di definire tendenze né di costruire manifesti, ma osserva ciò che accade e racconta come la pittura, oggi, continui a reinventarsi attraverso differenze e risonanze. Ne emerge l’immagine di una scena nuova, fluida e dinamica, in cui ragazzi e ragazze nati fra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, spesso passati dalle nostre Accademie, sanno far dialogare i propri paesaggi d’origine con l’Europa, trasformando memorie, leggende, relazioni e pratiche quotidiane in linguaggi visivi attuali. Una generazione che non ha bisogno di dichiarazioni di principio per dimostrare la propria vitalità, ma che semplicemente la esercita: nella materia, nella luce, nei corpi che dipinge, e nella naturalezza con cui restituisce alla pittura la sua funzione più antica e più moderna — quella di continuare a pensare per immagini.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

“Hair” torna in scena: libertà, identità e pacifismo per una nuova generazione. Intervista al regista e al cast del musical cult

Oggi, come allora, esistono ancora tanti Vietnam… e tanti giovani con la voglia di liberarsi dalla schiavitù commerciale della Società. Hair, spettacolo cult fine anni ’60, è più che mai l’ideale manifesto delle nuove generazioni che cantano l’alba dell’era dell’Acquario. HAIR, the Tribal Love-Rock Musical

Artuu Newsletter

Scelti per te

Una banca, un museo, una mostra: PORTOFRANCO rilegge gli spazi attraverso 23 artisti

Una scala unisce due edifici di fronte al torrente Muson dei Sassi. Siamo alle porte della città medievale murata di Castelfranco Veneto, nella dimora settecentesca di Palazzo Soranzo Novello che, con il palazzo a fianco dall’interno modernista con gli arredi della vecchia banca in legno, granito e vetro, diventerà il futuro Museo Civico cittadino. Nell’attesa, si apre alla contemporaneità ospitando la mostra PORTOFRANCO curata da Rossella Farinotti.

Il linguaggio fotografico come ricerca sistemica: Thomas Ruff alla Galleria Lia Rumma

Thomas Ruff è un artista che porta a riconsiderare ciò che diamo per scontato della rappresentazione visiva: la sua fotografia non nasce dall’urgenza di raccontare un soggetto, ma dal desiderio di capire come un’immagine prende forma e quali sono i suoi limiti.

Seguici su Instagram ogni giorno