Turni estenuanti, caldo e salari bassi: la rivolta dei lavoratori dentro il Victoria and Albert Museum a Londra

Al Victoria and Albert Museum di Londra, uno dei più importanti musei di arte, moda e design al mondo, la creatività rischia di fermarsi davanti a una richiesta molto più elementare: avere il tempo di bere, andare in bagno e riposarsi durante il turno di lavoro.

I dipendenti del V&A East Storehouse, la nuova sede inaugurata nel 2025 nell’area di Stratford, hanno votato all’unanimità a favore dello sciopero. Alla consultazione, organizzata dal sindacato Prospect, ha partecipato quasi l’88% dei lavoratori coinvolti. Il risultato racconta un disagio ormai impossibile da ignorare: il personale addetto all’accesso alle collezioni denuncia ritmi e condizioni di lavoro definiti dal sindacato «Amazon-style», incompatibili con il ruolo culturale e pubblico dell’istituzione.

Al centro della vertenza ci sono soprattutto i collections access officers, i lavoratori incaricati di gestire “Order an Object”, il servizio che permette ai visitatori di richiedere e osservare da vicino alcuni degli oggetti conservati nei depositi. È uno degli elementi più innovativi del V&A Storehouse: una struttura concepita per trasformare il deposito museale in uno spazio accessibile, aperto e partecipativo.

Dietro questa promessa di trasparenza, però, i dipendenti descrivono giornate trascorse in piedi, movimentazione manuale degli oggetti e una programmazione tanto serrata da rendere difficili persino le pause per bere o utilizzare i servizi igienici. La richiesta avanzata al museo è apparentemente minima: due pause retribuite al giorno, già riconosciute ad altri lavoratori dell’organizzazione.

La protesta del Storehouse si inserisce in una mobilitazione più ampia che coinvolge diverse sedi londinesi del V&A. I membri di Prospect hanno votato per lo sciopero con l’83% dei consensi e un’affluenza dell’82%, chiedendo un aumento salariale minimo del 4%, compensi più alti durante le festività, una migliore offerta alimentare nelle sedi orientali del museo e l’accreditamento ufficiale come datore di lavoro conforme al London Living Wage.

Parallelamente, oltre trecento lavoratori rappresentati dal sindacato PCS sono chiamati a esprimersi su un’altra possibile azione industriale. Il voto, iniziato il 23 luglio e destinato a concludersi il 20 agosto, riguarda il personale di South Kensington, Young V&A, V&A East Museum e V&A East Storehouse. Anche in questo caso, al centro della contestazione ci sono salari, dignità professionale e sicurezza durante le ondate di calore.

Le temperature elevate registrate a Londra hanno reso ancora più evidente la fragilità delle condizioni di lavoro. Secondo i sindacati, in alcune aree del museo i dipendenti non avrebbero potuto tenere con sé bottiglie d’acqua per ragioni legate alla conservazione delle opere. Viene inoltre richiesta una politica più chiara per la chiusura degli spazi quando le temperature interne superano livelli considerati pericolosi.

La direzione del V&A respinge questa rappresentazione. Il museo sostiene che i lavoratori abbiano accesso all’acqua, ai servizi igienici e a pause regolari, ricordando di avere introdotto ulteriori misure durante i periodi di caldo intenso. Afferma inoltre di pagare direttamente i propri dipendenti almeno secondo i livelli del London Living Wage, pur non avendo ottenuto l’accreditamento formale richiesto dai sindacati. Il problema riguarda anche alcuni lavoratori esternalizzati, che secondo le organizzazioni sindacali non riceverebbero lo stesso trattamento economico.

La vicenda solleva una questione che va oltre il singolo museo. Negli ultimi anni le istituzioni culturali hanno investito molto in parole come accessibilità, inclusione, sostenibilità e partecipazione. Ma l’accessibilità non riguarda soltanto il pubblico, così come la sostenibilità non può limitarsi agli edifici o agli allestimenti. Un museo è sostenibile anche quando garantisce condizioni dignitose alle persone che rendono possibile la sua apertura quotidiana.

Il paradosso del V&A è particolarmente evidente. Un’istituzione nata per celebrare l’intelligenza progettuale, il lavoro artigianale e la capacità umana di migliorare la vita attraverso il design si trova oggi accusata di non avere progettato adeguatamente la giornata lavorativa dei propri dipendenti.

Tra milioni di oggetti, nuove architetture e grandi narrazioni sulla creatività, la protesta ricorda una verità essenziale: prima delle collezioni vengono le persone che se ne prendono cura.

Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

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