Trump è di nuovo Presidente: cosa ne pensano gli artisti / 9: Yue Minjun

Per anni, è stato lo spauracchio non solo di chiunque, in America e fuori dall’America, avesse a cuore le sorti di quella che viene spesso definita “la democrazia più antica del mondo”: non solo per le sue politiche dichiaratamente classiste, xenofobe, estremamente aggresive in tema di immigrazione (ha annunciato “deportazioni di massa” contro gli immigrati irregolari), contrarie ad ogni conquista in tema di diritti civili e sessuali (ha annunciato che metterà fine al “delirio transgender” nel suo primo giorno alla Casa Bianca, tagliando i fondi per le politiche di inclusività e di transizione per le persone transgender), ma anche per la sua spregiudicatezza, la sua arroganza, il suo linguaggio violento, il suo trasformare chiunque abbia un’opinione diversa dalla propria in un nemico da additare al pubblico ludibrio, da screditare, da schiacciare; e ancora, per le iperboliche “balle spaziali” gettate in pasto al pubblico per acchiappare voti (vedi il caso degli “immigrati che mangiano i gatti” in campagna elettorale), oltre che per lo spregio sistematico dei meccanismi di bilanciamento dei poteri e delle regole di base della democrazia rappresentativa (l’inquietante tentativo insurrezionale del il 6 gennaio 2021 con l’assalto al Campidoglio da parte dei suoi sostenitori ne è stata la prova più eclatante).

Il web ha spesso rimbalzato meme, vignette e sfottò su di lui, e molti artisti si sono schierati contro la sua rielezione, anche appoggiando apertamente la candidata democratica, poi risultata sconfitta, Kamala Harris. Oggi, però, piaccia o no, Trump sta per insediarsi per la seconda volta come Presidente eletto degli Stati Uniti. In occasione del suo insediamento, abbiamo chiesto ad artisti, americani e non solo, un parere al riguardo. Ecco le loro risposte.

Yue Minjun: “Si apre una fase nuova, la risata è la miglior risposta”

È uno degli artisti più quotati e più ricercati della nuova arte pop cinese. I quadri di Yue Min Jun rappresentano sempre e solo il medesimo soggetto, ritratto in mille situazioni differenti: lo stesso artista, ripetuto, moltiplicato, serializzato all’infinito – quasi si trattasse dell’ultimo, folle “prodotto” della società dei consumi – che si lascia andare a una folle, liberatoria, esplosiva risata. Per prendersi gioco della società del selfie e dell’auto-idolatria dei social network. Yue Min Jun ha colto infatti prima di molti altri il cambiamento profondo della nuova società globale: capendo che la società post-ideologica orientale e quella spettacolare-mercantile occidentale si stavano fondendo in un’altra super-società, che stava facendo del culto dell’ “io” e dell’individualismo narcisista la propria religione. La pratica del “selfie” era ancora di là da venire, eppure Yue Min Jun già presentiva che era nell’idolatria dell’ego, o egolatria, che poteva definirsi la nuova società trasversale, post-ideologica e post-capitalista globalizzata. Anche a lui, dunque, straordinario anticipatore del nuovo culto della celebrità in cui realtà e finzione si fondono in un’unica superrealtà dopata e iperspettacolarizzata, non potevamo non chiedere cosa pensasse della nuova elezione a presidente degli Stati Uniti di Donald Trump.

Come vedi il futuro dell’America e del mondo dopo la vittoria di Trump?

Penso che l’arrivo di Trump porrà fine al processo di globalizzazione del passato, perché il processo di globalizzazione verrà riscritto completamente.

Yue Min Jun, “On the Rostrum of Tiananmen”, 1992

Credi che ci sarà una stretta autoritaria e che la democrazia americana ne uscirà ancora più indebolita?

L’autoritarismo prenderà in prestito l’elitarismo per prevalere nel mondo.

Yue Minjun, Untitled, 1994.

Pensi che l’arte possa avere ancora un ruolo di impegno sociale o politico?

L’arte uscirà indebolita nella sua partecipazione all’attivismo politico e il mondo dell’arte probabilmente perseguirà un processo di spettacolarizzazione visiva.

Come pensi, come artista, di poter documentare, riflettere o intervenire su ciò che sta accadendo negli Usa e nel mondo?

Posso reagire positivamente a ciò che sta accadendo, attraverso l’istinto e l’intuizione.

Tu hai sempre usato l’ironia nei tuoi dipinti, il sorriso dei tuoi personaggi sembra un antidoto ai mali del mondo. Un vecchio proverbio anarchico diceva, rivolto ai potenti: una risata vi seppellirà. Pensi che ancora oggi la risata sia la risposta migliore a un mondo caratterizzato da guerre, conflitti, autoritarismo capitalista?

La risata è un ottimo modo per risolvere i problemi. Da un lato, posso affrontare i problemi, dall’altro, posso scappare. Negli ultimi due anni, ho preso in prestito Guernica di Picasso per realizzare una “risata di guerra“, che è una risposta alla situazione attuale del mondo.

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Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

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