Tra luce, materia e visioni: appunti da Bergamo Arte Fiera 2026

Entrare in una fiera d’arte significa accettare una forma di sovraccarico percettivo: le opere si susseguono, le epoche si sovrappongono, lo sguardo è chiamato a scegliere cosa trattenere e cosa lasciare andare. Bergamo Arte Fiera 2026, conclusasi domenica 18 gennaio, ha reso evidente questa dinamica, aprendo il 2026 dell’arte insieme a Italian Fine Art attraverso un tessuto fitto di proposte e incontri.

Negli oltre 16.000 metri quadrati del polo espositivo di via Lunga, la 21ª edizione di BAF e la 9ª di IFA hanno messo in dialogo più di sei secoli di storia dell’arte, dal Quattrocento alla contemporaneità. Un percorso ambizioso, dipinti, sculture, fotografia, design e alto antiquariato, e soprattutto pubblici diversi, accomunati da un medesimo desiderio di bellezza e conoscenza.

È proprio questo il fascino – e il limite – delle fiere: la possibilità di vedere moltissimo in poco tempo, ma anche il rischio di non riuscire ad abitare davvero ciò che si incontra. Eppure, alcuni lavori, alcuni artisti, riescono comunque a farsi spazio nella memoria.

Come le sculture di Francesco De Molfetta, artista milanese che allo spazio BART ha portato opere capaci di occupare non solo lo spazio fisico, ma quello mentale. Le sue forme, dense e ironiche, sembrano espandersi oltre i confini materiali, costringendo lo sguardo a interrogarsi, a prendere posizione. Non si tratta mai di una visione passiva: De Molfetta chiede al pubblico di entrare, di misurarsi con ciò che vede.

Deodato Arte

A questa richiesta di coinvolgimento attivo dello spettatore si è affiancato l’incontro allo stand di Deodato Arte con Mr. Savethewall, artista da sempre attento a una lettura ironica e disincantata della società contemporanea. Le sue opere, apparentemente leggere, utilizzano l’umorismo come strumento critico, capace di innescare una riflessione immediata ma non superficiale. Emblematica in questo senso è la serie Kiss Me, con i celebri ranocchi, immagini riconoscibili che giocano con il linguaggio della street art e con l’immaginario collettivo. Con l’artista il dialogo si è concentrato proprio sul ruolo della street art oggi e sul senso, ancora attuale o forse da ripensare, di continuare a definirla come tale all’interno di contesti istituzionali e fieristici.

Un altro incontro significativo è stato quello con Davide Coltro, artista e ricercatore da anni impegnato a ripensare i processi di creazione, diffusione e fruizione dell’arte. Le sue opere, spesso in dialogo con il digitale e con l’idea di opera come organismo in divenire, mettono in crisi la nozione tradizionale di immagine fissa, aprendo a una temporalità fluida, aggiornata, viva.

Pina Inferrera

Allo stand di Pina Inferrera, invece, la luce diventa materia poetica. La sua ricerca, che muove dall’osservazione della natura fino all’ambiente alterato dall’intervento umano, trova nella sperimentazione tecnica una cifra essenziale. A Bergamo l’artista ha presentato una nuova serie realizzata con la tecnica del Quadruslight: opere retroilluminate in cui fotografia e arte digitale si fondono, restituendo immagini attraversate da una forza vitale inedita, quasi pulsante.

Elemento distintivo di questa edizione è stata la collaborazione con il Politecnico delle Arti di Bergamo e l’Accademia Carrara. Il progetto performativo Il Negozio di Niente, curato da Marcella Vanzo, ha aperto uno spazio di riflessione sul desiderio, sulla relazione con il pubblico e sulla dimensione immateriale dell’esperienza artistica.

Omar Hassan

Tra gli incontri più intensi, quello con Omar Hassan, artista che porta nel proprio lavoro una biografia segnata dalla trasformazione. Nato a Milano nel 1987, ex pugile professionista costretto a interrompere la carriera sportiva a causa del diabete, Hassan ha trasferito la disciplina e la forza del ring nella pratica artistica, dando vita a una personale forma di action painting. I suoi pugni diventano gesto pittorico, le tele un campo di resistenza e affermazione.

A Bergamo ha presentato un’opera della serie Breaking Through Black, parte di un progetto più ampio di 121 lavori a fondo nero. Accanto a questi, le opere della serie Lights, realizzate con spray, in cui l’artista si confronta apertamente con il tema della luce: una luce dipinta, costruita, che inganna l’occhio e invita a credere in una tensione positiva. «Credo che oggi sia importante portare fuori la propria luce, non le proprie ombre», racconta Hassan. Una dichiarazione che suona come un manifesto, non solo artistico ma esistenziale.

Uscendo dalla fiera, resta la sensazione di aver attraversato un organismo complesso, fatto di stratificazioni, contraddizioni, entusiasmi. Non tutto può essere assimilato, non tutto resta. Ma alcune immagini, alcune parole, continuano a lavorare dentro di noi. Ed è forse proprio questo il senso più profondo di una fiera d’arte: non l’accumulo, ma ciò che, silenziosamente, sceglie di restare.

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Paola Martino
Paola Martino
Giornalista, appassionata di lingua araba e di arte, vive a Milano. Per focusmediterranee.com e ultimabozza.it scrive per la sezione Culture, soffermandosi su artisti, mostre, eventi e progetti culturali che non hanno confini. Per lei, infatti, la cultura è un mezzo per migliorare il dialogo e la conoscenza reciproca, anche tra le due sponde: Sud Europa e Nord Africa. Si è diplomata in lingua e cultura araba all’Ismeo di Milano e ha lavorato come giornalista radiofonica.

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