Tra luce e abissi: Oceanic Humanity, l’installazione di Avvassena che riconnette uomo e oceano

C’è una piazza, a Milano, che in questi giorni sembra respirare di un respiro antico, liquido, primordiale. È Piazza XXIV Maggio, trasformata in uno snodo di immagini, suoni e riflessioni grazie alla quarta edizione della One Ocean Week, l’evento blu che dal 20 al 25 maggio anima la città con incontri, conferenze e installazioni dedicate al mare e al suo fragile equilibrio.

Tra le opere più incisive di questa edizione, Oceanic Humanity di Avvassena si costruisce attorno a luce e trasparenza, trasformando lo spazio in una superficie sensibile dove affiorano tracce di un legame ancestrale con l’ambiente marino. Non è decorazione, né allegoria: è materia che riflette, vibra e restituisce l’immagine di una presenza biologica che ci precede.

Tre cubi luminosi, sospesi tra tecnologia e poesia, si accendono di immagini in movimento. Radiografie umane e microfotografie di plancton — due universi solo in apparenza distanti — si fondono in forme ibride, delicate, intricate, che vibrano nella notte milanese. Avvassena li ha scelti come simboli di una fragilità condivisa, come testimonianza di una trama comune che unisce il corpo umano e le creature marine, entrambi immersi nello stesso grande respiro planetario.

Avvassena Installation view ph Andrea Sciannimanico | photographer

A rendere possibile questa fusione tra immagine e luce è stata la collaborazione con Quadruslight, la prima galleria specializzata in opere retroilluminate, che non solo espone ma si configura come una vera fucina creativa per artisti interessati a sperimentare con la luce come linguaggio espressivo. È grazie a questo dialogo che Oceanic Humanity ha potuto prendere forma in una veste luminosa site-specific, trasformando la materia dell’opera in esperienza immersiva.

L’opera, creata appositamente per One Ocean Foundation in occasione della Ocean Week, non si limita a celebrare la bellezza degli abissi. È un invito a riconoscere la nostra interdipendenza biologica e strutturale con il mare, in un tempo in cui l’Antropocene mette a rischio non solo le barriere coralline, ma la sopravvivenza stessa di ogni forma di vita.

Perché, se è vero che solo il 5% degli oceani è stato esplorato, mentre si stima che l’80% delle specie viventi popoli le sue profondità, il mare resta il grande mistero della Terra. E proprio su questo margine di ignoto si muove l’arte di Avvassena: sulle connessioni invisibili, sulle somiglianze microscopiche, sui respiri sincronizzati tra corpi e correnti.

Avvassena Installation view ph Andrea Sciannimanico | photographer

Oceanic Humanity si inserisce così nel cuore della manifestazione: l’Ocean Sphere, un hub immersivo che, tra Piazza XXIV Maggio e Piazza Darsena, accoglie conferenze scientifiche, laboratori per bambini, workshop e proiezioni dedicate al mare. È qui che scienza e arte, cultura e attivismo ambientale si incontrano, ricordandoci che il futuro del Pianeta passa inevitabilmente dalla cura dei suoi oceani.

In un tempo che tende a dimenticare la sua origine acquatica, installazioni come quella di Avvassena — nate da collaborazioni visionarie come quella con Quadruslight — ridanno voce a quel mondo sommerso che ancora ci abita, dentro e fuori. E forse, proprio in mezzo a quelle forme di luce che si muovono come plancton notturno, possiamo riscoprire la necessità di proteggere ciò che ci rende, nel profondo, parte di una stessa, fragile umanità oceanica.

Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

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Paola Martino
Paola Martino
Giornalista, appassionata di lingua araba e di arte, vive a Milano. Per focusmediterranee.com e il giornale off scrive per la sezione Culture, soffermandosi su artisti, mostre, eventi e progetti culturali che non hanno confini. Per lei, infatti, la cultura è un mezzo per migliorare il dialogo e la conoscenza reciproca, anche tra le due sponde: Sud Europa e Nord Africa. Si è diplomata in lingua e cultura araba all’Ismeo di Milano e ha lavorato come giornalista radiofonica e per diverse testate.

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