Toscana, terra di acque termali. Il legame di questa regione d’Italia con la balneoterapia è ampiamente testimoniato dalla presenza di bagni termali famosi in tutta la penisola, da Saturnia a Montecatini, ma alla luce dell’ennesima scoperta archeologica che ha interessato la regione si può davvero sostenere che le acque termali siano un elemento costitutivo della storia di questo territorio.
Dopo lo straordinario lavoro ancora in corso al Bagno Grande di San Casciano, che ha messo il piccolo Comune senese al centro della geografia archeologica mondiale, una nuova interessantissima scoperta ha per protagonista il culto delle acque terapeutiche. Nella Maremma toscana, nell’area delle Terme di Sorano, in provincia di Grosseto, nel corso di uno scavo archeologico autorizzato dal Ministero della Cultura e tuttora in corso, gli archeologi hanno messo in luce, all’interno di una vasta cavità scavata in un ripiano di travertino, estesa per circa 320 metri quadrati e profonda fino a 3,60 metri dal piano di campagna, una struttura in pietra interpretata come vasca di abluzione, databile addirittura al Neolitico.
Ne abbiamo parlato con il Dott. Jacopo Francesco Tulipano, Funzionario Archeologo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo, la cui competenza si estende proprio sul territorio del comune di Sorano.

Photo © Terme di Sorano
Dott. Tulipano, può raccontarci il contesto di scavo?
La scoperta è avvenuta al di sopra del cosiddetto “Bagno dei Frati”, una vasca termale risalente al XV secolo, utilizzata in passato dai religiosi della pieve di Santa Maria dell’Aquila. Nell’ambito della prima campagna di scavo, avviata nel luglio 2024, è stato individuato un ingresso a imbuto con tre gradini ricavati direttamente nella roccia. Il successivo saggio stratigrafico, effettuato all’interno della cavità, e approfondito fino a circa 2,50 metri, ha consentito di mettere in luce una struttura ellissoidale di 2,60 x 2,20 metri, costruita con blocchi di travertino e tufo disposti su più livelli, con riempimento interno di piccole pietre, e massicciate perimetrali esterne. Ciò che ha consentito di collegare questa vasca all’uso delle acque termali è l’individuazione, durante le fasi di scavo, di una falda di acqua termale, mai documentata in precedenza in quell’area.
A diretto contatto con le pietre della struttura abbiamo avuto la fortuna di rinvenire frammenti di carbone, sui quali sono state effettuate le analisi al radiocarbonio (C14). Le analisi hanno circoscritto la datazione dell’uso (e della plausibile realizzazione) della vasca a un periodo compreso tra il 4495 e il 4335 a.C., datazione coerente con quella dei manufatti litici e frammenti ceramici rinvenuti, e che situano il contesto in piena età neolitica. Una parte consistente della cavità deve ancora essere indagata, ma i dati raccolti finora consentono già di riconoscere l’eccezionale valore scientifico del sito, che documenta una delle più antiche attestazioni note di frequentazione umana del sito, un utilizzo delle acque termali con finalità salutari e, verosimilmente, anche cultuali sin dall’epoca preistorica, dando un notevole contributo alla conoscenza del Neolitico in Italia, e in particolare in relazione al rapporto tra comunità umane e sorgenti termali.

Photo © Terme di Sorano
Dunque si diceva piena età neolitica, un periodo che è spesso poco noto e quindi male interpretato nell’immaginario comune. Riuscirebbe a darci un quadro delle comunità che frequentavano la vasca?
La distanza cronologica e lo stato delle ricerche ci impongono una grande cautela, ma allo stato attuale sembrerebbe possibile affermare che quanto emerso finora dagli scavi condotti sotto la direzione del Dott. Giuntoli sia ricollegabile ad attività comunitarie intorno a una struttura collegata all’acqua termale. Durante gli scavi sono infatti emerse due polle d’acqua termale che lambivano una piccola piattaforma realizzata in blocchi litici di varia forma e dimensione, formando un piccolo bacino termale alimentato anche artificialmente come testimoniato da alcune strutture legate alla conduzione dell’acqua. Il proseguo delle ricerche potrà darci ulteriori risposte, ma è suggestivo pensare che la comunità dell’area si riunisse in questo luogo per beneficiare, attraverso gesti e ritualità che andranno poi decodificati, delle caratteristiche salutari dell’acqua.
Acqua per uso terapeutico e cultuale: il pensiero non può non andare ad un’altra grande notizia archeologica di questi anni, quella del Bagno Grande di San Casciano con le sue ormai arcinote statue in bronzo. Geograficamente non siamo troppo distanti da Sorano, cronologicamente decisamente sì, dunque immagino ci siano aspetti in comune, ma anche differenze…
Ovviamente si tratta di contesti molto differenti, anche per quanto concerne la tipologia di acqua termale, che in questo caso si differenzia dalla maggior parte delle acque termali del territorio toscano per la mancanza di idrogeno solfato (che dà il tipico odore di zolfo) e per la ricchezza di sali minerali, caratteristiche determinate dalla presenza unica di una collina di travertino in quest’area, dominata dal tufo. Senza voler fare paragoni con una delle più importanti scoperte archeologiche degli ultimi anni, si può dire che l’attestazione di attività intorno a un bacino termale fino all’Età del Bronzo dimostra l’importanza di questi luoghi e apre a nuovi interrogativi a cui speriamo le prossime campagne di scavo possano dare risposte.

Photo © Terme di Sorano
Sa dirci quali saranno i prossimi sviluppi dello scavo?
Le ricerche, all’interno della concessione biennale ministeriale, proseguiranno con nuovi interventi di scavo mirati a indagare alcune delle aree periferiche dello scavo, al fine di cercare di meglio comprendere le attività e la tipologia della frequentazione in quest’area e proseguiranno nell’area centrale. Inoltre, grazie alla collaborazione scientifica dell’Università di Firenze, l’équipe di scavo ha richiesto analisi approfondite su alcuni reperti e resti osteologici, che ci aiuteranno a gettare luce su un periodo molto lontano dal nostro presente, ma che ci può dire tanto sul passato e sulla vita di queste prime comunità nella Valle del Fiora.



È una scoperta unica per importanza.