Dal 18 ottobre 2025, Torino ospita un’esperienza unica e disturbante: il Serial Killer Museum, allestito negli spazi della Galleria Tirrena di via Arcivescovado 9. Un percorso immersivo tra podcast, statue di cera e installazioni interattive, pensato per raccontare la storia del male attraverso il linguaggio dell’arte e della narrazione. Un museo che, più che scioccare, vuole far riflettere.
Gli ambienti, ricostruiti con la cura di veri professionisti degli effetti speciali, offrono un’esperienza cinematica, tra luci soffuse e suoni immersivi, mentre una guida audio accompagna i visitatori con un racconto in stile true crime. La mostra si struttura come un podcast vivente, che conduce dentro dieci dei casi più noti della storia criminale mondiale.
Tra le figure rappresentate, Ed Gein, il “macellaio di Plainfield” che ispirò il personaggio di Hannibal Lecter; John Wayne Gacy, il “killer pagliaccio” di Chicago; Jeffrey Dahmer, il “mostro di Milwaukee”; Charles Manson, leader della setta che terrorizzò la California negli anni Sessanta; e Aileen Wuornos, la serial killer che ha ispirato film e documentari sulla violenza di genere. Non mancano presenze europee e italiane: Leonarda Cianciulli, la “saponificatrice di Correggio”, e la leggendaria Erzsébet Báthory, la “contessa sanguinaria” ungherese del XVI secolo.
Il percorso non si limita alla cronaca nera. La prima sala è un tributo al professor Cesare Lombroso, padre della criminologia moderna e figura legata alla storia torinese. Attraverso calchi, documenti e strumenti d’epoca, si raccontano le origini dello studio scientifico del comportamento criminale e il passaggio dal sensazionalismo alla ricerca. Un modo per restituire dignità storica e culturale a un ambito troppo spesso confinato nell’immaginario popolare.
Non è un caso che questa iniziativa nasca a Torino, città da sempre associata all’occulto, al mistero e alla doppia anima tra razionalità e magia. Il Serial Killer Museum si inserisce nel più ampio fenomeno della cultura true crime, che oggi spopola tra podcast, serie e documentari. Tuttavia, l’obiettivo non è glorificare il crimine, ma interrogarci su cosa ci affascini tanto del male. Perché ci attraggono le storie dei killer? Qual è il confine tra empatia e morbosità?
La mostra propone una risposta implicita: l’attrazione verso l’oscurità è anche una forma di conoscenza. L’uomo, fin dalle origini, ha raccontato l’orrore per esorcizzarlo. Così, tra statue iperrealistiche e narrazioni sonore, il Serial Killer Museum diventa uno specchio della contemporaneità: un luogo dove paura, curiosità e consapevolezza si intrecciano, trasformando il voyeurismo morboso in una riflessione collettiva sulla natura umana.




