This Is The End torna, e lo fa in una veste radicalmente diversa da quella con cui aveva debuttato. La mostra collettiva organizzata da AND Ente del Terzo Settore — già passata per la Villa Reale di Monza, la Villa Bagatti Valsecchi di Varedo e il MO.CA di Brescia — approda ora alla Casa della Memoria di Milano, in Via Federico Confalonieri 14, con un allestimento pensato appositamente per questi spazi e con un cambio di prospettiva che ne altera sostanzialmente il senso. Se nelle edizioni precedenti il titolo risuonava come un grido d’allarme, una ricognizione impietosa delle crisi che affliggono il presente — guerre, pandemie, migrazioni, emergenza climatica, intelligenza artificiale, sovrappopolazione, speculazione edilizia — qui la medesima costellazione tematica viene riletta attraverso la lente della resistenza umana. L’apocalisse resta sullo sfondo, ma al centro della scena si installa qualcosa di più tenace: la capacità di non cedere.
Otto artisti, otto sguardi su altrettante faglie del contemporaneo. Elisa Cella lavora sulla memoria biologica del corpo collettivo, portando in mostra una serie di patogeni che diventano occasione per riflettere su come la ricerca scientifica e la coesione sociale abbiano storicamente permesso all’umanità di sopravvivere alle epidemie. Mahnaz Ekhtiary porta la voce delle donne iraniane, la loro fierezza ostinata di fronte alla dittatura e al fondamentalismo religioso, in un momento in cui quella lotta è tutt’altro che conclusa. Nicola Evangelisti affronta il tema della guerra e del commercio delle armi con una postura pacifista dichiarata, in un mondo che accelera verso il riarmo globale. Loredana Galante indaga la resistenza del femminile agli abusi del maschile, senza limiti geografici né storici.
Nadia Galbiati concentra la propria ricerca sulla speculazione finanziaria legata all’edilizia e al consumo di suolo, questioni che intrecciano abitabilità urbana e riscaldamento globale in un nodo sempre più stretto. Roberto Ghezzi guarda agli ambienti acquatici e alla loro capacità di adattarsi — o resistere — agli eventi estremi e all’invadenza delle attività umane. Andrea Meregalli affronta il tema dell’intelligenza artificiale da una prospettiva inattesa: non la denuncia della sua pervasività, ma la dimostrazione pratica di come la sua stessa pratica artistica riesca a sottrarsi all’omologazione sfruttando i limiti tecnici dello strumento. Matteo Suffritti, infine, esplora il rapporto tra inquinamento, fonti energetiche e capacità della natura di resistere alle contaminazioni antropiche.
Il luogo scelto non è neutro. La Casa della Memoria è uno spazio milanese dedicato alla conservazione e trasmissione delle memorie delle associazioni che hanno segnato la storia civile e politica della città: ospitare qui una mostra che parla di resistenza — termine che in quegli archivi risuona con tutto il peso della storia italiana del Novecento — aggiunge uno strato di significato che il solo allestimento non avrebbe potuto generare. La scelta di AND di adattare il progetto a questo contesto specifico, anziché replicarlo meccanicamente, rivela una consapevolezza curatoriale che va oltre la semplice itineranza espositiva.


