The Digital Art Mile torna a Basilea: tra Paintbox, IA e arte autonoma

Per il secondo anno consecutivo torna a Basilea The Digital Art Mile, la fiera d’arte che colonizza diverse sedi storiche di Rebgasse con un progetto curatoriale, una selezione di gallerie e un programma di conferenze esclusivamente dedicate all’arte digitale. Il format, ideato con successo nel 2024 da Georg Bak e Roger Haas di ArtMeta, ha l’intento di creare un ponte tra due mondi: quello dell’arte tradizionale e quello dell’arte digitale.

Progetto di punta di questa edizione, la mostra Paintboxed, che rende omaggio all’eredità pionieristica del Quantel Paintbox, un leggendario dispositivo per la computer graphics dedicata alla composizione di immagini, video e grafiche digitali, messa in commercio nel 1981 dal produttore britannico Quantel.

Paintboxed racconta la storia di questo straordinario strumento di arte digitale che ha rivoluzionato il graphic design e la cultura visuale degli anni Ottanta in quanto ha permesso agli artisti di creare opere d’arte digitale senza una conoscenza specifica nella programmazione computerizzata. Ampiamente utilizzato snelle trasmissioni televisive e nelle produzioni di MTV, Paintbox diventa centrale per la produzione dei poster cinematografici di film come Alien 3, Dracula e Forrest Gump, così come nella ideazione della leggendaria copertina dell’album Nevermind dei Nirvana.

A causa del suo alto costo, solo pochi artisti avevano accesso al Paintbox, ma divenne uno strumento impiegato da alcune icone del mondo dell’arte come David Hockney, Richard Hamilton e Keith Haring, insieme ai primi pionieri come Adrian Wilson (il cui sistema Paintbox è in mostra e può essere utilizzato dai visitatori per creare nuove opere), Kim Mannes-Abbott, Léa Lubin e Kiki Picasso. Nel corso degli anni, Adrian Wilson ha meticolosamente conservato l’eredità artistica del Paintbox nel suo archivio privato, che ora ospita le uniche riproduzioni conosciute delle prime opere digitali di David Hockney create con questo sistema.

In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sta ridefinendo le possibilità creative, è interessante ricordare che il Quantel Paintbox un tempo aveva la stessa funzione di potenziamento dell’espressione visiva degli artisti. 

The Digital Art Mile continua al 4° piano di un magazzino industriale in Rebgasse con una esposizione selezionata di una decina di gallerie e piattaforme curatoriali impegnate a promuovere arte digitale, NFT crypto art e Intelligenza artificiale. 

All’ingresso il visitatore è accolto da un muro espositivo che commemora il centenario dell’artista Waldemar Cordeiro nato a Roma nel 1925 ed emigrato in Brasile a 21 anni. Nei tardi anni Sessanta diventa una figura di riferimento nel campo della computer-base art in America Latina e nel 1971 (due anni prima di morire prematuramente) organizza Arteônica, la prima mostra internazionale di computer art in Brasile, che introduce i media elettronici nel dibattito artistico di allora.

Il collettivo artistico indipendente AUTOMATA traccia l’evoluzione dell’ “autonomus art” dalle sue origini meccaniche ai sistemi di intelligenza artificiale contemporanei e ai protocolli blockchain. Attraverso robot viventi, plotter interattivi e i primi artefatti GAN, il progetto sfida le nozioni tradizionali di autorialità e intende legittimare i “sistemi autonomi” di produzione come entità artistiche a pieno titolo.

In mostra il Plantoid 15 di Primavera De Filippi (artista e giurista presso l’Università di Harvard), scultura fisica e contemporaneamente forma di vita simbiotica e smaterializzata nella Blockchain, che utilizza gli smart contract per interagire con i visitatori che la alimentano con criptovalute. In cambio, produce opere d’arte NFT generate dall’IA e accumula fondi per commissionare nuovi duplicati di se stessa. 

Assieme al Plantoid è allestita Human Study #1, un’installazione performativa e partecipativa di Patrick Tresset dove uomini e robot diventano attori. Collocati in forma circolare, come se si trattasse di un corso di disegno dal vero, gli agenti robotici assumono il ruolo di artisti che disegnano il loro soggetto umano in una sorta di pièce teatrale. I robot di Tresset sono già presenti in importanti collezioni pubbliche come il Victoria & Albert Museum (Londra), la Fondazione Guerlain (Parigi), il MCAM (Shanghai).

La Sigg Art Foundation partecipare ad ArtMeta con una esposizione di opere che mettono in primo piano alcune voci di spicco nelle pratiche digitali e contemporanee. 

Tra queste quella di Sougwen Chung, artista e ricercatrice sino-canadese, considerata una pioniera nel campo della collaborazione uomo-macchina, che mette in relazione il segno fatto a mano e il segno fatto dalla macchina. A Basel è presente la videoinstallazione Body Machine (Meridians) – Desert Biome, dove forme viventi biomorfe sembrano scolpirsi nell’aria, in una concezione che vede le macchine come estensioni dei sistemi viventi. 

Nato in Spagna nel 1993, Harto (Arturo Fernández Rodríguez) fonde l’arte urbana e l’innovazione digitale nelle sue pratiche artistiche e progettuali. Il suo progetto Singularity si genera da una ruota infinita tridimensionale che esplora concetti come l’infinito, la singolarità tecnologica e il ruolo della blockchain nel futuro dell’arte.

Ma oltre alle proposte di artisti contemporanei emergenti The Art Digital Mile offre anche un approfondimento sulle pratiche artistiche di maestri storici della Computer Art. Galerie Charlot propone una interessante selezione di disegni generati al computer e stampati con plotter a partire dal 1969 di Manfred Mohr, pioniere dell’arte digitale. 

Rcmgalerie, galleria riconosciuta per la sua collezione di arte digitale storica (anni ’60-’80), espone una selezione di opere che comprende nomi come Vera Molnar, J-P Hébert, Desmond Paul Henry.

The Art Digital Mile a Basilea non è soltanto una fiera, ma una vera e propria intersezione dell’immaginario digitale tra passato presente e futuro. Tra le suggestioni cromatiche di Paintboxed e la pluralità di linguaggi delle opere in mostra nelle gallerie, l’evento conferma quanto l’arte digitale non sia più una nicchia sperimentale, ma un territorio sempre più fertile di visioni e possibilità. Un’esperienza che accende lo sguardo sul presente e invita a interrogare il futuro con occhi nuovi.

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Chiara Canali
Chiara Canali
Critica d’arte, giornalista e curatrice indipendente. Dottore di ricerca (PhD) in “Scienze Umane” presso l’Università degli Studi di Perugia, è autrice del libro “Tecno-socialità. Partecipazione e interattività nell’arte contemporanea” (edito da Postmediabooks nel 2020). Dall’inizio della sua attività professionale ad oggi ha ricoperto incarichi di direzione e coordinamento, maturando una notevole esperienza nella ideazione e curatela di mostre e manifestazioni a carattere pubblico e istituzionale, collaborando con Musei, Comuni, Fondazioni, enti e istituzioni pubbliche, Festival ed enti privati. È tra i curatori-tutor del Premio Artivisive San Fedele, promosso dalla Fondazione Culturale San Fedele, ed è membro del Comitato scientifico di Var Digital Art Award, premio dedicato all’arte digitale. È Direttore Artistico e curatore del festival PARMA 360 Festival della creatività contemporanea, evento diffuso dedicato alle arti visive promosso dal Comune di Parma. È membro del Comitato Scientifico del Centro di Ricerca PRISMA dell’Università degli Studi eCampus. Insegna Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università degli Studi eCampus e l’Accademia del Lusso di Milano.

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