Tentare di dare ordine all’informe: le nuvole di Beyond the Clouds in mostra a Piacenza

Se davvero tutto il folle amore lo soffia il cielo (cit. Modugno, Pasolini e Benvegnù), le nuvole possono essere considerate il go-between del celebre film di Joseph Losey. Ma oltre a ipotizzarne un ruolo di messaggere d’amore, nei fatti le nuvole si presentano come un’entità particolarmente eclettica: l’inconsistenza logica di Aristofane, la transitorietà esistenziale, il fluire del tempo e la fugacità delle cose, la rappresentazione di una possibile presenza divina. Tutto questo è tracciato, attraverso un percorso con opere di una ventina di artisti, in un progetto che include anche teatro e musica, organizzato presso il Centro d’arte contemporanea, cinema, teatro e musica XNL Piacenza, visibile fino al prossimo 5 luglio e intitolato Oltre le nuvole. Beyond the Clouds. Curata da Chiara Gatti, Paola Pedrazzini e Gianmarco Romiti e con la partecipazione del collettivo Storyville, la mostra è nei fatti un percorso che immerge il fruitore in un ambiente impregnato di arte, letteratura, musica, e cinema e dimensionato su elementi di arte (nel senso lato del termine) sia contemporanea che classica. La mostra ha dunque una forte anima didattica, posto che le nuvole effettivamente appartengono alla quotidianità, al mistero e all’immaginario di ognuno di noi.

Close-up of a pink ice cube with droplets resting on a reflective surface against a black background.
Martin Romeo. Anthropic Cloud, 2022  vetro di Murano, legno cm. 140x62x26  Courtesy l’artista e Galleria Enrico Astuni, Bologna Ph. Manuel Montesano

Nell’avvicinarsi alle opere, il visitatore è atteso da un’accoglienza multisensoriale che intreccia aspetti visivi e sonori. Per i primi, i curatori hanno attrezzato dei grandi paraventi semitrasparenti su cui, in alcuni casi, sono ricamati versi e citazioni aventi per oggetto, naturalmente, le nuvole. Da Valerio Magrelli a Fabrizio De André, da Luigi Pirandello a William Shakespeare per arrivare a Jean Racine e Fernando Pessoa, le parole esposte si contaminano in un’atmosfera che, dal punto di vista sonoro, ci immerge ne Le Nuvole di Aristofane (narrazione sonora curata da XNL Teatro) e altre coinvolgenti interpretazioni teatrali aventi per soggetto questo familiarissimo elemento della nostra esistenza. Le citazioni e le recitazioni sono elementi portanti di questa mostra, insieme all’installazione sonora e luminosa creata da XNL Musica con l’artista iraniano di origine S. Ali Hosseini: “From Here to…?” scandisce con i suoni la visita immergendo il fruitore in una dimensione sonora che è anche narrativa. 

Back view of a topless person with large black feathered wings painted on their back, arms stretched wide against a blue sky with clouds.
Laetitia Ky. Free, 2023 Fotografia, c-print mounting on diasec plexiglass satin cm. 80×120 Courtesy LIS10 Gallery Copyright Laetitia Ky

Suddividendo il racconto della mostra in due macroaree, corrispondenti ai due piani di esposizione, l’installazione sonora e lucente di Hosseini accompagna la fruizione del pianterreno che presenta opere (in ordine alfabetico) di Leandro Erlich, Laura Grisi, Mirco Marchelli, Marie-Luce Nadal, Mauro Pace, Denis Santachiara, il progetto Cirrus e Storyville. Le teche di vetro extra chiaro (2021-23) di Leandro Erlich contengono piccole nuvole di inchiostro di ceramica che illudono chi osserva: la tridimensionalità raggiunta da questi piccoli capolavori dona alle installazioni un aspetto leggero, che alimenta la nostra percezione e la nostra attenzione su queste nuvole imprigionate. Spiral Light e Sunset Light (installazione del 1967) e Wind Speed 40 Knots (video del 1968) sono le due opere in mostra di Laura Grisi, artista notevole per concettualità e padronanza di differenti media artistici.

La ricerca minimalista di Grisi si radica grazie all’acciaio su cui sono collocate due colonne luminose di neon, che creano un’atmosfera sia lattiginosa che calda e soffusa prossima al tramonto. Moglie del documentarista Folco Quilici, Laura Grisi viaggia in molte località ventose del mondo con uno strumento di registrazione del vento. Il video riesce a trasmetterci quanto plastico possa essere il vento, cui l’artista riesce a dare forma nelle sue performance sperimentali sia urbane che in spazi aperti. Una scultura a parete baroccheggiante e con elementi classici è l’opera in mostra di Mirco Marchelli: Fra le nuvole è il risultato di una prassi costante dell’artista originario dell’Appennino alessandrino, ovvero quella di ridare vita a oggetti d’uso quotidiano rielaborandoli artisticamente e rafforzandone il senso del passato.  

Vintage light-blue car with a huge white boulder strapped to its roof, set against a coastal landscape and blue sky.
Gabriele Picco. Nuvola, 2023 Fotografia, Lambda print cm. 100×130 Courtesy l’artista

Anche il cervello di nuvola è protagonista di una installazione di Marie-Luce Nadal. Eolorium – Vie d’ailleurs è l’opera di un’artista che fa ricerca transdisciplinare unita al sogno di portare a terra una nuvola della quale ci fa percepire la presenza di una essenza. Di quest’anno e site specific è l’installazione luminosa di Mauro Pace. Senza titolo 23 è una nuvola tangibile che oscilla tra percezione e competenze scientifiche e cinetiche. Il celebre designer Denis Santachiara è presente con una installazione del 2026, intitolata Cirrus, in cui la sua padronanza tecnologica ci permette di passeggiare in un paesaggio sovrastato da cinque nuvole (in realtà grandi lampade) oscillanti come le vere nuvole atmosferiche. Cirrus è anche il nome di un progetto statunitense dei primi anni del secondo dopoguerra che intendeva modificare forma e direzione degli uragani.

La tecnica era quella di inseminare l’uragano con ghiaccio secco ed effettivamente il tornado cambiò direzione investendo però la città di Savannah. La prevedibile rabbia collettiva spinse i detentori del progetto a cancellarlo e spinse il proprio ideatore, lo scienziato Vincent Schaefer, a dedicarsi al progetto di creazione della neve artificiale. L’ultima opera in mostra al pianterreno è un coinvolgente video del collettivo Storyville: Beyond è un mosaico di scene cinematografiche in cui sono presenti le nuvole, soggetto determinante in opere come Il cielo sopra Berlino (l’habitat degli angeli), Thelma & Louise (la libertà dei cieli sconfinati negli USA), The Truman Show (l’illusione di conquistare la libertà all’orizzonte), Miracolo a Milano (il volo dei poveri e degli emarginati) e Che cosa sono le nuvole? (la straziante e meravigliosa bellezza delle nuvole viste da una discarica).  

White-walled gallery with a gray metal pedestal and a dense fog cloud filling the lower space around it.
Jeppe Hein. Smoking Bench, 2002_Courtesy the artist, KÖNIG GALERIE, Berlin and 303 GALLERY, New York Ph. Ole Hein Pedersen exhibited at ARoS, 2009

Le recitazioni teatrali ispirate da Le Nuvole di Aristofane accompagnano la fruizione del primo piano, che mostra opere (in ordine alfabetico) di Olivo Barbieri, Jeppe Hein, Dominique Klessing, Laetitia Ky, Piero Manzoni, David Medalla, Filippo Minelli, Gabriele Picco, Marco Ricci, Martin Romeo, Mario Schifano, Fausta Squatriti, Alfred Stieglitz e Storyville, alcune delle quali, a loro volta, collegate a ulteriori testi celebri e famose parole comprendenti il tema della mostra. Alps Geographies and People è, a parere di chi scrive, tra i pezzi più pregiati in mostra. Questa fotografia del 2019 di Olivo Barbieri rappresenta il punto di vista di chi la montagna la vive scalandola, ne percorre le cime, è raffigurato in scala correttamente, è reale eppure sembra immaginifico: il rapporto tra infinito e micro esalta la straordinaria tecnica di questo fotografo. L’aspetto a metà tra il ludico e l’interattivo viene svolto dalla Smoking Bench di Jeppe Hein, una sorta di cubo del 2002 che sprigiona un vapore nuvoloso, sempre differente perché la posizione di ogni singolo corpo che ci si siede sopra modifica il flusso etereo uscente. Site specific è invece High Plain, installazione di Dominic Kiessling che, grazie a un telo lenzuolo, simula i movimenti di una nuvola con il supporto di ventilatori direzionati. Notevole, ed esplicita sin dal titolo, è la fotografia Free di Laetitia Ky (2023). Al centro di questo gesto di libertà ci sono i capelli della fotografa, vero e proprio elemento artistico, sculture aeree che scuotono e invitano alla riflessione sui temi cari all’artista ivoriana, come la discriminazione, il razzismo, la decolonizzazione.

Piero Manzoni. Achrome, 1961-62,  fibra di vetro, 61,5 × 46 cm Fondazione Piero Manzoni, Milano ph. Agostino Osio © Fondazione Piero Manzoni, Milano

Qualche decennio prima di Erlich, Piero Manzoni ingabbiava una nuvola di fibra di vetro. Achrome, 1961-62, è la rappresentazione senza colore di ciò che la nuvola è: impalpabilità, cromia inafferrabile, fatta di “una luce pura ed assoluta” capace di afferrare l’eternità, come affermò il grande artista lombardo. L’azione contraria, ovvero liberare sostanze che richiamano la nuvola, la fa la bubble machine del 2027 di David Medalla: Cloud Canyons è un’installazione in plexiglass autocreativa che genera bollicine riproducendo un vago effetto da luna park. Un trittico fotografico di Filippo Minelli (Shape B/E, Shape US B/S, Shape E/R) ha per soggetto improvvise esplosioni colorate e decontestualizzate: apparentemente casuali, le nuvole di fumo che si sprigionano dalle esplosioni sono, in realtà, strutturate con un forte lavoro di costruzione dell’artista bresciano. Gabriele Picco è l’artista copertina di questa mostra, con una gigantografia fotografica della celebre fiat 500 permanentemente parcheggiata nel Parco delle Madonie con una nuvola sul portabagagli. Ben più spiazzante e di segno opposto rispetto al sentimento rassicurante dell’automobile è l’altra opera in mostra: In memoria di una nuvola svanita, del 2023, è una coinvolgente tomba con lapide di una nuvola passata a miglior vita.  Di tre secoli fa, primo ventennio del ‘700, è un quadro di Marco Ricci, Paesaggio con cascata, una veduta fortemente caratterizzata da un cielo molto nuvoloso, che ci dimostra come l’evoluzione del paesaggio nuvoloso sia stato un soggetto che interessava il mondo dell’arte.

Abstract blue-and-white painting with a rounded rectangular boundary, featuring dark indigo at the bottom and lighter blues and whites toward the center and top, with faint handwritten text along the bottom-right edge.
Mario Schifano. Cielo anemico, 1964  tempera, grafite, trielina su tela, cm 114×61 Coll. Meneguzzo Milano

Anthropic Cloud di Martin Romeo è una scultura che racchiude una ricerca molto profonda: in questo progetto tematico, all’artista interessa indagare la tecnologia e il suo rapporto con l’uomo e la natura, e la sua creatività sfocia in media molto differenti (che spaziano dalla scultura al video, anch’esso presente in mostra). Semplicemente magnifico è il Cielo anemico di Mario Schifano. Tempera del 1964, raffigura un cielo dinamico, vibrante e astratto, scuro e molto materico, che trasmette un forte senso di sospensione poetica. Ben solidi sono i cubi di acciaio di Fausta Squatriti, Cubo con nuvola gialla e Cubo con nuvola blu: straordinariamente poliedrica, quello della concettualità geometrica è solo uno dei lati del vasto prisma artistico e creativo perseguito dall’artista milanese recentemente scomparsa.

Fotografie in bianco e nero raffiguranti cieli impregnati di cumuli di nuvole le ha scattate Alfred Stieglitz nel primo dopoguerra: Equivalent è il titolo di questa serie fotografica che riprende il contenuto di un saggio del 1923 il cui titolo completo è “Equivalenti. Canti del cielo. Come sono arrivato a fotografare le nuvole”, in cui, a partire dal semplice gesto di inclinare la macchina fotografica verso il cielo, con scatti a intervalli regolari, angolature diverse e differenti situazioni climatiche, il fotografo americano crea alcune rivoluzionarie metafore visive del proprio stato d’animo. La conclusione di questa promenade tra le nuvole è dovuta al collettivo Storyville, presente con un altro video che costituisce una vera e propria mappatura delle nuvole: Atlas of Clouds, infatti, è una sorta di viaggio all’interno degli scienziati pionieri che si sono interessati al mondo delle nuvole, accomunati tutti, oltre che dalla missione scientifica, dal desiderio di dare ordine all’informe.

Abstract blue textured background with pale cloud shapes in the paint
Storyville. Atlas  Frame Credits Storyville

All’inizio di questo percorso, abbiamo scritto che la mostra non è solo una mostra ma anche un percorso sonoro (già citato) e rappresentazioni teatrali. Sono tre, infatti, le storie contemporanee da palcoscenico che accompagnano la mostra. Si è partiti dal cunto intimo e collettivo che parla soprattutto di mafie di Davide Enia (Autoritratto), il percorso è proseguito poi con Mario Perrotta e il suo travolgente racconto della personalità di Domenico Modugno (Nel blu avere tra le braccia tanta felicità) e si terminerà con César Brie e il suo potente racconto ambientato in Unione Sovietica sul rapporto tra potere e arte (Re Lear a Mosca).

CYFEST 17 poster announcing the International Media Art Festival: Natura Naturans—Human Beings, Nature, Landscape; May 8–Aug 31 at CREA Cantieri del Contemporaneo, Venice.

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Giovanni Crotti
Giovanni Crotti
Sono Giovanni Crotti, classe 1968, e mi sento in dovere di ringraziare la scrittura perché sospinge la mia vita. Coltivo dentro di me moltitudini che mi portano a indagare, conoscere, approfondire ogni espressività culturale e creativa, per poi scriverne cercando sempre di essere chiaro e documentato nei contenuti.

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