Fondata nel 2004 da Marianna Esposito nel quartiere Tebaldi di Milano, Teatring è una realtà che fa del teatro un luogo di ricerca, contaminazione e incontro con il pubblico. Compagnia teatrale e, al tempo stesso, scuola di recitazione, si distingue per un approccio che guarda all’essenzialità della scena e alla commistione tra le diverse arti performative, senza perdere di vista il fine ultimo di ogni forma espressiva: comunicare, arrivare a chi guarda e creare una relazione autentica con il pubblico. Quest’anno è una delle location scelte per il Fringe Festival Milano OFF.
Alla base del percorso formativo della scuola di Teatring, che propone corsi triennali e laboratori più brevi, c’è il metodo Strasberg, che invita l’attore a esplorare la propria memoria emotiva e le esperienze personali per costruire interpretazioni credibili e profonde. Vivere la parte, insomma, non solo recitarla, il che si accorda perfettamente con l’anima di questa realtà, che considera il teatro uno spazio di sperimentazione e consapevolezza.

Considerate la visione e l’obiettivo di Teatring, non sorprende che quest’anno la sua sede in via Privata Portoferraio 4 sia stata scelta come uno dei luoghi del Fringe Festival Milano OFF, una manifestazione dedicata al teatro “off”, ovvero spazio di libertà creativa, sperimentazione e incontro tra linguaggi.
Dall’1 all’11 ottobre nella sede di Teatring andranno in scena “Solo gli sfigati lavorano la domenica”, “Café Western”, “E poi ci siamo sedute a guardare il mare” e “We keep everything”, offrendo al pubblico l’occasione di conoscere da vicino una realtà che da oltre vent’anni coltiva un’idea di teatro aperta ai linguaggi contemporanei e alle possibilità dell’incontro artistico e umano.
Ne abbiamo parlato con Marianna Esposito, fondatrice e direttrice artistica di Teatring, e Claudia Avilio, attrice della compagnia e insegnante di teatro nella scuola.
Marianna tu hai fondato Teatring nel 2004 in una zona che era di transizione tra la periferia e il centro e che adesso sta subendo un processo di forte riqualificazione urbana, con l’apertura di Fondazione Prada e, più di recente, con le strutture del Villaggio Olimpico.
Marianna Esposito: “Sono felice di dire che come zona mantiene molto la sua anima popolare! Sicuramente il quartiere è stato ristrutturato, è diventato più multi-etnico, ma è popolato da famiglie e non ci sono contrasti tra le diverse tradizioni. A gennaio, tra l’altro, ci trasferiremo a 100 metri da dove siamo adesso, in una sede molto più grande, che diventerà un teatro e uno spazio di ritrovo per il quartiere.”
Congratulazioni per questo progetto, che è molto significativo in un periodo in cui l’iperconnettività ci rende sempre raggiungibili, eppure siamo sempre più soli.
ME: “La comunicazione, lo scambio di idee, è fondamentale per la società e credo che debbano essere le realtà culturali del territorio a proporlo. In questo periodo stiamo, infatti, scambiando un po’ di idee con Z.I.A. – Zona Indipendente Artistica, che sarà molto vicina a noi e con cui vorremmo avviare una collaborazione per aprire i luoghi del teatro al quartiere.”
Sarà sicuramente una collaborazione che porterà soddisfazioni a entrambi!
Com’è cambiato il tuo ruolo di Direttrice Artistica in questi 22 anni dalla fondazione di Teatring?
ME “A livello creativo e a livello di collaborazione con gli altri membri della compagnia non ci sono stati grossi cambiamenti, perché Teatring ha la fortuna di avere uno zoccolo duro di collaboratrici – perché di fatto siamo tutte donne nel consiglio direttivo – con un’etica comune, che ricerchiamo anche nelle nuove leve, come Claudia (Avilio, NdA). Ecco, forse quello che ho imparato come direttrice artistica in questi anni è circondarmi di attrici, attori, collaboratori e artisti che come prima cosa mettano l’etica e non la fame di successo. A me non interessa fare l’attrice perché così la gente mi vede e dice che sono brava, mi interessa che il teatro sia uno strumento attraverso cui parlare delle cose che ci premono, veicolare contenuti, spingere alla riflessione e allo scambio di pensiero.”
Claudia ti ritrovi in questo tipo di visione? Come ti sei trovata all’interno del gruppo?
Claudia Avilio: “Mi ritrovo totalmente in questo modo di vedere il teatro! Teatring è stata la migliore scoperta della mia vita fin da quando ero studentessa nella scuola, e sono sempre stata curiosa di scoprire come la compagnia funzionasse nel dietro le quinte. Quando Marianna mi ha chiesto se avrei avuto piacere di entrare a far parte del collettivo, sono stata entusiasta. Il supporto e il rapporto umano è fondamentale per me, anche nel lavoro, e sono stata molto fortunata a incontrare Marianna e la realtà di Teatring e a poter condividere con i ragazzi più giovani, con gli studenti, la mia esperienza.”

Siete anche scuola di teatro, oltre che compagnia. Quanto è importante la formazione dei nuovi attori per Teatring?
ME: “Essere attore e insegnare agli altri a fare gli attori sono due mestieri differenti, e si può farli bene entrambi, oppure no. Io ho sempre ammirato i miei mentori, quando studiavo, e ho sempre voluto essere come loro, mi commuovo ancora adesso nel ricordarli! In Teatring l’insegnamento non è un surrogato della carriera attoriale, un modo per sbarcare il lunario quando non hai abbastanza date, insomma, ma il desiderio di donare la propria esperienza alla nuova generazione. Soprattutto, non è possibile insegnare qualcosa che non si pratica in prima persona, quindi, per me, l’insegnamento e la recitazione si nutrono l’una con l’altra. “
Questa idea di comunicazione di idee ed esperienze vi collega allo spirito Fringe Festival Milano OFF, di cui quest’anno siete location di quattro spettacoli, uno anche vostro.
ME: “Noi abbiamo iniziato come compagnia al Fringe nella prima edizione del Fringe Milano OFF, nel 2016 e quest’anno abbiamo deciso di offrire la nostra sede anche ad altre compagnie. In questo momento sta provando una compagnia che si chiama Il Milione e che debutterà domani con ‘Café Western’, poi ci sarà una compagnia che viene da Trento (I Teatri Soffiati, NdA) con uno spettacolo che si chiama ‘Solo gli sfigati lavorano la domenica’. Dopo una settimana il programma cambia, con ‘We Keep Everything’, recitato in inglese con sottotitoli, che è una storia molto toccante sull’emigrazione, e il nostro spettacolo, che si chiama ‘E poi ci siamo sedute a guardare il mare” e che parla di quello che faremmo se potessimo decidere non solo cosa fare nel nostro ultimo giorno di vita, ma anche come andarcene.”
Un tema molto contemporaneo, e non solo in Italia, dove stiamo discutendo sulla Legge sul Fine Vita da decenni!
Cosa vi riserva la stagione dopo il Fringe?
ME “A metà ottobre portiamo nel carcere di Opera uno spettacolo intitolato ‘Al posto suo’, che ha vinto un bando del Comune di Milano contro la violenza di genere e si domanda come vivrebbero gli uomini in una società tanto matriarcale quanto la nostra è patriarcale. In scena ci sono quattro uomini che si scontrano con le molestie al lavoro, le differenze di genere e le discriminazioni che purtroppo molte donne vivono quotidianamente.
A seguire, portiamo in tournée due monologhi ‘Creaturamia’ e ‘ImpostorA’ fino a gennaio… poi si vedrà, perché anche la scuola di teatro richiama la nostra attenzione.”
Un primo quadrimestre di stagione denso di impegni e di nuove sfide, di cui il Fringe Festival Milano OFF è solo l’inizio. Ad maiora!
Crediti fotografici © Teatring ©Fringe Festival Milano OFF



