Synthetic Horizons. Parma 360 e l’arte nell’epoca della AI

Fino a pochissimo tempo fa, l’intelligenza artificiale nell’arte contemporanea appariva soprattutto come una sperimentazione laterale: un territorio ancora fluido, spesso guardato con curiosità, quasi sempre come qualcosa di transitorio. Poi, nel giro di appena due o tre anni, tutto ha accelerato in modo impressionante. L’AI è uscita dagli ambiti specialistici ed è diventata una presenza quotidiana, pervasiva, capace di modificare radicalmente il modo in cui immagini, testi, suoni e immaginari vengono prodotti, diffusi e consumati. È dentro questa trasformazione rapidissima che una mostra come SYNTHETIC HORIZONS. Nuove geografie dell’intelligenza artificiale, presentata alla Casa del Suono nell’ambito della decima edizione di PARMA 360 Festival della creatività contemporanea, assume un significato particolare. E non potrebbe esserci luogo più adatto: uno spazio nato per riflettere sull’evoluzione delle tecnologie della riproduzione sonora e sui modi in cui gli esseri umani costruiscono esperienza attraverso i dispositivi tecnici. SYNTHETIC HORIZONS si caratterizza non solo come una mostra dedicata ai linguaggi dell’intelligenza artificiale, ma come un vero progetto-pilota da cui nasce anche la nuova call internazionale AI Horizons. Art Beyond Algorithms, rivolta ad artisti e studenti under 35 che lavorano con AI, linguaggi digitali e tecnologie emergenti. Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti dell’intera operazione: Parma 360 non si limita a registrare un fenomeno già esistente, ma prova a costruire concretamente una piattaforma per le prossime generazioni artistiche che nasceranno dentro questi territori.

VANDALO Ruins Dark Tales 3

La call – realizzata in collaborazione con Parma European Youth Capital 2027 – selezionerà venti finalisti per una mostra collettiva prevista nel 2027 e individua già alcune delle questioni centrali destinate a segnare il rapporto tra arte e intelligenza artificiale nei prossimi anni: il patrimonio culturale reinterpretato attraverso i nuovi strumenti digitali, il tema della cura e delle relazioni nell’epoca tecnologica, ma anche la sostenibilità e l’ecologia dei dati, cioè il costo invisibile delle infrastrutture digitali e dell’AI stessa. Un’impostazione che mostra chiaramente come il nodo non sia più semplicemente “fare immagini con l’intelligenza artificiale”, ma comprendere come queste tecnologie stiano ridefinendo il concetto stesso di immaginazione contemporanea. E non è casuale che a curare tutto questo sia Chiara Canali. Da anni infatti Chiara Canali è probabilmente una delle figure critiche italiane più attente al rapporto tra arte contemporanea, mondi digitali, linguaggi immersivi e intelligenza artificiale. In un sistema artistico italiano che spesso ha osservato queste trasformazioni con lentezza o prudenza, il suo lavoro curatoriale ha avuto il merito di seguire molto presto gli sviluppi delle nuove tecnologie applicate all’arte, individuando artisti, pratiche e sensibilità che oggi stanno diventando centrali. In questo senso, il lavoro curatoriale di Chiara Canali sta diventando uno dei principali osservatori italiani sulle trasformazioni dell’immaginario artistico nell’epoca dell’intelligenza artificiale. In preparazione al percorso della città verso Parma Capitale Europea dei Giovani 2027, il progetto prevede anche un programma pubblico di workshop e talk gratuiti a IL PUNTO – Hub creativo, in Piazza Garibaldi a Parma, condotti dagli artisti della mostra SYNTHETIC HORIZONS e dedicati alla creatività mediata dall’intelligenza artificiale. Dopo l’incontro del 16 maggio con HARIEL su AI Generated Cinema, sono in programma il 23 maggio, alle 17, Dataset driven art, laboratorio condotto da Vandalo Ruins sull’uso creativo di codice generativo e AI come nuova tela viva per raccontare storie, e il 30 maggio, sempre alle 17, AI Storytelling Lab, laboratorio teorico-pratico condotto da Manuel Macadamia sulla generazione di narrazioni transmediali assistite dall’intelligenza artificiale.

THE PØRNØGRAPHƏR

SYNTHETIC HORIZONS nasce proprio da questa consapevolezza: l’intelligenza artificiale non è più soltanto uno strumento, ma una nuova condizione culturale e percettiva dentro cui una generazione di artisti si sta formando. La mostra riunisce sei artisti under 35 molto diversi tra loro, ma accomunati dal fatto di usare l’AI non come puro esercizio tecnico o estetizzante, bensì come elemento strutturale del proprio immaginario. Il collettivo HARIEL — formato da Pietro Lafiandra, Flavio Pizzorno e Andrea Rossini — presenta THE PØRNØGRAPHƏR, uno dei lavori più radicali dell’intera esposizione. Non un semplice “film fatto con l’AI”, ma una riflessione sul fatto che il cinema stesso stia entrando in una nuova fase storica, in cui il rapporto tra immagine e realtà viene progressivamente sostituito dal rapporto tra immagine e codice. Il loro lavoro nasce anche da una riflessione teorica precisa, espressa nel Manifesto umanista per un cinema in intelligenza artificiale pubblicato nel 2025. Qui il cinema generativo non viene trattato come scorciatoia produttiva, ma come terreno di conflitto culturale, linguistico e filosofico.

Andrea Crespi

Più legato alla dimensione identitaria è invece il lavoro di Andrea Crespi, artista che da anni riflette sul rapporto tra illusione ottica, trasformazione sociale e rivoluzione digitale. In The Artist, Crespi costruisce una sorta di autoritratto fluido e continuamente instabile, in cui livelli differenti di mediazione — digitale, analogica, virtuale e algoritmica — si sovrappongono fino a rendere impossibile distinguere del tutto tra presenza reale e simulazione. L’opera sembra interrogarsi su cosa significhi oggi avere un’identità visiva in un’epoca in cui ogni volto può essere generato, alterato, moltiplicato e re-immaginato artificialmente. C’è invece una dimensione più malinconica e quasi spettrale nella ricerca di Ex.Favilla. Cresciuta letteralmente dentro il mondo delle frequenze radiofoniche, Ex.Favilla lavora sul rapporto tra memoria, assenza e trasmissione invisibile dei dati. Le figure del ricordo affronta il tema della reminiscenza nell’epoca della memoria algoritmica: non più il ricordo umano come archivio personale e fragile, ma una memoria sintetica, distribuita, continuamente ricostruita dalle macchine. Le sue opere sembrano muoversi in quella zona sottile in cui la tecnologia smette di apparire fredda e diventa invece qualcosa di profondamente emotivo, quasi infestato da fantasmi digitali.

MACADAMIA Courtesy of the artist

Molto diverso il lavoro di Manuel Macadamia, che con Sunset AI World costruisce un vero e proprio universo narrativo espanso. Qui l’intelligenza artificiale non serve tanto a produrre immagini, quanto a ridefinire la struttura stessa del racconto contemporaneo. I vari episodi del progetto – disseminati in tempi differenti, tra 2030 e 2121 – danno vita a una mitologia post-digitale in cui il tempo perde linearità e diventa flusso sincronico e collettivo. L’AI entra così nel cuore della narrazione, modificando il concetto stesso di storytelling e avvicinandolo sempre più a sistemi aperti, mutanti, transmediali.

SVCCY_I tre cavalieri – Cavaliere 1

Svccy lavora invece su un immaginario più scultoreo e simbolico. Le sue figure umane, spesso simili a statue senza volto, riflettono da tempo sulla perdita di identità nell’epoca mediale. In Il cavaliere questa ricerca incontra l’intelligenza artificiale attraverso un sistema interattivo che permette ai visitatori di generare immagini in tempo reale, quasi evocandole direttamente dall’opera. Ne emerge una sorta di elegia algoritmica dell’umano: un mondo in cui la macchina continua a produrre figure, simulacri e apparizioni, mentre l’identità reale sembra progressivamente dissolversi.

Vandalo Ruins, Tutti i Re in Ascolto

Tra i lavori concettualmente interessanti c’è anche quello di Vandalo Ruins. Tutti i Re in Ascolto prende spunto da Italo Calvino e trasforma la lettura del testo in un’esperienza collettiva e algoritmica. Le voci dei visitatori vengono registrate, spezzate, archiviate e riorganizzate in una composizione polifonica che cresce nel tempo, trasformando il pubblico stesso in parte attiva dell’opera. È un lavoro che affronta in modo molto lucido il tema dell’autorialità distribuita e della memoria condivisa nell’epoca delle reti e dei dataset.

Il punto centrale è che quasi nessuno di questi artisti utilizza l’AI come semplice dimostrazione tecnologica. L’intelligenza artificiale appare piuttosto come nuova atmosfera culturale, nuovo ecosistema percettivo, nuova materia instabile dell’immagine contemporanea. Del resto, la stessa Chiara Canali parla esplicitamente della necessità di “riflettere sul nostro rapporto con le immagini e la percezione in un presente saturo di stimoli visivi”, sottolineando il ruolo sempre più centrale dei media digitali, delle tecnologie immersive e dei nuovi processi di costruzione dell’immagine contemporanea. E probabilmente è proprio questo l’aspetto più interessante di SYNTHETIC HORIZONS: il fatto di affrontare l’intelligenza artificiale non come semplice novità tecnologica, ma come mutazione profonda del linguaggio visivo contemporaneo. Una mutazione che non riguarda soltanto gli strumenti dell’arte, ma il modo stesso in cui immaginazione, memoria e realtà stanno iniziando a essere percepite e costruite. Perché l’intelligenza artificiale non sta semplicemente producendo nuove immagini: sta ridefinendo il modo stesso in cui le immagini vengono pensate.

Poster for 'No Curves' solo show with a Mona Lisa portrait wearing neon yellow virtual-reality style goggles, set in a vivid geometric collage; includes dates and venue details (free admission).
CYFEST 17 poster announcing the International Media Art Festival: Natura Naturans—Human Beings, Nature, Landscape; May 8–Aug 31 at CREA Cantieri del Contemporaneo, Venice.

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Alfonso Umali
Alfonso Umali
Alfonso Umali (Milano 2001). Studente all’Accademia di Belle Arti di Brera, ha partecipato a numerosi progetti artistici, con performance, manifestazioni di arte pubblica, laboratori e live painting. Ha incentrato la sua attività soprattutto su temi sociali e ambientali. Ha collaborato come assistente di galleria presso Galleria Vik Milano e con diversi artisti come social manager. Ha collaborato come giornalista free lance, trattando di arte e musica, su “Arte In magazine” e altre riviste di settore.

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