In un’epoca segnata dalla crisi strisciante del settore culturale, tra gallerie costrette a tirare giù le serrande e spazi di confronto indipendente che si assottigliano, l’inaugurazione di un nuovo progetto culturale è sempre un’ottima notizia. Lo è ancora di più quando accade in un quartiere popolare del Mezzogiorno, dove la cultura non è un mero esercizio estetico, ma un presidio di resistenza, riscatto e coesione sociale. È in questo contesto che si inserisce Spazio/Circo, la mostra fotografica presentata presso Magazzini Fotografici a Napoli.
Curata da Simona Filippini con la collaborazione di Carmen Pilotto, l’esposizione rappresenta la restituzione pubblica di un ampio progetto corale, realizzato dalla Fondazione Beta in sinergia con l’Associazione Pianoterra e lo Studio Kene, il laboratorio permanente fondato dal fotografo ivoriano Mohamed Keita — nato nel 2017 a Bamako, in Mali, e approdato nel 2022 nel quartiere Esquilino a Roma. L’esposizione è frutto di una residenza d’artista di dieci giorni a Napoli che ha coinvolto cinque giovani autori dello Studio: Fausto Angel Alvarez Peralta (Repubblica Dominicana, 2005), April Jael Avila (Honduras, 1998), Aurelio Bonifazi (Italia, 1998), Valentina Catino (Italia, 1987) e Gurpreet Singh (India, 1993).

A fare da musa e teatro a questa indagine visiva è una Napoli lontana da ogni cliché, capace di schivare la trappola della cartolina turistica per calarsi nella viva complessità del suo tessuto urbano. Il titolo stesso racchiude la doppia anima del progetto: se lo Spazio (che richiama la traduzione del termine mandinga Kene) rappresenta il luogo fisico e sociale dell’incontro, il Circo evoca la dimensione ludica, dinamica e in continua trasformazione della città, vicina allo sguardo spontaneo dei bambini di cui si occupa l’Associazione Pianoterra. “Spazio / Circo nasce dalla volontà di intendere la fotografia non come un semplice atto contemplativo, ma come un linguaggio relazionale e uno strumento di indagine culturale“, ci raccontano Simona Filippini e Carmen Pilotto, curatrici della mostra, “La macchina fotografica non è servita a osservare dall’esterno, ma a creare un dialogo profondo con la città di Napoli e con chi la abita. Grazie al sostegno di Strategia Fotografia 2025 e alla sinergia tra Fondazione BETA, Associazione Pianoterra e i fotografi dello Studio KENE, abbiamo sviluppato un modello di ricerca partecipativa. Attraversando Napoli dal centro storico alle periferie, i partecipanti non si sono limitati a registrare i contrasti o la pressione turistica del territorio, ma hanno costruito un racconto collettivo“.

La residenza artistica si è rivelata un vero e proprio cantiere di osservazione critica articolato in più momenti: dall’esplorazione urbana con Mohamed Keita, allo studio del volto umano attraverso il ritratto ambientato guidato da Daniele Molajoli, fino al lavoro di editing curato da Christian Rizzo. L’obiettivo era dare ai ragazzi uno strumento per esprimersi e leggere le trasformazioni di una città complessa. Il titolo evoca proprio la natura dinamica e trasformativa del progetto: attraverso il contatto diretto con gli abitanti, gli autori sono riusciti a mettere in luce il tessuto di relazioni che anima la città. “La mostra a Magazzini Fotografici e il catalogo rappresentano la sintesi di questo percorso, in cui lo scatto diventa strumento di inclusione, coesione sociale e memoria condivisa“, concludono le curatrici. La mostra rappresenta il primo tassello di un mosaico più ampio che avrà il suo momento più significativo nell’apertura, appena annunciata da Fondazione Beta, di Lo Spazio, un nuovo centro educativo e culturale nel cuore di Spaccanapoli, quartiere popolare nel cuore di Napoli nel 2027. Realizzato insieme all’Associazione Pianoterra e a Studio Kene, il centro unirà servizi di sostegno alla genitorialità e contrasto alla povertà educativa ad attività culturali aperte al quartiere. Un presidio permanente per ritrovare, attraverso l’arte e la comunità, la dimensione umana di una città in continuo movimento.



