Skibidi Toilet e AI Slop: cosa succede quando l’algoritmo educa i bambini

“Brodaglia”, “pastone”, “cibo scadente”. Sono alcuni dei significati attribuibili all’espressione inglese “slop”. Applicata ai contenuti generati dall’intelligenza artificiale, la parola acquista un significato dalle conseguenze impreviste: contenuti prodotti in serie, senza cura, senza intenzione estetica né un autore riconoscibile. AI slop è il flusso ininterrotto di immagini, video e testi che le piattaforme digitali distribuiscono a costo quasi zero, riempiendo gli schermi con la stessa logica con cui un ipermercato riempie i suoi scaffali: velocità, consumo rapido, efficacia. Il problema nasce quando il pubblico al quale questi contenuti si rivolgono non sono gli adulti, più o meno attrezzati a filtrare. Al contrario, una quota significativa e crescente di queste “pietanze”  è progettata per bambini e adolescenti, travalicando i confini della curiosità culturale per entrare nel campo dei temi legati a sviluppo cognitivo, sicurezza e responsabilità collettiva.

Tanti contenuti come in un fast food

YouTube, TikTok e le piattaforme di streaming per bambini sono ecosistemi governati dall’engagement: più un video trattiene l’attenzione di un utente, più viene raccomandato. I content creator hanno imparato rapidamente che i bambini piccoli, specialmente tra i due e i sei anni, reagiscono in modo quasi riflesso a certi stimoli: colori saturi, personaggi animati familiari, suoni acuti e ripetitivi, ritmi accelerati di montaggio.

L’intelligenza artificiale generativa ha abbattuto il costo di produzione di questi stimoli a cifre prossime allo zero. Con strumenti come Sora, Runway, o anche semplici pipeline di sintesi vocale abbinate a immagini generate, chiunque può produrre centinaia di video al giorno. Vengono così alla luce contenuti che non hanno nemmeno bisogno di essere “buoni”: basta solo che esistano e che siano sufficientemente strani o familiari, in modo da catturare per qualche secondo l’attenzione dei più piccini.

Come psicologa – spiega ad Artuu Miriam Fattoruso, psicoterapeuta sistemico relazionale – guardo con molta attenzione, e una certa dose di preoccupazione costruttiva, alla velocità con cui l’intelligenza artificiale sta saturando l’ambiente digitale dei più piccoli. Il cervello di un bambino è caratterizzato da un’estrema plasticità. I contenuti brevi e ripetitivi generati massivamente dall’AI agiscono come ‘fast food cognitivo’. La brevità estrema impedisce la costruzione di un pensiero narrativo complesso, abituando la mente a saltare da un input all’altro senza elaborazione. Infine, essendo contenuti generati per massimizzare il tempo di visione, non richiedono alcuno sforzo interpretativo, rendendo il bambino un fruitore passivo invece di un esploratore attivo”.

Molti di questi video sfruttano senza licenza l’immagine di personaggi dei cartoni animati, da Peppa Pig ai Paw Patrol, calandoli in contesti surreali o violenti, con voci sintetiche che mimano in modo impreciso quelle originali. Altri chiedono invece all’Ai di costruire personaggi ex novo, esteticamente simili ai cartoni tradizionali ma privi di qualsiasi coerenza narrativa: sequenze di situazioni caotiche, trasformazioni corporee, colori che lampeggiano, tutto assemblato senza sceneggiatura nell’ottica di incentivare la pura stimolazione. “L’uso di personaggi familiari, deformati o inseriti in contesti bizzarri e confusi – ,  continua Fattoruso – crea una dissonanza cognitiva. Per un bambino, un personaggio noto è una figura di riferimento. Vederlo agire in modi incoerenti o inquietanti può generare ansia e confusione sottile. L’eccesso di stimoli impedisce al cervello di ‘archiviare’ correttamente le informazioni, lasciando il bambino in uno stato di stordimento che ostacola l’apprendimento naturale”. 

Brainrot e i suoi figli

Tra i fenomeni recentemente saliti alla ribalta, il cosiddetto “brainrot” è stato sicuramente tra i più discussi e difficili da inquadrare. Il “marciume cerebrale” ha spopolato su YouTube dando vita a un vero e proprio catalogo di personaggi surreali. In particolare, “Skibidi Toilet”, una serie di cortometraggi animati, nata sul canale “DaFuqBoom” nel 2023, in cui teste umane emergono da water giganti e combattono contro uomini – macchina dotati di telecamere al posto della testa. In pochi mesi, il franchise ha generato miliardi di visualizzazioni e un merchandising globale: album di figurine, pupazzi, gadget e giocattoli dei vari personaggi della serie.

Brainrot  è, in un certo senso, un caso esemplare: non è esattamente AI slop, perché molti episodi dei cortometraggi sono prodotti con cura quasi artigianale nella CGI e nella costruzione dei personaggi, ma ha contribuito a normalizzare un’estetica del nonsense accelerato che i sistemi generativi hanno poi imitato e moltiplicato su scala industriale. 

Dal punto di vista dello sviluppo cognitivo, contenuti brevi, ripetitivi e generati con AI in modo massivo possono avere conseguenze su bambini e adolescenti. I primi anni di vita sono il periodo in cui il cervello costruisce le sue architetture fondamentali: l’attenzione sostenuta, la capacità di tollerare la frustrazione, il riconoscimento delle emozioni, il linguaggio. Questi processi richiedono tempo e lentezza.

I contenuti di AI slop operano in direzione esattamente opposta: sono progettati per massimizzare la novità al secondo, per prevenire l’abitudine, per mantenere il cervello in una sorta di “allarme” che viene scambiato per attenzione ma che è più vicino a una forma di sovraccarico. Diversi studi, tra cui una ricerca pubblicata su JAMA Pediatrics nel 2019 da Jenny Radesky e colleghi, hanno documentato la correlazione tra esposizione precoce a media con editing rapido e difficoltà nel mantenimento dell’attenzione in età scolare. I dati sul periodo successivo all’esplosione dei contenuti generativi sono ancora in raccolta, ma le premesse teoriche sembrano suggerire un quadro in evoluzione perché destinato a confrontarsi con una produzione non stop di contenuti di questo tipo. Esiste un rischio che questi contenuti interferiscano con lo sviluppo dell’immaginazione e della creatività nei bambini? “Sì, il rischio è concreto – prosegue Fattouso -. L’immaginazione nasce dal vuoto e dalla noia; è la capacità della mente di riempire uno spazio bianco. Se l’AI fornisce immagini già iper-dettagliate e assurde, la mente non ha più bisogno di sforzarsi per creare mondi propri”. 

E il futuro?

Le piattaforme non sembrano indifferenti al problema, ma una soluzione efficace per prevenire problemi legati a sviluppo, attenzione e sicurezza dei più piccoli è ancora lontana. È vero che YouTube ha introdotto nel 2019 le restrizioni legate al COPPA (Children’s Online Privacy Protection Act) per i contenuti etichettati come destinati ai minori, limitando la raccolta di dati e la personalizzazione degli annunci.

Nella pratica, però, questo ha prodotto una sorta di incentivazione controversa: molti creatori hanno semplicemente smesso di etichettare i propri video come destinati ai bambini, anche quando lo erano palesemente, per mantenere la monetizzazione piena. Il controllo algoritmico non è abbastanza granulare da intercettare questa pratica su larga scala. In Europa, il Digital Services Act ha introdotto obblighi più stringenti per le piattaforme generaliste come YouTube e TikTok, richiedendo valutazioni di rischio sistemico che includano la tutela dei minori. Il ritmo di produzione dei contenuti generativi supera però di molti ordini di grandezza la capacità di moderazione, umana o algoritmica che sia. Per ogni video rimosso, dieci nuovi contenuti sono già pronti a prendere il posto del precedente. “La prevenzione non è il divieto assoluto, ma la mediazione. Guardare questi contenuti insieme ai bambini, commentandoli e ‘smontandoli’ criticamente, può trasformare un rischio in un momento di apprendimento”, conclude Fattoruso. 

Newsletter

Follow us

Scelti per te

Wild by Design: all’ADI Design Museum la pittura di Marco Grasso trasforma la natura in modello progettuale

All’ADI Design Museum, spazio dedicato alla cultura del progetto e alla collezione storica del Compasso d’Oro, Wild by Design introduce un cortocircuito interessante: portare la pittura - e in particolare la wildlife art - dentro un contesto puramente di design. Non come elemento decorativo, ma come dispositivo teorico.

“Anime in scatola” di Maddalena Rossetti

Negli spazi sconsacrati della Chiesa di San Vittore e Quaranta Martiri a Milano, la mostra Anime in scatola presenta un corpus di opere di Maddalena Rossetti, accompagnato dal testo critico di Vera Agosti.

“Cantarella” di Nuria Mora all’Ambrosiana

Durante la Milano Art Week, alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Cantarella di Nuria Mora trasforma la Sala del Foro Romano in un ambiente che intreccia memoria, leggenda e riflessione sul femminile, tra rispetto del luogo e rilettura critica del mito.
Valentina Monarco
Valentina Monarco
Nata a Napoli, laureata in scienze politiche, giornalista professionista dal 2009. Ha iniziato come ufficio stampa e addetto alla comunicazione per enti e istituzioni del territorio, collaborando con diverse testate nazionali e locali. Oggi è impegnata nella valorizzazione e nella promozione di iniziative che uniscono storia, territorio e sperimentazione, e collabora con diverse realtà, locali e nazionali, come giornalista freelance, esplorando nuovi racconti e progetti culturali.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui