Skía. Fausto Bianchi all’Atelier Crespi

Skía di Fausto Bianchi, allestita all’Atelier Crespi fino al 7 gennaio 2026, introduce un registro intimo, stratificato, volutamente perturbante. Lo storico atelier di Brera, attivo dal 1880 e tutt’altro che uno spazio neutro, diventa parte integrante del racconto visivo. Le opere non si limitano a occupare le pareti: convivono con cavalletti, barattoli di colore, tele e strumenti di lavoro, come presenze silenziose che osservano e vengono osservate.

Fausto Bianchi, illustratore editoriale e pittore, costruisce un immaginario riconoscibile e coerente, che affonda le radici nella grafica mitteleuropea di primo Novecento ma si misura con una sensibilità pienamente contemporanea. I rimandi alla Secessione viennese e alla raffinata tensione ornamentale di Ver Sacrum non sono citazioni nostalgiche: diventano piuttosto una grammatica rielaborata, piegata a un’indagine sul corpo e sull’erotismo inteso come forza primordiale dell’immagine.

Il cuore della mostra è costituito dalle tavole su legno, realizzate con una tecnica che rende il segno protagonista assoluto. Bianchi incide la superficie cerata con una punta metallica, trattenendo il colore nel solco e trasformando il gesto in memoria visibile. Il risultato è una pittura che sembra incisione, dove la materia non è mai decorativa ma carica di tensione. I colori, densi e trattenuti, delimitano spazi sospesi, quasi metafisici, in cui il tempo sembra rallentare fino a dissolversi.

Attorno a queste opere si organizza un repertorio iconografico inquieto: teste mozzate, frammenti anatomici, figure androgine, creature alate, archetipi che rimandano a un immaginario antico e insieme psicologico. Non c’è narrazione, né volontà di spiegazione. Le immagini non raccontano storie, evocano stati mentali. La conoscenza della storia dell’arte e della grafica si intreccia con un interesse evidente per l’inconscio collettivo junghiano, dando vita a una poetica che oscilla tra simbolismo e neo-espressionismo.

Il corpo, spesso scomposto e ricomposto, è il vero campo di battaglia della ricerca di Bianchi. Un corpo che non seduce in modo immediato, ma attrae e respinge allo stesso tempo. Le composizioni sono rigorose, talvolta ossessivamente simmetriche, sostenute da una tavolozza scura che privilegia neri, grigi, bruni metallici, attraversati da improvvisi accenti di rosso. È un erotismo trattenuto, mentale, più vicino allo spaesamento che al compiacimento.

Inserite negli spazi non asettici dell’Atelier Crespi, queste presenze acquistano una dimensione quasi teatrale. “Skía nasce dall’esigenza di lasciare che le opere respirino in un luogo carico di memoria e di gesti”, osserva la curatrice Jacqueline Ceresoli, “uno spazio capace di accogliere l’immaginario di Bianchi senza neutralizzarlo, amplificandone invece la dimensione psicologica ed emotiva”. Le opere sembrano dialogare con l’ambiente, come personaggi in cerca di un luogo in cui manifestarsi. Bianchi non chiede allo spettatore di comprendere, ma di sostare. Di accettare l’enigma come parte dell’esperienza estetica. Come afferma l’artista, si tratta di “dare volto a mondi che non hanno bisogno delle parole”.

Skía invita a un confronto più profondo con l’immagine e con ciò che essa trattiene: desiderio, memoria, inquietudine. Un percorso che, nel cuore di Brera, riporta la pittura a una dimensione necessaria e non conciliata.

Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

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Paola Martino
Paola Martino
Giornalista, appassionata di lingua araba e di arte, vive a Milano. Per focusmediterranee.com e il giornale off scrive per la sezione Culture, soffermandosi su artisti, mostre, eventi e progetti culturali che non hanno confini. Per lei, infatti, la cultura è un mezzo per migliorare il dialogo e la conoscenza reciproca, anche tra le due sponde: Sud Europa e Nord Africa. Si è diplomata in lingua e cultura araba all’Ismeo di Milano e ha lavorato come giornalista radiofonica e per diverse testate.

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