Può un adesivo, oggetto seriale, commerciale e destinato a un consumo rapido, diventare materia pittorica? È da questa trasformazione che prende forma Stickerland, mostra personale di Pitmarels, ospitata dal 21 luglio all’8 agosto 2026 negli spazi di Art Lucerna Gallery a Castiglione della Pescaia. Curato da Alisia Viola, il progetto rappresenta il terzo appuntamento espositivo dell’artista con la galleria e segna una fase di maggiore consapevolezza all’interno di una ricerca costruita sul rapporto tra immagine, materia e percezione.
Al centro del lavoro di Pitmarels si trova la tecnica Sticking Detach, ideata e sviluppata dall’artista per sottrarre lo sticker alla sua funzione originaria. Nato per trasmettere messaggi immediati, pubblicizzare prodotti, identificare marchi o decorare superfici, l’adesivo viene separato dal proprio contesto industriale e trasformato in unità costruttiva dell’opera.
«Lo sticker diventa il mio pennello, il mio colore, la mia tela», afferma l’artista. Una dichiarazione che chiarisce il principio alla base dell’intera mostra: un materiale prodotto in serie può diventare strumento di unicità, a condizione che venga ricomposto attraverso un gesto individuale, paziente e stratificato.
Le opere esposte sembrano inizialmente immagini compatte, quasi dipinte. Osservate a distanza, restituiscono figure, volti e composizioni riconoscibili, costruite attraverso campiture cromatiche apparentemente continue. Avvicinandosi, però, la superficie si disgrega. L’immagine rivela la presenza di migliaia di adesivi, sovrapposti e accostati fino a creare una trama fatta di simboli, frammenti visivi e associazioni inattese.
È proprio in questa oscillazione tra visione complessiva e dettaglio che si manifesta uno dei nuclei principali della ricerca di Pitmarels: il principio della falsa apparenza. Ciò che sembra immediato si dimostra complesso; ciò che appare unitario è in realtà il risultato di una molteplicità di elementi autonomi. L’opera cambia a seconda della distanza dello spettatore e costringe lo sguardo a muoversi continuamente tra riconoscimento e smarrimento.
La mostra approfondisce inoltre il dialogo dell’artista con la storia dell’arte e la cultura visiva contemporanea. Citazioni, immagini cinematografiche e figure appartenenti all’immaginario collettivo vengono assorbite in una pratica che non si limita alla riproduzione, ma trasforma ogni riferimento in materia da scomporre e ricombinare.
Un ruolo centrale è affidato ai Mypantone, lavori che rendono visibile una fase normalmente nascosta del processo creativo. In queste opere Pitmarels isola gli adesivi utilizzati come matrice cromatica, trasformando i materiali preparatori in composizioni autonome. I Mypantone mostrano come ogni lavoro nasca prima di tutto da una costruzione del colore, precedente alla definizione della forma e del soggetto.
Non si tratta, dunque, di semplici campionari, ma di vere mappe interne della ricerca. L’adesivo viene selezionato in base alla tonalità, alla saturazione e al peso visivo, assumendo una funzione simile a quella del pigmento nella pittura tradizionale. Il linguaggio dell’artista si muove così tra artigianalità e produzione industriale, originalità e ripetizione.
Il percorso comprende anche la prima scultura realizzata da Pitmarels, ispirata all’iconografia dell’Estasi di Santa Teresa di Gian Lorenzo Bernini. La figura barocca viene trasformata in un’icona contemporanea e collegata a una delle prime opere dell’artista, costruita attraverso sticker raffiguranti Meg Ryan nella celebre scena del finto orgasmo in Harry ti presento Sally.
L’accostamento tra Bernini e la commedia romantica americana non è soltanto ironico. Mette in relazione estasi mistica, piacere, rappresentazione e finzione, mostrando come immagini appartenenti a epoche e contesti differenti possano condividere strutture visive ed emotive. La cultura alta e quella popolare non vengono contrapposte, ma inserite nello stesso sistema di riferimenti.
Stickerland si configura così come uno spazio in cui nulla è esattamente ciò che sembra. Ogni opera invita lo spettatore a scomporre l’immagine, riconoscere i dettagli e costruire connessioni personali. Pitmarels non impone una lettura definitiva, ma realizza un sistema aperto, nel quale il significato nasce dall’incontro tra superficie, memoria e sguardo.
L’adesivo, oggetto effimero per eccellenza, diventa infine archivio del presente: conserva marchi, simboli, volti e frammenti della cultura contemporanea. Ricomposti nell’opera, questi elementi perdono la propria funzione iniziale e acquistano una nuova identità, dimostrando come anche i materiali più ordinari possano trasformarsi in strumenti di complessità visiva e narrativa.




