Saltarelli Savi, Manazza e Buttò: il bello come spiazzamento a Palazzo Farnese

Se l’arte contemporanea può essere arte anche perché è indefinibile la personalità degli artisti, al Palazzo Farnese c’è una mostra fondata su un concetto di bello che è spiazzamento e sensazione di inconsueto.  Siamo infatti di fronte a una tripersonale le cui opere d’arte esposte ci dicono dove guardare in quanto non sono soltanto ciò che si vede ma soprattutto ciò che ci fanno vedere. 

Valerio Saltarelli Savi, Saturno Buttò e Silvia Manazza sono i tre protagonisti di PAMPHLET. Opere non riverenti, organizzata da una paziente tessitrice di relazioni, spazi e ambienti che risponde al nome di Maria Elena Ricchetti, ospitata nella Sala Mostre del cinquecentesco Palazzo Farnese di Piacenza e inclusiva anche di un contributo (soprattutto in termini di contenuti) dello scrivente.

Sappiamo bene cos’è un pamphlet, un’opera letteraria che punge, che stimola, un testo in cui l’autore prende perentoriamente posizione nella società che vive. Ed è ciò che succede con i tre artisti in mostra nel momento in cui, in modi differenti ma con la medesima forza espressiva, si mettono in prima persona di fronte al nostro sguardo e al nostro sentire (e anche di fronte al nostro giudicare).

Silvia Manazza_Vita da cactus foto di Paul Moldovan Karoly

L’arte del piacentino Valerio Saltarelli Savi non ha costanti che si ripetono, tanto che l’artista stesso lo rivendica pubblicamente con alcune parole che accompagnano chi si avvicina alla sua arte: “La costante non esiste” e quindi, se non esiste la costante, si afferma il suo opposto: la variabile. Saltarelli rivendica la totale discontinuità rispetto a qualsivoglia filo tematico o progettuale. La sua arte è come una lente di ingrandimento che si colloca sul gesto materiale, ultima tappa di quell’affascinante percorso che inizia nella mente creativa, prosegue nella ricerca del materiale adatto, prende forma nel momento in cui plasma e compone la materia e i materiali, si afferma definitivamente nella nostra fruizione di osservatori. Sicuramente nella sua arte che abbraccia scultura, installazione e forme ibride di entrambe, c’è l’atto di ribellione a quel processo che l’estetica vuole affermare, ovvero fagocitare ogni aspetto della nostra quotidianità.

Valerio Saltarelli Savi_Tous Saints foto di Paul Moldovan Karoly

L’artista veneziano Saturno Buttò si presenta già con questo nome di battesimo molto espressivo: “Nati sotto Saturno” è il titolo di un imprescindibile saggio Einaudi sugli artisti e il loro rapporto con l’emozione e l’interiorità umana e nel caso di Buttò uno degli elementi importanti degli oli su tavola esposti è che i soggetti raffigurati così chiaramente e inequivocabilmente non sono i soli protagonisti della scena. Ma sono protagonisti anche i colori e le forme, e sono protagonisti i gesti dei soggetti raffigurati

Negli oli qui esposti, Buttò mette al centro i gesti invisibili del corpo, obbligando l’osservatore a oscillare tra trasgressione e dolore. Le sue tavole raffigurano scene erotiche che sono ammantate di religiosità capaci di sfidare il nostro senso comune, sono opere che coniugano classicità e glamour, sono quadri che, grazie a tutti questi ingredienti, evitano la trappola mortale di arte decorativa fine a se stessa. 

Silvia Manazza_Camei foto di Paul Moldovan Karoly

La romana e pavese d’adozione Silvia Manazza ci coinvolge in questa sua originalissima e personale reinterpretazione di icone (la Lupa romana, Garibaldi), di ambienti familiari e domestici (porzioni di stanze in chiave vintage), gesti quotidiani (il mare, la passeggiata nel parco). Il ricorso ai nobili elementi dell’arte povera, grazie a materiali d’uso quotidiano come il panno di materasso o la paglia da imbottitura, o ancora, dal punto di vista dello strumento espressivo che l’artista ha scelto, ci permette di fare una promenade atemporale e soprattutto spiazzante nel momento in cui ci fermiamo a osservare il forte capovolgimento di senso della sua arte: Manazza trasforma un oggetto quotidiano e dedito al riposo come il materasso in un manufatto artistico intriso di scomodità e forza del messaggio.

Completa la mostra il catalogo omonimo, nel quale si riscontra anche la partecipazione degli attori territoriali, primi fra tutti il sodalizio del Club 41 e il Comune di Piacenza che gestisce la Sala Mostre di Palazzo Farnese e dei Musei Civici.

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Giovanni Crotti
Giovanni Crotti
Sono Giovanni Crotti, classe 1968, e mi sento in dovere di ringraziare la scrittura perché sospinge la mia vita. Coltivo dentro di me moltitudini che mi portano a indagare, conoscere, approfondire ogni espressività culturale e creativa, per poi scriverne cercando sempre di essere chiaro e documentato nei contenuti.

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