Il pallone da basket nasce per essere lanciato, passato, conteso. A Cagliari diventa anche una superficie artistica, un oggetto da collezione e uno strumento concreto di partecipazione sociale. È da questa trasformazione che prende forma il progetto promosso in occasione di Rebound Street 2026, dove sport urbano, arte contemporanea e solidarietà convergono in una serie di opere realizzate insieme al collettivo culturale Indigos.
Quattro artisti, Joe Tamponi, Julie Imago, Manuska e Marinetti, sono stati invitati a intervenire su altrettanti palloni da basket, reinterpretandoli attraverso linguaggi, tecniche e immaginari differenti. Ogni oggetto è stato lavorato a mano, trasformato in un esemplare unico e accompagnato da certificato di autenticità.
Il gesto appare immediato, ma contiene una riflessione più ampia. La superficie curva del pallone modifica il rapporto tradizionale tra immagine e supporto. L’opera sfugge alla frontalità della tela, richiede di essere osservata da più prospettive e conserva la memoria del movimento per cui l’oggetto è stato progettato. Il risultato vive nella tensione tra uso e contemplazione, tra cultura sportiva e pratica artistica.
Rebound Street nasce da un’idea di Roberto Pintor insieme al Team Rebound e nel corso degli anni ha ampliato progressivamente il proprio campo d’azione. La dimensione sportiva resta centrale, ma diventa il punto di partenza per costruire una piattaforma capace di unire comunità, cultura urbana, creatività e responsabilità collettiva.

Il campo da basket assume così la funzione di spazio pubblico contemporaneo. È un luogo attraversato da corpi, regole, competizione e cooperazione, ma anche uno scenario nel quale si formano identità, relazioni e appartenenze. Inserire l’arte in questo contesto significa riconoscere alla street culture una capacità autentica di produrre immagini, simboli e forme di socialità.
Il progetto lavora proprio sulla contaminazione tra linguaggi. Lo sport offre il proprio oggetto più riconoscibile, mentre gli artisti ne alterano l’identità visiva e simbolica. Il pallone conserva la propria origine popolare e quotidiana, ma acquisisce il carattere irripetibile attribuito all’opera d’arte. Da strumento di gioco diventa portatore di una storia individuale e, al tempo stesso, di una finalità comune.
In questa operazione assume un ruolo centrale Indigos, partner culturale dell’edizione 2026. Il collettivo, guidato da Jacopo Cogoni, sviluppa progetti legati all’arte contemporanea, all’artivismo, alla rigenerazione urbana e alla valorizzazione del territorio. La collaborazione con Rebound Street nasce dalla volontà condivisa di creare connessioni tra ambiti spesso raccontati come separati.

Arte e sport possiedono, in realtà, molte strutture comuni. Entrambi richiedono disciplina, intuizione, sperimentazione e capacità di occupare lo spazio. Entrambi generano rituali collettivi e costruiscono comunità intorno a gesti, immagini e figure riconoscibili. L’incontro tra questi due universi diventa particolarmente efficace quando produce un impatto capace di oltrepassare la dimensione dell’evento.
I quattro palloni saranno protagonisti di un’asta benefica il cui intero ricavato sarà devoluto a InSieme Si Può – ODV, associazione presieduta da Giuseppe Lo Giudice e impegnata nel sostegno alle persone affette da Sclerosi Laterale Amiotrofica e alle loro famiglie.
Le opere possono essere scoperte e acquistate online attraverso i link dedicati:
Joe Tamponi
https://ebay.io/m/MMvYUl
Julie Imago
https://ebay.io/m/TWrqGv
Manuska
https://ebay.io/m/v5cUz0
Marinetti
https://ebay.io/m/QSyHAR
L’associazione opera per tutelare i diritti dei pazienti, sostenere chi li assiste e contrastare l’isolamento che spesso accompagna la malattia. Porta inoltre avanti attività di sensibilizzazione, coinvolgendo cittadini, istituzioni e comunità nella costruzione di una consapevolezza più ampia intorno alla SLA.
In questo passaggio, il valore dell’opera assume una dimensione ulteriore. Ogni pallone concentra tre livelli di significato: la memoria dello sport, la ricerca dell’artista e la possibilità di trasformare l’acquisto in un gesto di sostegno. Il collezionismo viene così collegato a una responsabilità concreta, mentre l’asta diventa una forma di partecipazione.

Il progetto evita di trattare la solidarietà come semplice cornice comunicativa. La raccolta fondi entra direttamente nella struttura dell’iniziativa e attribuisce alle opere una funzione che supera il loro valore estetico o commerciale. Possedere uno dei palloni significa custodire un lavoro originale e contribuire, nello stesso momento, a una rete di assistenza e vicinanza.
Rebound Street 2026 mostra quindi come la cultura urbana possa diventare un terreno fertile per la collaborazione tra mondi diversi. Il basket offre il proprio ritmo e la propria energia, l’arte introduce nuovi significati, la solidarietà orienta il progetto verso una finalità condivisa.
Un pallone attraversa abitualmente il campo passando da una mano all’altra. In questo caso continua il proprio movimento, collegando artisti, pubblico, collezionisti e persone che affrontano ogni giorno la SLA. È proprio in questa circolazione di valore che l’iniziativa trova la propria forma più compiuta.




