Quanto è irresistibile – ancora – Jean-Michel Basquiat!

Ma che cosa faceva Basquiat alle donne, per esserne perennemente circondato? Be’, basta guardarlo, in effetti, per avere una risposta. La cosa incredibile è che il suo appeal sembra non esaurirsi mai – il suo e quello della sua arte che passa in asta a prezzi stellari, è ovvio – tanto che quello splendore di Angelina Jolie ha scelto proprio lo studio newyorkese dell’artista per farne la sede del suo Atelier Jolie. “Qualcosa di nuovo. Un collettivo in cui tutti possono creare”, ha dichiarato entusiasta su Instagram. L’idea, sulla carta, è molto interessante e virtuosa: democratizzare la moda, dare spazio alle giovani menti creative e chi ha più buoni propositi più ne metta. Vedremo poi che cosa accadrà. Certo che non deve essere male partire da casa dopo aver impostato il pranzo per il numeroso figliolame (vedersi intorno anche il DNA di Brad Pitt deve dare una certa soddisfazione) e poi andare “in ufficio” dentro un edificio su cui troneggiano i graffiti di uno degli artisti più quotati al mondo.

Angelina, va detto, è solo l’ultima in ordine di tempo tra le donne che hanno ceduto al fascino del graffitista dandy. Ve la ricordate Debbie Harry dei Blondie? Quella che agitava la frangetta urlando “Avvolgimi dentro lenzuola firmate” nella colonna sonora del bollentissimo American Gigolò? Lei era una delle girls che nei primi anni Ottanta gravitavano intorno a Jean-Michel. E non era stupida, visto che è stata la sua prima collezionista in assoluto, acquistando il suo dipinto Cadillac Moon per 200 miseri dollari.

Jean-Michel Basquiat, Cadillac Moon, acrilico e pastello su tela, cm 162×172, 1981.

E poi, restando nel campo della pop music, entra in scena la divina Madonna. È l’epoca delle catenine tintinnanti e delle grandi croci appese alle orecchie. La material girl si scioglie tra le braccia dell’artista più sexy di New York, strappandolo alle grinfie della fidanzata dell’epoca Suzanne Mallouk. La storia tra Jean-Michel e Suzanne la ripercorre Jennifer Clement nel suo libro La vedova Basquiat, dove la ragazzina, scappata giovanissima dal Canada e da un padre ingombrante, racconta del suo primo incontro con un Basquiat diciottenne nel locale dove lei lavora come cameriera, nel Lower East Side. Del suo portarselo a casa come un gattino smarrito e del suo rendersi conto che in gabbia lui proprio non ci poteva stare: del resto nel frattempo era comparsa Veronica Louise (Ciccone) e lui non aveva resistito. 

Suzanne Mallouk e Jean-Michel Basquiat.

Poi c’era stata Alexis Adler, la fotografa, che lo aveva amato – e compulsivamente fotografato – tra il 1979 e il 1980: i dreadlock selvaggi in cima alla testa e la giacca (non ancora quella di Armani con cui si farà fotografare qualche anno dopo sulla copertina del New York Times Magazine) colante di pittura. A lei lascerà un bel regalo, Basquiat: un appartamento completamente ricoperto di dipinti, dalle pareti alla porta del frigorifero. 

Dopo arriverà la notorietà. E sarà troppo travolgente: l’intuizione fulminante del gallerista italiano Emilio Mazzoli che ne scopre la potenza selvaggia, i mercanti d’arte – Annina Nosei e Bruno Bischofberger in testa – che sgomitano per averlo (lei, Annina, per tenerselo stretto gli troverà uno studio nel seminterrato della galleria, alimentando la brutta diceria che lo tenesse sostanzialmente al guinzaglio), i soldi, le auto, gli abiti firmati, la dipendenza dagli stupefacenti (e per certi versi anche da Andy Warhol) e poi l’autodistruzione.

Quattro anni dopo la morte per overdose, nel 1992, è Madonna, con una lacrima di nostalgia che le scivola sulla guancia, a volere la personale al Whitney Museum, gettando le basi di un successo planetario. 

Madonna.

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