Andy Warhol, Robert Rauschenberg, William Burroughs, John Cage e Patti Smith sono alcuni dei nomi più importanti della scena artistica newyorkese degli anni ’60. Icone della Beat Generation, sono tutti accomunati da uno stretto legame di amicizia con una delle figure più eclettiche e trasversali di quegli anni: John Giorno.
Poeta, performer, artista e attivista, nonché buddhista praticante, John Giorno (1936 – 2019) ha infranto i confini disciplinari, trasformando la poesia in un corpo vivo, un’azione capace di uscire dalla pagina per abitare il mondo nei suoi spazi più inaspettati. A celebrare una delle figure più radicali e visionarie della cultura contemporanea è il MAMbo di Bologna, con John Giorno: The Performative Word. Curata da Lorenzo Balbi, la mostra è la prima grande retrospettiva italiana dedicata all’artista ed allestita nell’iconica Sala delle Ciminiere. La sua opera, riconosciuta come una delle più influenti e transdisciplinari della seconda metà del Novecento, si colloca all’incrocio tra parola e immagine, suono e gesto, spiritualità e cultura pop.

John Giorno: The Performative Word
MAMbo – Museo d'Arte Moderna di Bologna | Sala delle Ciminiere
Courtesy MAMbo – Museo d'Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di
Bologna
Foto di / Photo by Ornella De Carlo
Le diverse sezioni tematiche evidenziano come l’artista abbia valorizzato il linguaggio poetico nelle sue dimensioni plastiche, relazionali e performative, spingendo la parola oltre i confini dell’arte comunemente riconosciuta e nel regno delle telecomunicazioni. La mostra attraversa l’intera pratica di Giorno: dalle poesie visive agli ambienti sensoriali elettronici degli anni Sessanta, fino alle grandi composizioni testuali su supporti industriali, dove il linguaggio assume una presenza quasi scultorea. Colori netti, font iconici, frasi brevi e assertive: la parola diventa immagine, segnale, manifesto.
Il cuore del percorso espositivo è Dial-A-Poem, un’iconica opera interattiva attraverso la quale l’artista ha reso fruibili al pubblico, tramite telefono, registrazioni di poeti, artisti, musicisti e attivisti che leggevano le loro opere. Questo pionieristico progetto, che trasformò il telefono in uno strumento per la diffusione su larga scala della poesia, fu originariamente prodotto nel 1969 e successivamente presentato nel 1970 in occasione della mostra Information al MoMA di New York. L’opera è diventata un punto di riferimento dell’arte concettuale partecipativa, espandendosi nel corso degli anni fino a includere 282 registrazioni di 132 autori, tra cui nomi di spicco di quella generazione come Allen Ginsberg, Amiri Baraka e la già citata Patti Smith.

John Giorno: The Performative Word
MAMbo – Museo d'Arte Moderna di Bologna | Sala delle Ciminiere
Courtesy MAMbo – Museo d'Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di
Bologna
Foto di / Photo by Ornella De Carlo
In occasione della mostra bolognese, una versione italiana dell’opera è stata creata appositamente: Dial-A-Poem Italia. Il progetto ha coinvolto oltre trenta poeti italiani contemporanei, selezionati dalla curatrice del museo Caterina Molteni, che hanno prestato la loro voce al progetto sonoro che guida il pubblico nel cuore della visione di Giorno. Tra loro, Antonella Anedda, Domenico Brancale, Milo De Angelis, Valerio Magrelli e Patrizia Valduga. Come nell’opera storica, l’ascolto rimane imprevedibile: una chiamata, una voce inaspettata, un frammento poetico che trasforma l’esperienza in una performance privata. Un nuovo numero telefonico, +39 051 0304278, sarà attivato per tutta la durata della mostra e disponibile gratuitamente, 24 ore su 24, sette giorni su sette, a chiunque.
Testi politici ed erotici, tratti da giornali e riviste, suoi componimenti originali, l’esperienza personale che diventa collettiva, sono l’anima e l’impalcatura delle Early Prints, realizzate tra il 1968 e il 1974. Dai primi poemi visivi e collage linguistici agli Electronic Sensory Poetry Environments del 1967, la ricerca di Giorno sviluppa una vera e propria poetica dell’energia, fondata su ritmo, respiro e vibrazione, anticipando temi centrali nelle arti intermediali odierne: l’interdisciplinarità, il corpo come veicolo di conoscenza e la dimensione relazionale dell’opera d’arte. Questa tensione performativa si intreccia in modo decisivo con il suo impegno politico, in particolare all’interno della comunità LGBTQ+ e durante la crisi dell’AIDS degli anni ’80, quando fondò l’AIDS Treatment Project, come forma concreta di sostegno alla comunità artistica.

John Giorno: The Performative Word
MAMbo – Museo d'Arte Moderna di Bologna | Sala delle Ciminiere
Courtesy MAMbo – Museo d'Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di
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Foto di / Photo by Ornella De Carlo
A questa dimensione politica si intreccia, negli ultimi decenni, l’adesione al buddhismo tibetano, che introduce nella sua opera una tensione meditativa, fatta di ripetizione, ascolto e presenza. Tra le opere esposte i grandi lavori testuali su supporti industriali, costruiti a partire da frasi brevi, assertive: «It’s All Happening», «Just Say No to Family Values», «Everyone Gets Lighter»
In mostra anche i Vinyl Paintings, realizzati nel 1989, in cui i testi oscillano tra lo slogan e il mantra buddhista, rivelando la trasversalità e le molteplici influenze che l’artista ha assorbito nella sua pratica. Nei Black & White Paintings, concepiti nel 2010, la parola assume un tono più categorico dato dalla brevità delle frasi selezionate e dal contrasto bianco/nero: il loro impatto visivo ed espressivo trasforma i versi in oracoli, incisivi, perturbanti e contraddittori.

John Giorno: The Performative Word
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Sala delle Ciminiere
Courtesy MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di
Bologna
Foto di / Photo by Ornella De Carlo
Ed eccoli, sgargianti alla fine del percorso di visita, i Rainbow Paintings, che associano ai versi dell’artista colori vibranti che richiamano la bandiera arcobaleno, per la quale Giorno ha combattuto per tutta la vita. Non poteva mancare un’opera dello scultore svizzero Ugo Rondinone, compagno del poeta fino alla sua scomparsa. THANX 4 NOTHING è la sua toccante video-installazione, in cui l’artista ritrae Giorno mentre recita l’omonima poesia.
La parola che diventa arte prende vita. La parola che plasma e viene plasmata. La parola come suono ma anche come immagine…e la vita. La vita privata di Giorno, con le sue innumerevoli sfaccettature, e la vita negli anni ’60, con i suoi epocali cambiamenti e le battaglie sociali.


