C’è un’immagine scientifica al cuore di questa mostra: quella della luce stellare che continua a viaggiare nello spazio anche dopo che la sua sorgente si è spenta. Un’immagine resa celebre da Primo Levi, qui riconvertita in dispositivo concettuale per pensare i borghi italiani che si svuotano. Le pietre, i dialetti, i riti, le architetture di piccoli territori in dismissione continuano a emettere significato anche quando la comunità che li ha generati si è in gran parte dissolta — sono, per usare la metafora guida del progetto, fotoni in transito, informazione che viaggia verso un osservatore futuro con un margine di tempo che si assottiglia. È da qui che prende il nome e la forma Pratiche di Memoria – La luce che viaggia ancora, la collettiva curata da Giulia Marcellini con testo critico di Laura Catini, che dal 4 settembre al 4 ottobre 2026 occuperà gli spazi del Palazzo Ducale Rocca Colonna di Castelnuovo di Porto, in provincia di Roma. Il vernissage è fissato per il 4 settembre alle ore 18:00, preceduto da una press preview il 3 settembre alle 11:00.
La domanda da cui il progetto non si sottrae è diretta: cosa resta di un luogo quando la sua gente lo abbandona? E cosa può fare l’arte — non come archivio, non come monumento — in quel processo di dissolvenza? La mostra risponde posizionandosi come dispositivo di ricezione più che di conservazione: un tentativo di intercettare la luce residua di queste comunità finché l’atto è ancora possibile, prima che si disperda definitivamente. Non si tratta di documentare ciò che scompare, ma di costruire le condizioni affinché quella luce possa essere accolta, interpretata e trasmessa ancora. Una distinzione sottile ma decisiva, che separa il progetto da qualsiasi logica nostalgica o museificante.
I quattro artisti chiamati a confrontarsi con questo tema — Ado Brandimarte (Ascoli Piceno, 1995), Lou Duca (Milazzo, 1983), Annalinda Maso (Roma, 1998) e Marco Mezzacappa (Roma, 1967) — arrivano da pratiche molto diverse tra loro, ma convergono su un medesimo territorio critico. Brandimarte lavora sulla manualità scultorea come atto quasi anacronistico: il calco, la formatura, il gesto antico restituiti a una dignità che la cultura dell’immagine e della riproduzione tecnologica tende a erodere. Autore del Monumento alle vittime del terremoto di Accumoli e presente nella collezione della GNAM di Roma, fa del processo produttivo stesso la sostanza dell’opera. Lou Duca interroga invece la materia come archivio del tempo e del trauma: le sue figure, ispirate all’antichità greca, vengono riprodotte, ferite e ricomposte attraverso cera, bronzo, gesso e stampa 3D. Le incisioni e le abrasioni non distruggono l’opera ma la riscrivono, producendo ciò che si potrebbe definire una bellezza post-classica — quella che resiste nella vulnerabilità, non quella intatta del canone.
Annalinda Maso, che vive e lavora proprio a Castelnuovo di Porto, porta una pratica multidisciplinare che unisce pittura, video e installazioni site-specific. Il filo conduttore simbolico della sua ricerca è l’acqua — presenza fluida che lega assenza e memoria — e il suo lavoro punta alla riattivazione di spazi storici e riti ancestrali, trasformati in scenari sospesi dove il tempo sembra fermarsi e riaffiorare insieme. Da segnalare che parte del materiale relativo alle sue installazioni per Palazzo Rocca Colonna è costituito da bozzetti e rendering progettuali, poiché le opere verranno realizzate direttamente in loco. Marco Mezzacappa chiude il quadro con una pittura costruita sul dialogo tra tradizione e contemporaneità: dalla lezione del Cinque e Seicento all’influenza del fumetto d’autore, maturata negli anni come illustratore nel circuito musicale underground europeo, la sua ricerca si è spostata da un figurativo denso e stratificato verso una pittura sospesa tra astrazione e figura.
La scelta della sede non è accessoria. Il Palazzo Ducale Rocca Colonna, edificato nel XIII secolo su uno sperone tufaceo, ha attraversato i secoli cambiando radicalmente destinazione d’uso: fortezza medievale, palazzo rinascimentale, sede di pretura, carcere. Tra i suoi elementi architettonici più significativi, la torre e la Cappella di San Silvestro volute da Giacomo Colonna, e la Loggia Pinta, fatta completare da Alessandro Colonna nel XVI secolo con affreschi attribuiti a Federico e Taddeo Zuccari. Un edificio che è esso stesso stratificazione di memorie, abbandoni e trasformazioni — e che in questo senso amplifica e incarna fisicamente il tema della mostra. La mostra gode del patrocinio di Regione Lazio, Comune di Castelnuovo di Porto, Parco di Veio, ADSI – Associazione Dimore Storiche Italiane e Associazione I Borghi più Belli d’Italia. Il percorso espositivo è completamente accessibile e privo di barriere architettoniche. L’ingresso è gratuito. È prevista anche la pubblicazione di un catalogo nell’ambito del public program dell’esposizione.
Pratiche di Memoria – La luce che viaggia ancora — Palazzo Ducale Rocca Colonna, Piazza Vittorio Veneto 10, Castelnuovo di Porto (RM). Dal 4 settembre al 4 ottobre 2026. Orari: martedì–domenica, 10:30–13:00 / 16:30–19:00. Ingresso gratuito. Ufficio stampa: Giulia Marcellini — [email protected] — +39 366 150 1360. Instagram: @roccacolonna.




