Plantasia, il parco sonoro di Elisa che trasforma una cava in un laboratorio culturale

A Milano, quarantamila metri quadrati di terreno degradato diventeranno un bosco urbano nel quale natura, musica e partecipazione giovanile proveranno a costruire un nuovo modello di rigenerazione.

Cosa rimane di un concerto quando il palco viene smontato e il pubblico torna a casa? Nel caso di Elisa, la risposta potrebbe essere un bosco. Plantasia, il parco sonoro progettato nell’ex cava compresa tra via Quarenghi e via Castellanza, nel Municipio 8 di Milano, nasce dalla volontà di trasformare il concerto di San Siro in un’eredità ambientale e culturale permanente.

Il progetto interessa un’area comunale di circa 40.000 metri quadrati, segnata dall’attività estrattiva e dalla contaminazione del terreno. Qui Fondazione Lotus ETS, creata e presieduta da Elisa, lavorerà insieme a Youth & Future – Parola ai Giovani APS, organizzazione fondata da Giovanni Caccamo. L’alleanza, annunciata sul palco del Teatro Romano di Verona, mette in relazione musica, fitobonifica e partecipazione sociale.

Plantasia rappresenta un passaggio interessante per l’industria musicale: il concerto smette di essere un’esperienza limitata nel tempo e diventa il punto di partenza di un’infrastruttura urbana. La sostenibilità non coincide più soltanto con la riduzione dei rifiuti, dei consumi energetici o delle emissioni prodotte dall’evento, ma assume la forma concreta di un luogo destinato alla collettività.

Il progetto si trova nella fase delle indagini preliminari necessarie alla sperimentazione del fitorimedio, un processo che utilizza determinate specie vegetali per contribuire al recupero dei terreni degradati o contaminati. Dalla primavera del 2027 dovrebbe iniziare la selezione e la messa a dimora delle piante più adatte. Il bosco diventerà così un organismo in trasformazione, nel quale crescita vegetale e rigenerazione del suolo potranno essere osservate nel tempo.

La caratteristica più originale sarà la sperimentazione della fitoacustica, campo di ricerca dedicato ai fenomeni sonori e alle vibrazioni legate alla vita vegetale. L’obiettivo dichiarato è rendere la natura parte dell’esperienza musicale. Il suono, in questo contesto, funzionerà come strumento per avvicinare i visitatori a processi biologici normalmente impercettibili.

Plantasia potrà quindi assumere la forma di un’opera ambientale in continua evoluzione: un paesaggio nel quale arte, tecnologia e ricerca scientifica producono nuove modalità di ascolto. Lo stesso nome richiama Mother Earth’s Plantasia, l’album elettronico pubblicato da Mort Garson nel 1976 e concepito come una colonna sonora per la crescita delle piante.

Il Comune di Milano ha già destinato circa 300.000 euro alla sperimentazione, mentre Fondazione Lotus e Youth & Future puntano a raccogliere altri 200.000 euro di finanziamenti privati entro il 31 dicembre 2026. La struttura economica rivela uno degli aspetti centrali dell’iniziativa: Plantasia nasce dall’incontro fra amministrazione pubblica, organizzazioni non profit, industria musicale, filantropia e partecipazione dei cittadini.

L’area diventerà anche un Bosco del Cambiamento, sviluppo del progetto attraverso il quale Youth & Future ha raccolto dal 2021 idee e parole di migliaia di giovani sul futuro della società. Queste voci contribuiranno alla costruzione dell’identità culturale del parco, trasformando i ragazzi da destinatari a partecipanti del processo.

La sfida comincerà quando la visibilità garantita da Elisa dovrà tradursi in manutenzione, programmazione e continuità. Se riuscirà a farlo, Plantasia potrà diventare qualcosa di più di un parco intitolato alla musica: un modello nel quale un’artista utilizza il proprio capitale culturale per produrre uno spazio pubblico permanente, lasciando alla città un luogo capace di crescere anche quando il concerto è finito

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