Peressutti e le relazioni del moderno: alla Fondazione Pasquinelli un ritratto attraverso le opere degli altri

La mostra dedicata a Enrico Peressutti, in programma dal 14 al 24 aprile 2026 alla Fondazione Francesco Pasquinelli di Milano, affronta un tema preciso: la costruzione del progetto moderno come pratica collettiva. Il punto di partenza non è l’architettura in senso stretto, ma il sistema di relazioni che Peressutti ha intrecciato nel corso della sua attività, tra arte, design e ricerca visiva.

Figura centrale dello studio BBPR, autore tra l’altro della Torre Velasca e del riassetto dei Musei del Castello Sforzesco, Peressutti viene qui restituito attraverso un dispositivo espositivo che evita la celebrazione monografica e privilegia una lettura trasversale. L’attenzione si concentra su un nucleo di opere che documentano i rapporti con artisti e progettisti attivi nello stesso orizzonte culturale, delineando una rete di scambi che attraversa il Novecento.

I lavori di Max Bill, Saul Steinberg, Alexander Calder, Costantino Nivola e Fausto Melotti non vengono presentati come presenze isolate, ma come elementi di un dialogo continuo. Si tratta di opere nate spesso in contesti di prossimità intellettuale e personale, che mantengono traccia di una condivisione di linguaggi e intenzioni. Il risultato è un insieme che riflette una concezione del progetto aperta, in cui l’architettura si confronta costantemente con altre forme espressive.

Accanto a questo nucleo, la mostra introduce materiali legati direttamente all’attività di Peressutti. Gli schizzi del 1932 per una sedia definita “troppo sintetica” indicano una tensione verso la riduzione formale già presente agli esordi, mentre i prototipi di lampade degli anni Cinquanta documentano un interesse per il design come ambito di sperimentazione concreta. Le fotografie del negozio Olivetti di New York del 1954 collocano invece il lavoro dello studio in una dimensione internazionale, in linea con la diffusione del design italiano nel secondo dopoguerra.

Un passaggio significativo riguarda la presenza di oggetti che reinterpretano opere di BBPR, come il modellino in carta della Torre Velasca realizzato da Piero Fornasetti o il vaso in ceramica di Niccolò Spirito. Questi interventi evidenziano la capacità dei progetti architettonici di generare ulteriori immagini e oggetti, entrando in un circuito di rielaborazione che supera il loro contesto originario.

Il contributo critico di Antonello Negri definisce con chiarezza la posizione di Peressutti: non un collezionista nel senso tradizionale, ma un progettista che costruisce il proprio percorso attraverso il confronto con altri autori. Le opere raccolte non rispondono a una logica di accumulo, ma rappresentano tracce di un dialogo, testimonianze materiali di una comunità di lavoro e di pensiero.

La scelta curatoriale della Fondazione Pasquinelli si muove in questa direzione, evitando una narrazione lineare e proponendo invece una struttura per relazioni. L’architettura emerge come pratica permeabile, capace di assorbire contributi esterni e di restituirli in forma progettuale. In questo senso, la mostra restituisce una visione del moderno che si costruisce per contatti, sovrapposizioni e scambi, piuttosto che per affermazioni isolate.

All’interno del panorama espositivo milanese, il progetto si distingue per una posizione precisa: riportare l’attenzione su una figura spesso letta attraverso le opere dello studio BBPR, ma qui osservata nella sua dimensione relazionale. Peressutti appare come un nodo all’interno di una rete più ampia, in cui architetti, artisti e designer condividono un terreno comune.

L’esposizione costruisce così un ritratto articolato, che evita la retorica celebrativa e restituisce complessità a una figura chiave del Novecento italiano.

CYFEST 17 poster announcing the International Media Art Festival: Natura Naturans—Human Beings, Nature, Landscape; May 8–Aug 31 at CREA Cantieri del Contemporaneo, Venice.

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