Dal 10 al 17 maggio il Teatro alla Scala diventa superficie visiva e simbolica per l’intervento di Marco Lodola, chiamato a celebrare l’80° anniversario della riapertura con un progetto che unisce arte contemporanea, memoria musicale e dimensione urbana. Il titolo, Note di Luce, definisce con chiarezza la natura dell’operazione: un lavoro che utilizza la luce come materia narrativa, traducendo l’immaginario operistico in un linguaggio accessibile e immediato.
Il cuore dell’intervento è costituito da tre sculture luminose dedicate ai protagonisti del Nabucco – Nabucco, Zaccaria e Abigaille – figure che nella lettura di Lodola perdono la dimensione monumentale per assumere una presenza più diretta, quasi grafica. Il suo stile, riconoscibile per colori saturi e linee nette, trasforma la drammaticità verdiana in una iconografia pop, mantenendo però una forte aderenza al carattere teatrale dell’opera.
A queste si affianca una videoproiezione sulla facciata del teatro, che amplifica l’intervento rendendo l’edificio stesso parte attiva della narrazione. La Scala non è più solo luogo, ma supporto visivo, spazio attraversato da immagini in movimento che costruiscono una relazione immediata con il pubblico. L’intervento, curato insieme ad Angelo Bonello, si colloca in una tradizione ormai consolidata di arte pubblica temporanea, capace di ridefinire la percezione degli spazi istituzionali.
Accanto all’installazione, il progetto si estende in una dimensione più raccolta ma altrettanto significativa con la serigrafia “Note di Luce”, edizione limitata firmata dall’artista. L’opera, formato 30×40 cm, non è semplicemente un oggetto derivato, ma una trasposizione autonoma dell’intervento, pensata per mantenere traccia dell’evento al di fuori del tempo della sua fruizione.
Il prezzo, fissato a 200 euro, introduce un elemento che qui assume un peso preciso: l’intero ricavato, al netto dell’IVA, è destinato alla Fondazione Banco dell’Energia, impegnata nel contrasto alla povertà energetica. La presenza di A2A, tra i promotori dell’iniziativa, rafforza la dimensione sistemica del progetto, dove arte, istituzione culturale e responsabilità sociale convergono.
Questa doppia natura – evento pubblico e gesto solidale – definisce il senso complessivo di Note di Luce. Da un lato, un intervento visivo capace di inserirsi nel tessuto urbano con immediatezza; dall’altro, un dispositivo che trasforma l’opera in strumento di sostegno concreto, evitando retoriche e puntando su una relazione diretta tra produzione artistica e impatto sociale.
Nel contesto milanese, abituato a operazioni di forte visibilità, il lavoro di Lodola mantiene una posizione chiara: non cerca complessità concettuale, ma lavora sull’efficacia dell’immagine e sulla sua capacità di attivare partecipazione. La luce diventa così mezzo e messaggio, elemento che unisce spettacolo e condivisione.
Note di Luce si colloca quindi come un intervento che non ambisce a ridefinire i linguaggi, ma a rafforzare una connessione: tra arte e città, tra memoria e presente, tra gesto estetico e responsabilità collettiva. Un progetto che si consuma nel tempo breve dell’evento, ma che trova continuità nella sua traduzione materiale e nel suo esito sociale.




