Dodi Design nasce nel 2024 da un’iniziativa familiare guidata da Maddalena Castelnovo e si definisce attraverso una pratica chiara: lavorare ferro e corten come materiali progettuali, non come semplici supporti. Tavoli, sedute e complementi vengono realizzati a mano, con un’attenzione costante alla qualità esecutiva e alla definizione di oggetti che mantengono una propria autonomia formale. La produzione si muove fuori dalla logica seriale, privilegiando il pezzo unico e una relazione diretta tra progetto e realizzazione.
Alla Milano Design Week 2026, negli spazi di Deodato Arte in via Nerino, il brand presenta Peo’s, una capsule che introduce un passaggio evidente nel linguaggio della designer. Le prime collezioni si caratterizzavano per geometrie nette e strutture rigorose; qui, invece, la linea si distende, le forme si arrotondano, e il volume viene costruito attraverso una continuità più fluida.
La seduta è il fulcro della collezione. Si sviluppa come una curva continua, un segno che si piega su sé stesso senza soluzione di continuità, definendo un oggetto compatto ma dinamico. Non ci sono giunzioni evidenti né sovrapposizioni: la forma è risolta in un unico gesto. Il riferimento alla scultura è presente nella gestione del volume, mentre la funzione resta leggibile senza essere dominante. L’oggetto non si limita a essere utilizzato, ma occupa lo spazio con una presenza precisa.
Il lavoro sul ferro è centrale. Materiale associato a peso, resistenza e rigidità, viene trattato per ottenere superfici lisce, compatte, capaci di riflettere la luce in modo controllato. Questo trattamento modifica la percezione: la massa resta, ma viene accompagnata da una continuità visiva che ne attenua l’impatto.

Accanto alla seduta, il sistema modulare amplia il campo d’azione. Gli elementi possono assumere configurazioni diverse – coffee table, consolle, librerie verticali fino a due metri e mezzo – mantenendo una coerenza formale costante. La modularità non introduce variazioni di linguaggio, ma estende una stessa logica su scale differenti. Ogni elemento resta riconoscibile all’interno di una grammatica comune.
Il titolo Peo’s richiama una dimensione familiare, legata alla storia del brand, ma non diventa un dispositivo narrativo esplicito. La componente personale resta implicita, mentre il progetto si concentra sulla costruzione dell’oggetto. La memoria si traduce in continuità progettuale, non in racconto.
La scelta di presentare la collezione da Deodato Arte incide sulla lettura complessiva. Inserire gli oggetti in uno spazio legato all’arte contemporanea li sottrae alla dimensione puramente funzionale. Tavoli e sedute vengono percepiti come presenze autonome, capaci di dialogare con lo spazio espositivo. Il tema del pezzo unico trova qui una collocazione coerente: ogni elemento, lavorato manualmente, si avvicina ai codici dell’opera senza rinunciare all’uso.
Durante la Design Week, caratterizzata da una forte densità di progetti e installazioni, Peo’s mantiene una linea asciutta. Nessuna costruzione scenografica complessa, nessun dispositivo immersivo. L’attenzione resta su forma, materia e luce, elementi sufficienti a definire l’esperienza.
Il lavoro di Dodi Design procede lungo una direzione precisa: un design che si costruisce attraverso controllo formale, lavorazione artigianale e coerenza linguistica. La funzione non viene eliminata, ma integrata in un sistema più ampio, dove l’oggetto diventa anche misura dello spazio che occupa.



