Papadimitriou e Kersels a Napoli: due mostre da Morra Greco. Tra rinascita e fallimenti

Nel 1514 Albrecht Dürer completava un’incisione a bulino che avrebbe poi intitolato Melancolia I: una figura alata osserva passiva una scena fatta di simboli che raccontano il presente. Ciò che ispira il genio e la creatività è momentaneamente in pausa. In ottica rinascimentale, quest’opera ci regala un momento di tensione, sospeso tra la possibilità di una conoscenza infinita e gli umani limiti. La malinconia è la frustrazione di non poter andare oltre.

Maria Papadimitriou ci dice che l’intento dell’artista è suggerire di iniziare a pensare in un altro modo. La sua presenza, in una delle Sale del Palazzo Caracciolo di Avellino, al secondo piano, è inserita in un contesto che ricorda il suo studio. La sua appare quasi la stessa rassegnazione di cui ci parla Dürer, in una sorta di performance nel ricordo di quella figura con la mano sotto al mento, in modalità riflessione. Ne fa sfoggio come di un sentimento necessario, una fase da attraversare per ripensare il futuro. Campeggia infatti una scritta al neon che richiama il titolo della mostra: Frustration of Utopia” celebra la stasi, l’insoddisfazione che precede il cambiamento, “ricordandoci che l’utopia, pur ferita, resta una forza vigile, una tensione verso ciò che ancora non è”, dichiara la curatrice Claudia Gioia.

Frustration of Utopia, Maria Papadimitriou, Curated by Claudia Gioia, Fondazione Morra Greco, 2025, Photo by Valeria Laureano, Courtesy Fondazione Morra Greco

Sul piano di lavoro, scomposti, sovrapposti e disordinati, ritagli di un bestiario contemporaneo di ispirazione per quello che verrà, in un racconto fantastico che interseca costantemente tratti umani ed animali, per una nuova consapevolezza di condivisione. Sul pavimento, calchi accatastati e dalle nuove forme, si confondono con presenze metalliche: la narrazione è quella dei reperti archeologici, i resti di una civiltà che, ricorda Papadimitriou , accomuna la cultura greca antica e Napoli. Sono resti di un ipotetico futuro, e dal futuro verranno. Qual è la loro reale forma? Non ci è dato saperlo, la sua arte non può dare risposte, né si prepone di farlo. Crea domande, piuttosto.

Frustration of Utopia, Maria Papadimitriou, Curated by Claudia Gioia, Fondazione Morra Greco, 2025, Photo by Maurizio Esposito, Courtesy Fondazione Morra Greco

Anche gli ex-voto, adiacenti al “suo studio”, vengono da un tempo prossimo incerto: sono figure ibride, nell’identità e nella metafora. Vogliono raccontare le metamorfosi, partendo da un concetto sacro della tradizione napoletana. Ne mantengono a tratti la tecnica, laicizzando l’intero processo. E ispirandosi proprio all’incisione di Dürer, l’artista greca ammette la sconfitta del pensiero, del dubbio, dell’intuizione, in quest’epoca di disequilibrio massimo. Una rinascita sarà possibile nel momento in cui ripenseremo la coabitazione col contesto in cui ci inseriamo in modo apatico.

Martin Kersels, Zero, 2025_Guitar amplifier, microphone, microphone cable, wood, door with glass inset, turntable

Non v’è rinascita senza caduta

Se Maria Papadimitriou mostra l’utopia di un ipotetico futuro, con affetto e simpatia Martin Kelsers guarda all’errore, alla caduta.  Lo sguardo ironico di un artista che gioca col fallimento, conscio del fatto che in questo caso i limiti possano essere anche il punto di partenza che anticipa la rinascita. Il titolo “All that fall”, “richiama il radiodramma di Samuel Beckett del 1956, dove la fragilità  quotidiana si mescola a humour nero e piccole epifanie.” – spiega la curatrice Giulia Pollicita – “Kersels trasforma l’imprevisto in linguaggio visivo: le sue opere cadono, inciampano, si sbilanciano, come metafore di un presente che traballa”.

Le macchine perfomative tanto care alla poetica dell’artista statunitense, che adornano il primo piano del Palazzo Caracciolo di Avellino, sembrano in effetti così sbagliate. Si prova empatia per quel microfono acceso che si trascina stanco, lento, “appeso” su varie superfici messe lì a restituire diversi suoni, per nulla melodiosi. Non è nella sua funzione, non è in forma. Parafrasando alcuni meme virali viene quasi da dire “Anche io microfono, anche io”. Come non sodalizzare, poi, con l’operaPenteconter”, che, se nel titolo si ispira all’imbarcazione che pare Ulisse abbia utilizzato per tornare a casa, nella fattezza è sarcasticamente ridimensionata, memore del viaggio “un po’ più lungo” di quanto il re di Itaca si aspettasse, e di quel piano preciso che da qualche parte è andato a naufragare – davvero. Un’altra piccola imbarcazione viaggia a vele spiegate grazie a “The interpretation of dreams” di Sigmund Freud, nell’incertezza del sogno. E poi, la bellissima luce sospesa che narra del senso di tradimento, paura e smarrimento di Leopold Bloom, protagonista dell’”Ulysses” di Joyce.

Installation view, All that Fall, Martin Kersels, Fondazione Morra Greco, 2025, Photo by Maurizio Esposito, Courtesy Fondazione Morra Greco

Che poi, l’opera che introduce a questo mondo meccanicamente sconvolto di Kersels, è proprio una luce: si chiama “Virus”, e pare “infettare” la visione di tutta la mostra. Quella luce soffusa, coperta da strati e strati di tessuto, è il preludio di ciò che potrebbe essere diverso, ma che è andato così. E non è colpa di nessuno: il fallimento è parte della precarietà umana su questa terra e come tale va accettato. Si intravede del pizzo, del merletto. C’è una parte di quest’opera che può ricordare Napoli? “Sì. Napoli è antica, ma non vecchia. Coperta da strati e strati di cultura. Ma non muore. C’è forza, senti che è viva”, ha detto l’artista con limpida convinzione.

Ed è bello concludere così, con un pensiero alla città che ospita le due mostre, alla Fondazione Morra Greco. A Napoli, dove proprio con ironia, il fallimento e la crescita si inseguono da sempre in una costante storia in divenire. Le mostre saranno visitabili fino al 15 Febbraio 2026.

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Marina Piccola Cerrotta
Marina Piccola Cerrotta
Marina Piccola Cerrotta nasce a Napoli nel 1991. Studia Antropologia e Storia dell'arte, conseguendo la Laurea Magistrale presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Vince poi il concorso Generazione Cultura e frequenta la LUISS Business School. Dopo le esperienze di redattrice per Vesuviolive e Fanpage, cura nel 2018 la mostra "Forcella Reigns", di Francesca Bifulco e Alex Schetter, a Los Angeles. Ha collaborato al reparto cretivo e come art consultant delle gallerie d'arte Liquid art system. Nel 2023 pubblica il suo libro "Una limonata blu", edito da Guida Editori con la prefazione del Prof. Marino Niola.

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