Paisaje de Origen: le visioni primordiali di Angelica Bergamini in mostra a Lima

Paisaje de Origen è il titolo dell’ultima mostra realizzata da Angelica Bergamini, al Monumental Callao di Lima. Artista poliedrica, nata e cresciuta sulla costa toscana, naturalizzata in America, tenta – da sempre – di riflettere sulla genealogia di un paesaggio primordiale in cui esistano connessioni al di là della cultura e della geografia di appartenenza. 

“È da questa riflessione, sulla geografia delle mie origini unita alla mia esperienza del melting pot newyorkese” dichiara l’artista “che nasce in me la necessità di contemplare e descrivere un paesaggio senza confini – il luogo da cui tutt* proveniamo, a cui tutt* apparteniamo e in cui, alla fine, facciamo ritorno – le eterne acque cosmiche. Un’espansione di orizzonte”.

Il titolo enigmatico della sua personale Paesaggio di Origine è emblematico del desiderio di fusione universale tra dimensioni lontane, che Bergamini tenta di far comunicare nel segno della produzione artistica. L’intento è la decostruzione dell’unicità spaziale e la possibilità di presuppore l’esistenza di uno spazio liminale in cui la memoria privata si combini con quella collettiva creando visioni archetipiche e suggestioni che rimandino ad una dimensione spaziale altra. L’operazione artistica di Bergamini assume una dimensione esplorativa: attraverso la ricerca di un paesaggio universale in cui le culture, i confini e le religioni dialoghino senza prevaricazioni, censure, lotte. 

Bergamini adotta un vocabolario semantico e un’iconografia essenziale che usa abitualmente: cerchi, oceani, rive che diventano simboli silenti di un universo personale e del suo lessico artistico. A tal proposito i simboli di Bergamini “incarnano il concetto di soglia e transizione, suggerendo un dialogo tra i mondi, tra stati di coscienza, tra il presente e un’origine ancestrale” spiega l’artista stessa. Paisaje de Origen consta di una serie di opere, tra cui Before the name #2, Rember e Meet me beyond this shore.

Nell’opera video Remember due sfere sovrapposte, elementi essenziali della filosofia bergaminiana, sono antropomorfizzate mediante un occhio allocato nel lato superiore destro della rappresentazione che – quasi alla maniera del fotogramma di Luis Buñuel Un chien andalou – è protagonista indiscusso della riproduzione filmica. Lento, magnetico, misterioso, l’occhio, nei suoi movimenti di chiusura e apertura, diviene, nell’immaginario di Angelica Bergamini, rappresentante del Divino Femminile, del mito della Grande Dea Madre. Remember è, dunque, una riflessione sull’origine dell’essere, “that Cosmic Womb that connect us across borders, cultures, ethnicities and religions” come è riportato nel sito personale dell’artista.

In Before the name l’artista proietta l’osservatore in un immaginifico mondo in cui tempo e spazio paiono azzerati. Un universo primordiale la cui atmosfera richiama un surrealismo pacato, non umano, un irrazionale emisfero silente, in cui l’elemento circolare galleggiante tra le polveri materiche generate dalla tecnica di Bergamini, contribuisce a un profondo senso di straniamento e contemplazione. 

Una grande sfera opalescente, perlacea, eterea – presumibilmente la dea lunare, Mama Quilla (in Perù per gli Inca) come sottolinea l’artista – domina la composizione sospesa tra onirismo e astrazione, presenza e dissolvenza. La tecnica pare evocare un effetto di velatura sovrapposta dove la materia pittorica si fa leggera e al contempo densa, passando da un colore più vivido nella parte superiore della composizione (ovvero un azzurro polveroso) fino a tonalità calde e brune nella parte inferiore, con tocchi rossastri e d’ocra. 

Meet me beyond this shore è una esplorazione visiva di un odisseico viaggio, via mare, teatro di connessioni culturali e geografiche fondamentali. Riprendendo un’iconografia simile a Before the name l’artista lavora qui sui toni scuri del blu e del violaceo, suggerendo un’atmosfera crepuscolare. Attraverso una quiete meditativa l’artista introduce l’iconografia di un lento e ipnotico sollevarsi di onde marine, che occupano il lato inferiore del lavoro. Rispetto a Before the name, in questo lavoro il cerchio diviene simbolo dell’elemento lunare. Come afferma Bergamini, guidandoci nell’interpretazione dell’opera, “la riva diventa uno spazio liminale, un varco tra il mondo dei vivi e il regno di coloro che ci hanno preceduto, un invito a guardare oltre la materia e a riconoscere la continuità dell’esistenza”.

Before the name #2 e Remember saranno successivamente esposte sempre a Monumental Callao nella collettiva Manifestos Femeninos, visitabile dal primo marzo al 20 aprile.

Riflettendo sul concetto di soglie, dimensioni liminali e connessioni spirituali al di là del visibile, Bergamini inaugura a Lima una nuova concezione di spazialità. Uno spazio cioè in cui “non vi erano confini tra l’essere e l’universo, tra l’io e l’altro” scrive l’artista, aggiungendo: “L’esistenza era un tutt’uno, senza limiti che la frammentassero, senza categorie che la restringessero. Era la soglia prima della dualità, prima che il mondo si dividesse in opposti: luce e ombra, cielo e terra, materia e spirito.”

Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

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Alessandra Cremone
Alessandra Cremone
Alessandra Cremone è laureata in Storia dell’arte all’Università di Bologna, i suoi studi e le sue ricerche si sono concentrate sui linguaggi della contemporaneità. Si è occupata di mediazione museale e ha svolto attività di mappatura fotografica del territorio siciliano, esponendo in mostra in occasione di Images Gibellina.

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