Ossessioni, paesaggi e identità: le traiettorie emergenti della fotografia contemporanea

Una costellazione di sguardi sul presente. Dopo aver attraversato e metabolizzato le centinaia di fotografie e immagini esposte a Paris Photo 2025, quattro progetti emergenti che scelgono il corpo, il ritratto, il silenzio e i paesaggi quotidiani per parlare del loro tempo. 

In francese il gesto di “scattare una foto” si traduce con “prendre une photo”. Prendre (prendere), così come capturer (catturare), sono verbi che caricano l’atto del fotografare di un senso di appropriazione. La “cattura” del reale che permette un obiettivo fotografico e poi la sua stampa si trasformano in una memoria fisica, che cerca di compensare la fugacità di ciò che vive nei ricordi e che il passare del tempo opacizza. I filmati dei compleanni d’infanzia, come le immagini di cronaca giornalistica, i contenuti dai social che spaziano dai conflitti geopolitici e sociali ai frammenti di quotidianità condivisi senza troppe domande, o quelli illusori generati dall’AI, fino alle immagini artistiche riprodotte: tutto diventa ancoraggio visivo per la memoria.

Pur provenendo da canali e da linguaggi diversi, ciascuno materiale visivo alimenta un racconto quotidiano, al tempo stesso personale e collettivo, che influenza l’interpretazione della realtà che viviamo. In questo intricato paesaggio visivo, in cui il vissuto sembra essere validato solo se immortalato  – “Pics or it didn’t happen” si dice in rete – si guarda alla selezione di opere realizzata da Paris Photo (13 -16 novembre 2025) – la fiera consacrata, da 28 edizioni, alla fotografia e al medium visivo – per scoprire quali siano secondo la direzione artistica di Anna Planas e di Florence Bourgeois le immagini del presente.

Come insegna la semiotica, un’immagine, o meglio una pictureun’immagine per come appare nel mondo materiale – ha la capacità di condizionare il nostro universo visivo. Chi realizza una foto propone una prospettiva del proprio mondo, che quando condivisa entra nell’esperienza percettiva di chi l’osserva. L’ampia e diversa offerta di contenuti visivi di Paris Photo ci ha condotto alla sezione Emergence, la parte della fiera dedicata allә giovanә artistә emergenti. Emergence ha compreso 20 progetti monografici, che hanno messo in luce giovani artistә internazionali. Tra loro abbiamo scelto di avvicinarci alla ricerca di Andrea Ladcsi, Sibusiso Bheka, Emma Sarpeniemi e al progetto Exactitudes

András Ladocsi _Prints Galerie Obsession

András Ladocsi

Obsession è il titolo della serie di scatti esposti da András Ladocsi. Di origine ugherese, la ricerca di Ladocsi (1992) è marcata dagli elementi dell’acqua e del corpo. Ex atleta di nuoto, cattura corpi in posa, a riposo o in movimento, di cui la nudità non è elemento sorprendente, ma loro stato spontaneo. Del suo lavoro è la morbidezza delle forme che colpisce. C’è un ribaltamento tra la rappresentazione del corpo maschile e di quello femminile, di cui sembra invertire le connotazioni attribuite solitamente a ciascuno. Corpi di uomini, talvolta sportivi o anziani, presentati in momenti di calma. Figure dormienti, adagiate su letti o ritratte in primi piani silenziosi, insieme a figure di donna agenti. Donne in posizione eretta, in lacrime, ventri materni, spalle larghe. Tra acqua e corpo, le foto di  András Ladocsi odorano di brezza marina e di dormiveglia. C’è una tenerezza nei movimenti data dalle luci e dalle tonalità dei colori, che partecipano a decostruire la narrazione machista della figura maschile. 

Sibusiso Bheka, Courtesy AFRONOVA GALLERY

Sibusiso Bheka

Colori e corpi sono elementi che ritornano nel lavoro di Sibusiso Bheka (1997). L’artista di origine sudafricana propone una serie che ritrae la quotidianità del suo paese natale, Thokoza, a circa 50 km da Johannesburg. Qui le atmosfere notturne, calde e avvolgenti ma estranianti, sono la scenografia di immagini che parlano di una realtà segnata da violenza e da povertà. In una delle fotografie, al centro della scena si trova un bambino in piedi. Alle sue spalle un’abitazione su cui riflette la sua sagoma illuminata dai fari blu di un’auto della polizia, che rimane però fuori campo. Rappresentare un mondo ancora segnato dall’apartheid, senza ricorrere a retoriche documentaristiche che finiscono per irrigidire e stereotipare le sue narrazioni, è la sfida con cui Sibusiso Bheka si confronta. Giocando con variazioni luminose e scenografie colorate, per ritrarre sguardi profondi e silenziosi, l’artista rilegge i cliché legati al suo territorio e propone un’estetica che mette in luce la dignità di chi vive quel quotidiano.

Emma_Sarpaniemi_Sorry_o-o_Surku_2024

Emma Sarpaniemi

Legata alla rappresentazione del corpo, in particolare del proprio, l’artista finlandese Emma Sarpaniemi (1993) è in fiera con il lavoro Two Ways to Carry a Cauliflower. Sarpeniemi utilizza il corpo, insieme a simboli del mondo dell’infanzia, per parlare della sua idea di femminilità, mettere in questione e per interrogare le norme di comportamento associate ai ruoli e all’età anagrafica nel quotidiano. Le foto dell’artista sono narrazioni dei suoi sogni. Tra il reale, l’assurdo e un velato grottesco, la fotografa propone composizioni scenografiche colorate, segnate da un’estetica pop e da un retrogusto malinconico.  Singolare è la scelta di mantenere evidente il cavo di autoscatto in quasi tutte le foto. Un filo nero, dichiarazione di un’autonomia creatrice e del bisogno del controllo in scena. Centrali poi gli abiti indossati, come un vestito che in verità è una tovaglia da tavola, che accompagnano la lettura degli scatti o talvolta ne diventano protagonisti.

Exactitudes

Sull’abito e sul modo di indossarlo la galleria Madé van Krimpen ha esposto Exactitudes, un progetto fotografico dal carattere partecipativo, iniziato nel 1994 a Rotterdam, dal duo di artistə Ari Versluis en Ellie Uyttenbroek. Exactitudes è una serie di ritratti scattati per 30 anni, in studio, coinvolgendo sconosciutə incontratə nelle strade di tutto il mondo, per documentare la maniera di abbigliarsi. In una delle ultime composizioni da loro realizzate, Femme – Rotterdam 2025, a parlare e a difendere la propria idea di feminilità, attitudine e libertà di costume sono 12 ritratti di donne adulte crossdresser e trans. Exactitudes guarda come il modo di pensarsi individuale si allinei ai codici di gruppo, a sottoculture e comunità. Fondendo individualismo e conformismo, il progetto mappa paesaggi socioculturali, riflette sul come si indossino le proprie convinzioni e su come queste collochino il corpo in un spazio, un contesto e un tempo definiti. 

Poiché il reale sfugge a ogni tentativo di fissarne un “qui e ora”, la sensazione è quella di rincorrere un mondo in costante movimento. La sfida dellә fotografә emergenti non sembra dunque risiedere nella capacità di catturare il presente, quanto nel saperne offrire una rielaborazione silenziosa. Un presente che richiede tempo e attenzione e di cui le immagini possono diventare strumenti di attraversamento, capaci di restituirci la sua complessità e non solo rappresentazioni o virtuosismi estetici. 

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