Oltre le etichette: la libertà artistica di Fini e Lepri raccontata da Tommaso Calabro

Fino al 22 novembre, quasi a voler dare seguito la grande mostra persso Palazzo Reale, la sede veneziana della galleria Tommaso Calabro ospita la mostra Leonor Fini/Stanislao Lepri: una doppia personale che riscopre e valorizza l’arte di artisti difficili da etichettare nelle scansioni artistiche novecentesche. L’esposizione racconta, attraverso disegni e opere, un dialogo fatto di rimandi simbolici e consonanze formali che esplicita la sintonia tra due figure complici.

A Palazzo Donà Brusa le opere di Leonor Fini presentano le possibilità dell’allegoria, della seduzione e dell’ambiguo. Tratti che raccontano di un Surrealismo al quale l’artista non ha mai voluto apertamente aderire, pur essendo fortemente influenzata – e influenzando a sua volta – dall’ambiente parigino degli anni Trenta. Delle sue opere colpiscono la visione e il contesto, le fantasie e l’eccentricità di una personalità libera, nell’arte come nella vita personale. Questo libero sentire, affascinante e seducente, viene esposto accanto ai sogni cupamente misteriosi di Stanislao Lepri. L’autonomia linguistica accomuna le due figure in una mostra simbolica che parla con i codici surrealisti in modo spontaneo.

Emergono così i riferimenti, tutte le conoscenze dell’uno e dell’altra, senza però che alcun rimando cada nel citazionismo. Colpisce l’indipendenza delle due figure rispetto a un panorama artistico ma anche rispetto alla controparte: due linguaggi complici che mantengono la loro unicità. 

Tommaso Calabro, attraverso la sua selezione di opere, riesce a raccontare la complicità visionaria di entrambe le personalità, rivalutando un’autonomia linguistica che sfugge alle classificazioni. Non è la prima esposizione della galleria dedicata a Leonor Fini e Stanislao Lepri. Nel 2022 Calabro aveva dedicato una monografica a Leonor Fini negli spazi di Piazza San Sepolcro a Milano: “Leonor Fini. Italian Fury. As dreamed by Francesco Vezzoli”. L’esposizione ospitava, in un allestimento scenografico di Filippo Bisagni, opere di Francesco Vezzoli in dialogo con Leonor Fini ma anche Lepri, Clerici e De Chirico. Seguì poi una monografica “Stanislao Lepri” nel 2023, con oltre quaranta lavori a raccontare la carriera dell’artista.

Mentre le esposizioni precedenti negli spazi milanesi consentivano un’immersione – concettuale e percettiva – nella pratica artistica delle due figure, ora viene lasciato spazio all’accostamento, a una visione d’insieme degli immaginari che risultano inevitabilmente complementari. È chiaro allora come l’incontro di Leonor Fini abbia cambiato il corso della vita di Lepri e quanto fosse importante l’uomo per l’Italian Fury (da una dedica di Max Ernst all’artista italo-argentina, «Furia italiana, scandalosa eleganza, capriccio e passione»).

“Leonor Fini / Stanislao Lepri” è una storia d’amore sotto tanti punti di vista; è una narrazione tenera e intima nella sua non convenzionalità. È la connessione tra due menti, è la condivisione di un’autonomia visionaria, l’impossibilità di classificare l’uno e l’altra, è l’evidente complementarità di sguardi. Ma è amore anche quello di Tommaso Calabro, di chi continua a raccontare e valorizzare in modo sempre nuovo e diverso.

I progetti di valorizzazione e riscoperta di figure “minori” nel panorama artistico novecentesco vengono presentati dalla galleria con un affetto e una cura che li rende visionari. È stato così con “Casa Iolas. Citofonare Vezzoli” (Milano, Piazza San Sepolcro 2, 2021), con “Five Years” (Milano, Piazza San Sepolcro 2, 2023) ma anche a Venezia con “Man Ray” (2025). I racconti proposti da Tommaso Calabro sono emotivi, sentiti e ricercati, sono legami autentici con un’arte che viene proposta in un modo che non lascia nulla al caso. Gli accenti posti e i fil rouge delle narrazioni hanno un senso profondo rendendo evidente la presenza del gallerista. 

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Rebecca Canavesi
Rebecca Canavesi
Rebecca Canavesi consegue la laurea in Comunicazione e didattica dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Si trasferisce a Venezia, dove segue un programma curatoriale e frequenta il corso di Laurea Magistrale in Storia delle arti e conservazione dei beni artistici presso l’Università Ca’ Foscari. Prediligendo contenuti e ricerche sul contemporaneo, lavora come copywriter freelance e attualmente collabora come contributor per Art-Frame Magazine (Venezia) e Artuu.

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