Oliver D’Auria e le sue 27 stelle: ritratti in luce tra mito e percezione

In occasione della Design Week 2026, Oliver D’Auria torna a Milano con un progetto che mette a fuoco uno dei nuclei più riconoscibili della sua ricerca: la capacità di tradurre l’immaginario collettivo in immagini stratificate, instabili, in continua ridefinizione. Oliver’s 27 Stars – A Friendly Portraits Exhibition, curata da Consiglia Farinella (Keygallerymilano), si configura come una costellazione visiva dedicata alle icone della musica scomparse a 27 anni, figure sospese tra leggenda e memoria culturale.

D’Auria, attivo sin dagli esordi della street art europea dei primi anni Duemila, sviluppa una pratica che attraversa linguaggi e supporti, mantenendo però una coerenza interna fondata sull’indagine emotiva. Le sue opere nascono da un processo che unisce disegno manuale e digitale, per poi tradursi in installazioni che interrogano la percezione e il ruolo del medium. Il risultato non è mai un’immagine definitiva, ma un sistema aperto, in cui il soggetto si trasforma a seconda delle condizioni di visione.

Al centro del progetto espositivo emerge con decisione il contributo tecnologico e formale di Quadruslight: le opere sono infatti realizzate attraverso questo metodo, che utilizza la retroilluminazione come elemento strutturale e non accessorio. La luce non si limita a valorizzare l’immagine, ma la costruisce, ne modifica i contrasti, ne amplifica la profondità e la dimensione immersiva. Il lavoro di D’Auria trova così una nuova estensione, in cui il segno grafico dialoga con la materia luminosa, generando una percezione dinamica e cangiante.

Le opere, declinate su supporti differenti, dalla carta ai pannelli retroilluminati,  mettono in evidenza come il medium condizioni la lettura visiva, trasformando ogni variazione tecnica in una variazione semantica.

Il progetto si sviluppa a partire da una serie di ritratti musicali iconici, ma evita la dimensione celebrativa per spostarsi verso una traduzione visiva dell’energia sonora. I volti diventano superfici attraversate da tensioni luminose, frammentazioni e interferenze, restituendo non tanto una somiglianza quanto una vibrazione, un’identità percettiva. È in questa oscillazione tra figurazione e astrazione che si riconosce la cifra più matura dell’artista.

La mostra trova spazio da Bisca Manfredi, nel quartiere Isola, contesto informale ma attento alla contaminazione tra linguaggi. Più che una semplice sede espositiva, il luogo si configura come un ambiente relazionale, in cui arte, musica e convivialità convivono, amplificando la natura ibrida del progetto.

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Paola Martino
Paola Martino
Giornalista, appassionata di lingua araba e di arte, vive a Milano. Per focusmediterranee.com e il giornale off scrive per la sezione Culture, soffermandosi su artisti, mostre, eventi e progetti culturali che non hanno confini. Per lei, infatti, la cultura è un mezzo per migliorare il dialogo e la conoscenza reciproca, anche tra le due sponde: Sud Europa e Nord Africa. Si è diplomata in lingua e cultura araba all’Ismeo di Milano e ha lavorato come giornalista radiofonica e per diverse testate.

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