In un edificio della Galleria Umberto I di Napoli, dai cui balconi i fregi del Teatro San Carlo sono quasi a portata di mano, si entra in un luogo che non assomiglia a nessun’altra realtà della città: tutto quello che contiene è stato prodotto da una sola famiglia, nel corso di oltre 170 anni di attività. Il Museo del Corallo di Casa Ascione è un museo d’impresa nel senso più preciso del termine: un archivio vivo, una memoria artigianale che continua a coincidere con l’attività produttiva dell’azienda. Più di una casa, più di un museo: la celebrazione, in dialogo con la città di Napoli, di un artigianato di eccellenza che si è fatto impresa e storia.
Da Torre del Greco alla Galleria
Nel 1855 Giovanni Ascione, figlio di Domenico, armatore di “coralline”, le piccole barche che servivano per la pesca del corallo, decise di spostare il baricentro delle attività di famiglia sulla manifattura, fondando nella cittadina vesuviana di Torre del Greco, in provincia di Napoli, quella che sarebbe diventata la realtà produttiva più antica sul territorio, nel settore della lavorazione artistica del corallo. Da allora, nei 150 anni successivi alla fondazione, il marchio Ascione si è distinto per il rigore con cui ha interpretato le tendenze del gusto e della moda nell’oreficeria e nella gioielleria, declinando in linee sempre nuove gli stili del proprio tempo e documentando una continuità produttiva ininterrotta che poche imprese italiane possono vantare.
Il museo è stato inaugurato nel 2001, in occasione del 150esimo anniversario dell’azienda, in prossimità della sede dello showroom storico dell’azienda. “Il museo è incentrato sul corallo per una questione di memoria storica, identità e coerenza dell’offerta. È legato alle nostre origini e, anche nell’ottica di un’operazione di responsabilità sociale d’impresa, abbiamo scelto di valorizzare proprio questa storia, spiega ad “Artuu Magazine” Giancarlo Ascione, che oggi rappresenta la nuova generazione della famiglia impegnata nella conduzione dell’azienda. La progettazione degli spazi è stata affidata a Paola Ascione, architetto e sorella di Giancarlo. Il risultato è un ambiente in cui museo e bottega si intrecciano e si rimandano l’uno all’altro: da un lato le vetrine con i pezzi storici, dall’altro lo showroom dove la produzione contemporanea è in vendita.
Il corallo e il cameo: due tecniche, una storia
Nel museo sono esposti più di 300 oggetti, testimonianza di una rara e raffinata produzione che va dagli inizi del XIX secolo fino alle creazioni più contemporanee. Rami di corallo di diversa provenienza testimoniano la varietà di un materiale che cambia colore, texture e densità a seconda della profondità e della latitudine in cui viene pescato. Il corallo rosso del Mediterraneo, per esempio, quello che ha reso famosa Torre del Greco in tutto il mondo, si pesca in profondità, al buio, nel freddo. È un materiale nobile, lavorabile, capace di prendere la forma che il maestro gli impone. Accanto al corallo, il museo documenta un’altra eccellenza della manifattura napoletana: il cammeo su conchiglia, tecnica distinta per origine e materiale, nella quale i due strati calcarei della conchiglia vengono pazientemente lavorati con il bulino per creare disegni in bassorilievo tridimensionale. Una tradizione consolidata in epoca borbonica e portata al suo apice nell’Ottocento, di cui Casa Ascione è stata protagonista e custode.
I pezzi che si trovano nelle vetrine sono straordinari per varietà e qualità: ritratti di personaggi storici, soggetti mitologici e allegorici ripresi con la perfezione del bassorilievo; figure femminili, muse, volti copiati dai reperti che affioravano nel corso degli scavi archeologici di Ercolano.

Le parure per le regine e la culla di Casa Savoia
Il museo conserva oggetti che hanno attraversato la storia: commissionati dai potenti, scomparsi e riemersi, documentati con precisione archivistica. “Un lavoro di repertazione di oltre dieci anni”, come racconta Giancarlo Ascione. Tra le sale, si può ammirare la parure in rose di corallo realizzata per la regina Farida in occasione delle nozze con re Farouk d’Egitto, nel 1938. È uno dei pezzi su cui si ferma inevitabilmente lo sguardo: corallo rosso del Mediterraneo lavorato in fiori e montato in oro, per caratterizzare diadema, collier, bracciale, orecchini e fermaglio da mantello. Accanto alla parure, l’originale pratica di produrne due copie identiche, una per la consegna, una di riserva da utilizzare immediatamente in caso di furto o danno durante il viaggio, a svelare i meccanismi artigianali e logistici di una produzione di lusso e destinata a cingere il capo di una regina. Poi c’è la culla per la principessa Maria Pia di Savoia, prima figlia del futuro Umberto II e di Maria Josè del Belgio, nata a Napoli, a Villa Rosebery, nel 1934. L’originale è visibile oggi alla Reggia di Caserta: il fondo era in tartaruga marina, tagliata e modellata a mano secondo la tecnica che Casa Ascione ha praticato fino agli anni Cinquanta del Novecento, quando la protezione della specie ha reso il materiale non più disponibile. Altre commissioni ottenute dall’allora casa regnante d’Italia sono le bomboniere sempre in tartaruga. Visibili anche i pezzi in stile neorinascimentale commissionati da nobili, alta borghesia e visitatori del Grand Tour che facevano tappa a Napoli cercando qualcosa di tipico e prezioso da portare a casa. Una delle sezioni più sorprendenti del Museo è quella dedicata alle produzioni di Giovanni Ascione, nonno di Giancarlo, entrato in contatto diretto con le idee del Bauhaus. Il risultato è una serie di pezzi in corallo e metallo dalle linee essenziali, geometriche, lontanissime dagli stilemi liberty che avevano dominato la stagione precedente. “Lui aveva una passione per le nuove tendenze. Era sempre molto eclettico, aveva un approccio da artista“, sottolinea Giancarlo.
Un museo che è una responsabilità
“La nostra azienda ha saputo negli anni conquistare una grande riconoscibilità nel settore della gioielleria, ma sentivamo di avere bisogno di una maggiore connessione con il grande pubblico sul territorio”, racconta Giancarlo Ascione. L’apertura del museo nel 2001 nasce da questa considerazione, più che dall’ambizione di diventare un’attrazione turistica di massa. “La nostra è una scelta di responsabilità sociale d’impresa“, dice. “Nel momento in cui eravamo consapevoli di questa memoria storica, avevamo il dovere di restituirla”. È una parola, “restituzione”, che rende al meglio il senso del Museo del Corallo di Casa Ascione. Oltre i memoriali e le celebrazioni, è il modo in cui una famiglia ha deciso di rendere pubblica la propria memoria, consapevole che quella memoria parla anche di una città. “Quando si attraversa il museo, dice Giancarlo, “probabilmente si percepisce la bellezza, lo sforzo creativo che ha portato alla realizzazione di pezzi unici di artigianato artistico. Io percepisco le persone che ci hanno lavorato, come il lavoro di un’unica grande famiglia“.




