Ci sono parole che sembrano appartenere naturalmente alla musica e Armonia è una di queste. Per la ventesima edizione di MITO SettembreMusica, in programma a Milano e Torino dal 6 al 20 settembre 2026, Harmonia non è soltanto un titolo suggestivo: diventa una dichiarazione d’intenti.
MiTo 2026 è il primo festival firmato dalla nuova direttrice artistica Speranza Scappucci e nasce da una domanda tutt’altro che semplice: come mettere insieme differenze concrete – città, pubblico, repertori, generazioni, luoghi – senza cancellare l’identità di ciascuno?
La risposta non è cercare un mondo senza tensioni, ma relazionare voci diverse attraverso l’ascolto, l’attrito e il movimento per creare un’unica nuova armonia. Un concetto particolarmente potente in un presente fatto di fratture e polarizzazioni, che il festival prova a trasformare in esperienza concreta attraverso oltre 60 appuntamenti distribuiti tra due delle città più grandi del nord Italia: Milano e Torino. Qui, teatri e auditorium convivono con chiese, spazi urbani e luoghi meno consueti ospitando grandi orchestre, interpreti internazionali e giovani musicisti con un repertorio che spazia dalla musica antica alle nuove creazioni.

Non poteva, dunque, esserci apertura più coerente per la ventesima edizione di MiTo del “War Requiem” di Benjamin Britten, che andrà in scena il 6 settembre alla Scala di Milano e il 7 all’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino. L’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e il complesso del Teatro Regio Torino, diretti da Simone Young, saranno protagonisti di un’opera legata alla riconciliazione, che Britten compose per la consacrazione della Cattedrale di Coventry, ricostruita dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. “War Requiem” è un’opera nata dalle macerie e pensata per trasformare la memoria della distruzione in un gesto di pace, il manifesto ideale per Harmonia e anche per il periodo storico che viviamo, caratterizzato da guerre e conflitti che sembrano insanabili.
MiTo 2026 vuole costruire un percorso che attraversa secoli e linguaggi differenti, con Riccardo Chailly, che guiderà la Filarmonica della Scala in Rachmaninov e Čajkovskij, William Christie e Les Arts Florissants alle prese con il barocco francese di Charpentier in un dittico che unisce musica, teatro, danza e gesto scenico e Il Pomo d’Oro che si dedicherà a Monteverdi, riportando al centro la voce come memoria, racconto e identità. Per la musica contemporanea, la nuova commissione del festival è stata affidata a Paola Prestini, compositrice italiana naturalizzata statunitense e fondatrice del National Sawdust di New York. Il suo “Kaos”, ispirato ad alcune novelle di Pirandello, diventa una riflessione orchestrale sul conflitto interiore, sull’isolamento e sulla dignità, per non dimenticare le fratture, ma attraversarle. Questo è anche l’obiettivo del programma dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali, che accosta Wagner, Mozart e Bruch a composizioni più recenti, tra cui “Il canto del silenzio” di Simonide Braconi e la “Chamber Symphony n. 2 Meditation” di Yevhen Stankovych, pagine legate alla memoria e alla resistenza interiore.

Se, poi, c’è un autore che da sempre incarna il rapporto fra tradizione e futuro, questo è Ludwig Van Beethoven. Proprio nel 2026 prende l’Integrale dei Quartetti per Archi, affidata al Quartetto d’archi del Teatro alla Scala. Un progetto lungo, che richiede tempo e ascolto e che accompagnerà il pubblico fino al bicentenario della morte del compositore, nel 2027.
Il senso più interessante di questa ventesima edizione di MiTo è non solo celebrare in grande un importante anniversario, ma soprattutto chiedersi che cosa può fare la musica in un tempo che sembra avere sempre più difficoltà ad ascoltare.
La risposta di Harmonia appare semplice, anche se nasconde più strati di riflessione. Lasciare che le differenze restino differenze, ma trovare il modo di farle risuonare nello stesso spazio. Se funziona per un’orchestra, in cui gli strumenti suonano note diverse che, tramite l’ascolto reciproco, si fondono in musica, potrebbe funzionare anche per il nostro futuro.


