Mentre continua il dibattito sulla trasformazione del museo contemporaneo da mero spazio espositivo e di conservazione, ad agente di cambiamento sociale e di produzione culturale, nella città dello Stretto si accende un nuovo astro, il MIRA – Mediterranean Institute for Research and Arts, il cui nome evoca appunto una stella gigante visibile nel Mediterraneo.
A detta del Ministro della Cultura Alessandro Giuli non si tratta dell’ennesimo polo museale di arte contemporanea, ma di un intervento dalla forte ambizione internazionale orientato al dialogo con l’Africa e i paesi del bacino mediterraneo, in attuazione del Piano Mattei. Con una sinergia tra il Ministero, il Comune e l’Università, Messina si candida quindi a diventare un punto di riferimento per gli studiosi e gli artisti globali.
Nato dalle ceneri del progetto MAXXI Med, il MIRA si configura come una fondazione autonoma. L’ambizioso progetto nasce anche nel segno di una profonda operazione di rigenerazione architettonica e urbana: il recupero delle Torri Morandi, capolavoro di archeologia industriale realizzato tra il 1949 e il 1955 dall’ingegnere Riccardo Morandi, tra i più affascinanti esempi di architettura brutalista in Italia.
Morandi utilizzò qui il suo brevetto per il calcestruzzo armato precompresso, rendendo l’opera la prima struttura verticale al mondo realizzata con questa tecnologia. Le due torri monumentali fungevano da stazioni di trazione per i teutonici cavi dell’elettrodotto di collegamento tra la Sicilia e il Continente.
Il progetto di riqualificazione, finanziato con 10 milioni di euro (ex fondi PNRR) e con una conclusione dei lavori prevista entro dicembre 2027, adotta un approccio conservativo preservando la potente verticalità delle due torri. L’intervento prevede una ridefinizione del rapporto delle torri con il paesaggio: il balcone-belvedere, posto al primo piano dell’avancorpo centrale, offrirà una vista privilegiata sullo Stretto e sui piloni, integrando l’esperienza paesaggistica nel percorso museale. Il piazzale esterno vedrà l’uso di terra stabilizzata e materiali drenanti ecosostenibili per permettere al terreno di respirare, evitando il consumo di suolo.
Il progetto del MIRA potrebbe davvero trasformare un’architettura industriale silente in un faro di rigenerazione e bellezza, ma esso comprende anche l’utilizzo della residenza storica di Villa Pace. A detta del Ministro Giuli, le Torri Morandi e Villa Pace diventeranno ciò che in realtà già sono, “opifici di saperi” dove lavoro interdisciplinare e cooperazione internazionale contribuiranno a sviluppare un dialogo costante tra la cultura classica e la creatività contemporanea, “senza dimenticare tutto ciò che ci lega all’antico”, sottolinea il Ministro.

La nuova “stella” del MIRA nasce dunque tra i migliori auspici, dal connubio fertile tra brutalismo e memoria storica. Se le Torri rappresentano la tensione novecentesca verso il futuro tecnologico, Villa Pace incarna la memoria storica di Messina. La sua storia inizia nel 1850 con la famiglia Sanderson, che trasforma la dimora in un centro della mondanità messinese, ospitando figure come il Kaiser Guglielmo II. Dopo la distruzione del terremoto del 1908, la villa passa ai Bosurgi, protagonisti di un impero industriale legato agli agrumi, che applica le novità grafiche del Futurismo alla propria comunicazione commerciale. Acquisita dall’Università di Messina nel 1992, Villa Pace diventerà ora la sede delle residenze artistiche internazionali e della formazione interdisciplinare del MIRA, agendo da ponte tra il patrimonio archeologico e la creatività contemporanea.
A suggellare l’inizio di questo percorso, è stata inaugurata lo scorso 2 giugno l’installazione “Fontana Ferma” di Piero Pizzi Cannella. L’opera si compone di due gruppi scultorei speculari collocati sulle due sponde dello Stretto: uno nel rigenerato Parco Urbano dell’ex Fiera di Messina e l’altro in Piazza De Nava a Reggio Calabria. L’intervento “sacralizza un rapporto già esistente tra la Sicilia e Reggio”, dichiara il Ministro Giuli, trasforma lo Stretto in una piattaforma di dialogo permanente, dove l’arte funge da “ponte simbolico e immateriale” tra le due rive dello stretto.
Inteso come nuovo spazio plurale e globale, il MIRA non poteva non nascere al centro del Mediterraneo, d’altronde “la Sicilia ha qualcosa di centrale fin dai primordi dell’umanità”.
Sebbene l’apertura definitiva sia prevista per il 2027, il MIRA inizierà la sua attività già nell’ottobre 2026 con un programma di “cantiere aperto”. Il collettivo POLISONUM presenterà la performance sonora site-specific «Posso sentire ciò che ancora non riesco a vedere», concepita appositamente per le Torri Morandi. Parallelamente, l’Università di Messina promuoverà un convegno internazionale diffuso in diverse sedi mediterranee per indagare il ruolo dello Stretto come crocevia tra antico e contemporaneo.
La speranza è che dal 2027 le Torri Morandi, quelle magnifiche infrastrutture strategiche che negli anni Cinquanta permettevano ai cavi dell’elettrodotto di attraversare materialmente lo Stretto, diventeranno altrettanto strategiche per l’arte contemporanea, permettendo ad altre energie, immateriali ma non meno reali, di attraversarlo.


