Milano Art Week, le mostre da non perdere nell’ultimo weekend

Durante la Milano Art Week, la città si trasforma in un dispositivo diffuso in cui mostre, installazioni e performance costruiscono una mappa porosa, attraversabile, capace di attivare nuove relazioni tra corpi, spazi e narrazioni. Non solo grandi istituzioni, ma anche luoghi ibridi e temporanei entrano in risonanza, offrendo un programma che si muove tra dimensione visiva e attivazione performativa.

Tra le mostre da non perdere, la seconda personale di Gabrielle Goliath presso Galleria Raffaella Cortese si articola come un’indagine stratificata sul concetto di “bearing”. Il termine, ambiguo e plurale, viene attraversato dall’artista per interrogare il peso, simbolico e materiale, che i corpi neri, femminili e queer sono chiamati a sostenere. In un momento in cui il suo lavoro è al centro del dibattito internazionale per le recenti vicende legate alla censura in Sudafrica, la mostra milanese assume un ulteriore livello di urgenza. Le opere su carta e tela, costruite attraverso una grammatica pittorica essenziale, aprono a una dimensione intima e politica insieme, dove la vulnerabilità convive con una forma di resistenza affettiva.

Gabrielle Goliath, Bearing V, 2025, Courtesy the artist and Galleria Raffaella Cortese Milano, Albisola

Il doppio progetto espositivo di Fondazione Prada mette in dialogo due pratiche profondamente diverse ma accomunate da una tensione critica verso il presente. Con Over, under and in between, Mona Hatoum costruisce un ambiente instabile, attraversato da elementi ricorrenti del suo lessico, la griglia, la mappa, la ragnatela,  che trasformano lo spazio della Cisterna in un campo di forze percettivo. L’esperienza del visitatore diventa qui centrale: il corpo è chiamato a orientarsi in un sistema che continuamente sfugge.

Cao Fei, Dash (still), 2026. Courtesy l’artista, Vitamin Creative Space, e Sprüth Magers. Opera prodotta da Fondazione Prada

Parallelamente, DASH di Cao Fei sviluppa una riflessione complessa sulla “smart agriculture” e sulle trasformazioni tecnologiche del paesaggio rurale. Attraverso un montaggio di linguaggi, video, realtà virtuale, fotografia, archivio, l’artista restituisce una visione stratificata delle contraddizioni che attraversano il progresso, oscillando tra utopia e controllo.

Al Pirelli HangarBicocca, la dimensione espositiva si espande verso una componente narrativa e relazionale. La mostra di Benni Bosetto, ispirata al romanzo Rebecca di Daphne du Maurier, trasforma la casa in un organismo vivo, un corpo femminile architettonico che trattiene memoria e affetti. In questo contesto si inserisce la giornata di performance del 18 aprile, che attiva ulteriormente lo spazio espositivo, rendendolo attraversabile e instabile.

Accanto, Rirkrit Tiravanija prosegue la sua riflessione sull’autorialità con The House That Jack Built, un progetto che considera l’architettura come piattaforma relazionale, il cui significato emerge dall’uso e dalla presenza umana più che dalla forma.

Il programma performativo trova una delle sue espressioni più interessanti anche nello spazio pubblico del Teatro Continuo di Alberto Burri, dove la rassegna Corpi sul paRco, a cura di Gabi Scardi e Andrea Contin, riattiva il teatro come dispositivo aperto. Qui la performance si costruisce come sequenza fluida di interventi, senza gerarchie tra scena e platea, restituendo una dimensione partecipativa e orizzontale.

Paola Di Bello, Teatro Continuo di Alberto Burri, Parco Sempione, Milano, 2015

Sempre sul piano della performatività sonora e immersiva, Mountain Echoes di Yuval Avital ai Bagni Misteriosi del Teatro Franco Parenti trasporta in città un paesaggio acustico collettivo. Le sculture antropomorfe, costruite con materiali della Valtellina, diventano dispositivi di ascolto che intrecciano voci, suoni naturali e tracce urbane, generando un’esperienza multisensoriale che oscilla tra installazione e rito.

Marco Fusinato DESASTRES Two day performance on world’s largest volume LED screen Now or Never Festival, Melbourne, 2024 Ph NoN

Chiude questo itinerario il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea con la monografica di Marco Fusinato, dove installazione e performance si fondono in un’indagine sul rumore come linguaggio. Il suono, amplificato e reso materia fisica, attraversa lo spazio e il corpo dello spettatore, trasformando l’ascolto in esperienza immersiva e quasi tattile.

Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

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Paola Martino
Paola Martino
Giornalista, appassionata di lingua araba e di arte, vive a Milano. Per focusmediterranee.com e il giornale off scrive per la sezione Culture, soffermandosi su artisti, mostre, eventi e progetti culturali che non hanno confini. Per lei, infatti, la cultura è un mezzo per migliorare il dialogo e la conoscenza reciproca, anche tra le due sponde: Sud Europa e Nord Africa. Si è diplomata in lingua e cultura araba all’Ismeo di Milano e ha lavorato come giornalista radiofonica e per diverse testate.

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