Lux è la nuova liturgia pop di Rosalía: tra nightclub, santità e desiderio, la spiritualità si fa corpo

E Lux fu. È stato pubblicato il 7 novembre scorso il quarto album in studio della cantante spagnola Rosalía. A distanza di tre anni dal successo di Motomami, il disco si compone di 18 brani, di cui tre presenti esclusivamente nella versione fisica, e di molteplici scenari. Registrato tra Stati Uniti ed Europa (Francia, Spagna e Inghilterra), l’album rappresenta il risultato di una ricerca stilistica durata oltre due anni: un inno alla spiritualità e alla sfera femminile, cantate in tredici lingue diverse.

Spagnolo, inglese, francese e tedesco. Poi in italiano in Mio Cristo piange diamanti, brano ispirato al rapporto di amore platonico tra Francesco e Chiara d’Assisi; in cinese, ebraico, ucraino, latino e anche in dialetto siciliano. Si esibisce nel flamenco, omaggiando i suoi album passati, nella rumba e nell’opera, lasciandosi andare a lirismi che riprendono i canoni classici, accompagnata dalla London Symphony Orchestra diretta dall’islandese Daniel Bjarnason, e rimanendo comunque fedele a un gusto incredibilmente attuale e pop. 

Al centro del lavoro dell’artista catalana vi è il rapporto tra sacro e profano, incarnato da una parte da Dio e dal desiderio, tutto umano, di raggiungerlo e di comprenderne l’essenza, e dall’altra dall’uomo che, in questo caso, è una donna.

Tra i modelli da cui l’autrice ha tratto ispirazione, oltre all’omonima Santa Rosalia, patrona di Palermo, evocata in Focu ‘ranni, ci sono Giovanna d’Arco, a cui è dedicato il brano Jeanne, scritto con il contributo francofono di Charlotte Gainsbourg; la maestra taoista cinese Sun Bu’er, narrata in Novia Robot, e la biblica Miriam, di cui si riprendono versi in mandarino ed ebraico. Con loro, a completare una schiera di figure femminili, dalle storie complesse e dal forte valore simbolico, Rabi al-Adawiyya, mistica venerata dall’Islam; Santa Lucia, siracusana di famiglia benestante; Santa Chiara d’Assisi e Ryōnen Gensō, monaca buddista e artista giapponese.

Il percorso tracciato dall’album appare circolare, eppure articolato, attraversando ogni fase dell’essenza umana: l’amore, la ricerca di spiritualità, l’abbandono, la sofferenza, la gioia di trovare sé stessi nel mondo terreno e la paura di perdersi ancora una volta. Il singolo Berghain (con Björk & Yves Tumor), lanciato a fine ottobre, non solo rappresenta un omaggio al nightclub berlinese, ma mira a riassumere l’intero progetto, dove spiritualità e carnalità si intrecciano. Ad aprire la riflessione, il brano Sexo, Violencia y Llantas, che indaga passioni e opportunità di rinascita; mentre a chiuderla è il testo Magnolias, occasione per interrogarsi sul destino dell’esistenza, sulla vulnerabilità della fama e sulla possibilità di trovare, tra le intemperie della vita, la pace: «Dios desciende y yo asciendo, nos encontramos en el medio» (Dio scende e io ascendo, ci incontriamo a metà).

Poco spazio ai dubbi: dal titolo alla copertina dell’album, così come nelle interviste della cantante, i riferimenti alla sfera religiosa sono continui ed evidenti, dall’aureola chiara che spicca sui capelli scuri, alle croci indossate a completare ogni abito. Già nella copertina, scattata dal fotografo statunitense Noha Dillon, Rosalia appare in abito bianco, un misto tra un indumento che ricorda la tunica di una suora (simbolo di castità e purezza) e una camicia di forza (simbolo di ribellione e follia), che la costringe a chiudersi su di sé, abbracciandosi, in un gesto di affetto e compassione, che si riflette sul volto sereno dell’artista: gli occhi chiusi, il sorriso accennato, le labbra d’oro. Il tutto, su uno sfondo azzurro che ricorda il cielo.

«Through my body, you can see the light. Bruise me up, I’ll eat all of my pride. I know that I was made to divinize» (Attraverso il mio corpo, puoi vedere la luce. Feriscimi, inghiottirò tutto il mio orgoglio. So che sono stata creata per divinizzare) canta Rosalía nel brano Divinize. Attraverso di lei: il dolore per un amore finito; la paura della perdita; il risentimento di chi, ancora ferito, brama vendetta; la capacità di crescere, andare oltre i propri limiti – corporei e incorporei – e di vedere la luce; infine, di raggiungere Dio. Cosa ci sarà oltre?

Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

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1 commento

  1. Bella e brava, una grande artista che ha saputo coniugare le sue radici con i tempi moderni.
    Difficile e poco commerciale il suo ultimo lavoro.Rosalia segue la sua strada tutta in salita.

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