LuceForma, alla Galleria Borghini di Roma Andrea Pinchi e Giulia Manfredi trasformano luce e ombra in materia scultorea

La luce come principio generativo, l’ombra come struttura portante: sono questi i due assi attorno a cui ruota “LuceForma”, la mostra che dal 29 settembre al 25 ottobre 2026 occupa gli spazi della Galleria Borghini Contemporanearte di Roma, in via Belsiana 92. Il progetto, curato da Francesca Briganti, mette a confronto due ricerche visivamente distanti ma metodologicamente affini: quella di Andrea Pinchi e quella di Giulia Manfredi, artisti che trattano la luce non come espediente scenografico ma come materia prima da scolpire, filtrare e misurare.

Pinchi porta in galleria un lavoro stratificato che si muove tra pittura, oggetto e installazione luminosa. Il suo punto di partenza sono le carte carbone storiche, supporti di oltre un secolo fa nati per duplicare e registrare, che l’artista riconverte in diaframmi concettuali e pittorici. Il meccanismo è tanto semplice quanto efficace: a lampada spenta, le sue light box mostrano una presenza enigmatica e autosufficiente; una volta accese, la superficie si trasforma, rivela. Il fulcro tematico di questo ciclo è il mito di Amore e Psiche — un incontro al buio in cui i corpi si riconoscono attraverso il tatto prima ancora che con la vista — declinato come camera oscura dell’intimità. A completare il percorso, le iconiche sospensioni dei cuori-freccia, vettori di desiderio e slancio spirituale che fluttuano nell’opera come costellazioni private. Come ha scritto il curatore Gianluca Marziani, la produzione di Pinchi «agisce con lo spirito linguistico dell’alfabeto intuitivo, privo di numeri e lettere ma ricco di geometrie che diventano frase, interpretazione, apertura del dialogo invisibile».

Il registro di Giulia Manfredi è diverso ma complementare. Formatasi all’Accademia di Belle Arti di Bologna con una tesi sui nuovi media, poi alla UDK di Berlino, Manfredi lavora sulle geometrie nascoste che governano fenomeni naturali, processi psicologici e comportamenti sociali — dai sistemi biologici microscopici ai pattern cosmologici. Al centro dello spazio espositivo colloca opere tridimensionali che uniscono vetro e acciaio in un cortocircuito alchemico tra forza e trasparenza: l’ossatura metallica definisce una presenza monumentale e rigorosa, mentre il vetro cattura e rifrange la luce in bagliori sempre mutevoli, trasformando l’opera da materia statica in specchio dinamico. L’ombra portata non è assenza ma estensione viva del corpo nello spazio, una proiezione che cambia a ogni istante. Sabino Maria Frassá ha osservato che i suoi lavori «sono così sintetici a livello visivo e pregni di significato» da aiutare «a scorgere tale immensità di cui siamo e saremo per sempre parte».

Un ambiente della galleria è volutamente oscurato per ospitare un’opera in marmo e farfalle blu, nucleo primigenio del discorso plastico di Manfredi e punto di gravità da cui si ramificano i nuovi lavori. La durezza della pietra e la levità della materia biologica vi trovano un equilibrio precario e deliberato: il contrasto tra il desiderio umano di controllare la materia e la fragilità intrinseca della vita porta l’osservatore a confrontarsi con impermanenza, trasformazione e processi entropici. Non è un esercizio di stile ma una domanda posta con strumenti visivi.

Il dialogo tra i due artisti costruisce un percorso che abbraccia tanto il microcosmo dell’emozione individuale quanto la proiezione macrocosmica verso l’universo. «LuceForma» non si esaurisce nella dialettica luce-ombra come opposizione binaria: la mostra lavora piuttosto sull’idea che l’una non esista senza l’altra, che tra le saldature vive di Manfredi e le carte centenarie di Pinchi si compia un rito di svelamento in cui la forma diventa il punto esatto in cui i due principi trovano un accordo per mostrare ciò che conta. La curatrice Francesca Briganti ha costruito un percorso coerente senza forzare l’uniformità tra due poetiche che conservano intatta la propria specificità.

Il vernissage si tiene martedì 29 settembre 2026 alle ore 19.00. La mostra resta aperta fino al 25 ottobre 2026, con orario lunedì-venerdì 10.00–13.00 e 15.00–19.00. La galleria si trova in via Belsiana 92, Roma. Informazioni e aggiornamenti sul profilo Instagram @galleriaborghini.

Newsletter

Follow us

Scelti per te

BPER apre il suo museo a Ferrara: 135 opere trasformano una banca storica in polo culturale

Dal caveau alla città, dalla sede bancaria al museo. Palazzo Barbantini-Koch, costruito all’inizio del Novecento per ospitare la Cassa di Risparmio di Ferrara, inaugura l’8 ottobre una nuova stagione come polo culturale de La Galleria BPER. Il progetto restituisce al pubblico un edificio profondamente legato alla storia economica ferrarese e lo riempie di dipinti, sculture, documenti e nuovi programmi espositivi

Matera 2026, la cultura ridisegna la città: da Pistoletto al mare invisibile dell’arte digitale

Matera non ha bisogno di un affaccio sul mare per definirsi mediterranea. C’è un’idrografia segreta che ne attraversa l’ossatura di calcare: è l’acqua che scorre sotterranea lungo la gravina, guidata da un antico e ingegnoso sistema di cisterne ipogee, che poi confluiva in quelli che qui chiamano i “vicinati” attorno ai quali più famiglie vivevano

Carsten Höller a Pechino: una mostra in cui il dubbio diventa opera

Una grande stanza dai colori accesi accoglie, dopo il corridoio di ingresso, il visitatore della mostra Carsten Höller – Two, all’UCCA Center for Contemporary Art di Pechino. Luci abbaglianti, sfumature di rosa che si riflettono ovunque, un’atmosfera sospesa tra il sogno e il gioco: il primo impatto è uno sbalordimento visivo. Al centro della sala, una gigantesca giostra illuminata gira lentamente su se stessa, invitando a salire su uno dei suoi seggiolini
Redazione Artuu
Redazione Artuu
I migliori Articoli della Redazione di Artuu

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

spot_imgspot_img