Per Luca Guadagnino una stanza possiede la stessa forza narrativa di un primo piano. I colori, la luce, i tessuti e la disposizione degli oggetti raccontano i personaggi prima ancora che pronuncino una parola. Era quasi inevitabile, dunque, che il regista di Chiamami col tuo nome, Queer e Challengers trasformasse la propria sensibilità cinematografica in una collezione da abitare.
In occasione della Milano Fashion Week, Guadagnino e lo scenografo e architetto Stefano Baisi presenteranno per Zara Home una linea monumentale composta da circa 140 pezzi. Sessantacinque sono dedicati alla casa, fra mobili, lampade, tappeti, specchi, stoviglie e accessori; altri settantacinque entrano nel guardaroba con cappotti, giacche di pelle, camicie, abiti e capi gender-fluid. Una scala produttiva inconsueta per il debutto di uno studio di design, capace di costruire un intero universo domestico.
La collezione porta il nome Baisi Guadagnino, sigla dello studio fondato dai due autori dopo una collaborazione maturata fra architettura e cinema. Baisi ha lavorato con Guadagnino alla scenografia di Queer, ricostruendo negli studi di Cinecittà una Città del Messico sospesa fra polvere, neon e desiderio. Ha poi partecipato a After the Hunt e ad Artificial, il film dedicato alla crisi che portò all’allontanamento e al ritorno di Sam Altman alla guida di OpenAI.

La loro intesa era cominciata lontano dal set, con la trasformazione della casa sul lago di Como di Federico Marchetti, fondatore di Yoox. Da quell’esperienza è nato un linguaggio comune nel quale cinema e interior design condividono lo stesso principio: creare ambienti capaci di orientare emozioni, gesti e relazioni.
Per Zara Home, Guadagnino e Baisi hanno lavorato su forme curve e sensuali, accostando acciaio inossidabile, noce, pelle, flanella di lana, rovere opaco, lacche lucide e travertino. Divani smerlati, sedute dalle geometrie metalliche, tavolini, scaffalature e grandi specchi costruiscono interni dal carattere dichiaratamente scenografico. I tappeti floreali riprendono dipinti di Francesco Snote, mentre bicchieri, piatti, posate e candele estendono l’identità del progetto fino ai rituali quotidiani.
Le fonti attraversano un secolo di cultura visiva: Gio Ponti, Lina Bo Bardi ed Ettore Sottsass dialogano con le tavolozze cinematografiche di Jean-Luc Godard, Edward Yang e Nagisa Ōshima. I richiami funzionano come una costellazione di riferimenti dalla quale emerge un’estetica autonoma, teatrale e colta, attraversata dal gusto di Guadagnino per gli interni carichi di memoria.
Abiti e arredamento appartengono alla stessa storia. Le tonalità di una camicia ritornano nei rivestimenti di una poltrona; i motivi dei cappotti risuonano nei tappeti; la lucentezza della pelle trova un contrappunto nelle superfici metalliche. Zara Home definisce il progetto come un ambiente completo, nel quale moda, illuminazione, mobili e accessori vivono in dialogo.

A introdurre la collezione sarà anche un film girato a Budapest con Jamie Bell, Patricia Arquette, Michael Stuhlbarg e Chase Sui Wonders. Il cortometraggio trasforma il catalogo in racconto e gli oggetti in presenze sceniche, proseguendo una collaborazione iniziata nel 2021 con O Night Divine, realizzato da Guadagnino per Zara.
L’operazione rivela una strategia precisa. Zara Home affida a un regista riconoscibile la costruzione di un immaginario coerente, mentre Guadagnino porta la propria firma oltre lo schermo. Il cinema diventa così uno strumento di progettazione commerciale: crea desiderio, attribuisce profondità agli oggetti e offre al pubblico la possibilità di portare a casa una porzione di quel mondo.
Baisi Guadagnino per Zara Home racconta soprattutto la trasformazione dell’autore contemporaneo. Il regista firma film, architetture, mobili, vestiti e campagne; la sua estetica diventa uno spazio completo nel quale entrare, sedersi e vivere. Dopo aver progettato case per i propri personaggi, Guadagnino comincia a progettare anche quelle degli spettatori.



