L’Italia all’asta da Christie’s (a Parigi): l’arte del Novecento conquista ma emigra

Lucio Fontana, Piero Manzoni, Alighiero Boetti, Arnaldo Pomodoro: i grandi nomi del Novecento italiano sono stati i protagonisti assoluti dell’ultima asta parigina firmata Christie’s.

È tornato il format Thinking Italian, nato nel 2017 dopo la Brexit come evoluzione delle Italian Sales, le vendite tematiche dedicate all’arte italiana organizzate da Christie’s e Sotheby’s a Londra nei primi anni Duemila. A differenza di quelle, Thinking Italian si è sempre svolta a Milano. Almeno fino all’autunno scorso.

Nel 2025, due sono le grandi novità.
La prima: Christie’s ha deciso di raddoppiare l’appuntamento con una sessione anche in primavera.
La seconda: il format si trasferisce da Milano a Parigi. Il motivo? Anche a causa delle politiche fiscali italiane, sempre meno competitive rispetto al resto d’Europa.

Nel mese di marzo, i lotti sono stati presentati in anteprima a Roma, Milano e Torino, ma l’asta vera e propria si è svolta a Parigi, nella sede al 15 di Avenue Matignon, la sera del 9 aprile.

Il risultato? Un successo. L’asta ha raggiunto un totale di oltre 30 milioni di euro, commissioni incluse, con quasi tutti i lotti venduti. Solo un’opera su carta di Mario Merz è rimasta invenduta – e a guardarla, forse si capisce il perché.

Tra i protagonisti della serata, spicca Lucio Fontana con due piccoli ma preziosi “tagli”:

  • Concetto spaziale rosso, venduto per 693.000 euro
  • Concetto spaziale bianco, che ha superato il milione con 1.189.500 euro

Piero Manzoni era presente con un raro Achrome del 1958, stimato tra 600.000 e 800.000 euro. Rimasto nella stessa collezione dagli anni ’70 e già esposto alla Galleria d’Arte Moderna di Roma nel 1971, è stato aggiudicato per 579.000 euro, leggermente sotto la stima.

Non poteva mancare Giorgio de Chirico: Ettore e Andromaca (1961), stimato tra 180.000 e 250.000 euro, ha superato ogni aspettativa raggiungendo 327.600 euro.

Salvatore Scarpitta, con Grey Runner (1963), ha incantato i collezionisti. Stimata tra 200.000 e 300.000 euro, l’opera è stata venduta per 252.000 euro.

Giorgio de Chirico, Ettore e Andromaca, 1961 (stima €180.000-250.000)

Importante anche la presenza di Giulio Paolini con L’altra figura (1983), proveniente dalla storica Galleria Toselli di Milano. Dopo oltre trent’anni nella stessa collezione privata, l’opera è stata venduta per 226.000 euro, in linea con le stime.

Ma il vero protagonista della serata è stato Alighiero Boetti, con ben quattro opere battute durante la serata:

  1. Nella tua vita errante o fratello mio fisso abbi sempre l’occhio alla ciambella e mai al foro (1974): venduto per 252.000 euro, ben sopra la stima massima di 150.000 euro
  2. Insicuro noncurante (biro rossa su carta): aggiudicato per 214.200 euro, oltre la stima di 200.000 euro
  3. Senza titolo (Segno e disegno): un pezzo rarissimo composto da nove piccoli arazzi, apparso solo sette volte nel catalogo ragionato. L’opera ha raggiunto 756.000 euro, superando la stima più alta
  4. Il dolce far niente (1975), venduto per 403.000 euro (stima: 350.000 – 550.000 euro), proveniente dalla collezione personale di Arnaldo Pomodoro

Analizzando i risultati di quest’asta – e di quelle precedenti – emerge chiaramente quanto sia sottovalutato il primo Novecento italiano, con autori come Sironi o Savinio sempre più rari sul mercato internazionale. Questo è anche il risultato di una politica culturale miope, che impone limiti severi all’esportazione di opere con più di 50/70 anni, rendendone difficile la circolazione all’estero.

Piero Manzoni, Achrome, 1958 (stima €600.000-900.000)

Il trasferimento dell’asta da Milano a Parigi rappresenta un ulteriore colpo al nostro fragile mercato dell’arte. Un effetto collaterale della mancata riforma dell’IVA sulle opere d’arte: mentre in Europa l’aliquota varia tra il 5,5% (Francia) e il 7% (Germania), in Italia si mantiene al 22%, scoraggiando operatori, collezionisti e gallerie.

Si sperava che un governo dichiaratamente di destra, come quello attuale, potesse finalmente intervenire su questa situazione paradossale. Ma finora, solo promesse non mantenute.

E così, tra l’aria frizzante della primavera, la qualità dei lotti e una location più aperta al mercato globale, Parigi ha vinto la partita. E con lei, Christie’s e l’arte italiana.

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