Lines Loops Leaks: la pluralità di confini alla Fondazione Imago Mundi

Quante forme può avere un confine? Organizzata dalla Fondazione Imago Mundi negli spazi delle Gallerie delle Prigioni di Treviso, Lines Loops Leaks a cura di Mattia Solari tenta di rispondere a questo quesito indagando frontiere e paesaggi di confine in quanto dispositivi. In mostra fino al 2 agosto una selezione eterogenea di artisti presenta differenti riflessioni e approcci sul tema, aprendo alle molteplici prospettive sull’organizzazione dello spazio e del mondo.

Lines Loops Leaks affonda le sue radici nei border studies mostrando la pluralità di significati del concetto di confine ai quali corrispondono diversi media e restituzioni artistiche. Il percorso di mostra si articola in tre macro temi che non si costituiscono come rigide etichette bensì come discorsi senza confini e tra loro vicendevolmente interconnessi. I gruppi tematici di suddivisione sono infatti traiettorie: un primo nucleo di indagine si riferisce al confine come presenza tangibile e visibile, un secondo evidenzia le conseguenze sociopolitiche, culturali ed economiche generate da dispositivi di demarcazione. Infine, il terzo tratta il superamento: uno sconfinamento nel quale il confine diviene luogo di possibilità. I tre momenti della mostra, come si evince anche dal titolo Lines Loops Leaks, esemplificano l’approccio metodologico dell’esposizione in tre fasi che indagano il confine come strumento, medium e dispositivo.

Ad aprire l’esposizione è One by One di Filippo Berta, video di una performance corale nella quale abitanti di zone di confine contano “uno per uno” le spine dei fili di recinzione di frontiera. L’opera si costituisce, nella sua litania, come manifesto dell’esposizione nella sua coralità e pluralità di voci sovrapposte. 

Segue poi una stanza dedicata interamente a una selezione di opere della Imago Mundi Collection; proseguendo con le diverse declinazioni di confine delle quali ne cito qui solo alcune. Il confine può essere astratto ma tangibile nelle dinamiche economiche mostrate nel video di Liv Schulman (La desaparición, 2013), politico nelle fotografie di Armin Linke (Negotiation Table, 2025) o nelle stampe di Reena Saini Kallat (Pattern Recognition, 2022); concettuale e duplice in Alphaville e outros (2011) di Antoni Muntadas; o frutto di dinamiche coloniali in Ode to sovereignty of Africa (2022-2026) di Paulo Nazareth

Nel tema e nella selezione di artisti e opere la mostra diventa essa stessa un dispositivo di sconfinamento. Le prospettive si intrecciano nel contenuto e nelle forme con lavori provenienti da zone di confine – e non – dove le particolari caratteristiche di ciascun territorio e situazione emergono intrecciandosi in un discorso generale su cosa sia confine.

Lines Loops Leaks è un’esposizione che si articola attraverso l’arte contemporanea ma che nasce nell’interdisciplinarità e nell’indagine inevitabilmente antropologica. Supporto scientifico dell’esposizione è infatti il testo di Chiara Brambilla – dottoressa di ricerca in Antropologia e professoressa associata dell’Università di Bergamo – del quale cito qui un estratto in grado di contestualizzare e definire chiaramente gli intenti della mostra:

Il borderscraping offre uno sguardo capace di cogliere le variazioni plurali del confine nello spazio e nel tempo”, guardando così a un discorso generale senza però dimenticarsi del particolare. In questo l’esposizione invita a non vedere il confine solo come una linea disumanizzata, considerando anche il punto di vista di chi esiste e resiste in zone di confine, portando al centro un discorso sul margine e, soprattutto, sulla marginalizzazione“. 

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Rebecca Canavesi
Rebecca Canavesi
Rebecca Canavesi consegue la laurea in Comunicazione e didattica dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Si trasferisce a Venezia, dove segue un programma curatoriale e frequenta il corso di Laurea Magistrale in Storia delle arti e conservazione dei beni artistici presso l’Università Ca’ Foscari. Prediligendo contenuti e ricerche sul contemporaneo, lavora come copywriter freelance e attualmente collabora come contributor per Art-Frame Magazine (Venezia) e Artuu.

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