L’eco del vuoto nel silenzio luminoso di Cristina Tirinzoni

Di Parole e Silenzio, è il titolo meditativo della terza raccolta di poesie di Cristina Tirinzoni, navigata giornalista di lungo corso, sedotta dal potere immaginativo della scrittura, pittura, metalinguaggio nel vuoto delle illusioni carica di illuminazioni. Come il buio e la luce, il pieno e il vuoto, la parola e il linguaggio si fa poesia nella prosa erotizzante di Tirinzoni, cultrice maniacale della parola, che ripete come un mantra la parola silenzio, oltre quaranta volte nell’introduzione e, oltre sessanta volte nei versi delle sue poesie intense e taglienti come lame di un coltello affilato, fendono l’immaginazione e l’anima del lettore.

Il suo silenzio è  desiderio di riflessione, un atto creativo di reinvenzione e rivelazione di nuovi significati evocanti delle parole di un alfabeto mai scritto. L’autrice tesse l’elogio del silenzio come attitudine percettiva e filosofica, come esercizio del dubbio, è una traccia quasi pittorica di un non detto, dall’eco quasi ovattato contro il fastidioso brusio del mondo in un deserto d’amore, contro ‘luogo del vuoto e dell’assenza’ scrive Tirinzoni. La sua ossessiva autopsia della parola stuprata, banalizzata, svuotata del suo significato etimologico nel flusso carsico della comunicazione in rete, dove tutto o quasi è spettacolo e nulla è compiuto, la poetessa si oppone con il silenzio al naufragio della lingua ‘ridotta a niente’, scrive lei.

Parafrasando, il suo silenzio equivale alla cancellatura bianca di Emilio Isgrò, non nega, bensì svela qualcosa d’altro in cui la parola si fa gesto che apre un varco nel magmatico caos dei pensieri intorno a narrazioni perdute del deriva del significato.  La poetessa evoca paesaggi silenziosi e luminosi come struttura di un linguaggio non verbale bensì emozionale, come premessa e promessa di assenze e di incognite, di  parole come  presenze di una sparizione per cogliere l’ordinaria  metafisica del quotidiano e comprendere  una sezione  spazio temporale  più ampio della realtà. Scrive Tirinzoni nell’introduzione: “Il silenzio non è vuoto, ma linguaggio potente, può essere considerato un pieno, una pienezza, una tonalità. Incontrarsi col silenzio, vuol dire altresì ascoltare la anima che vive in noi, che prevede l’esistenza e l’essenza umana” . E in questo inafferrabile tonalità di silenzio,  verso dopo verso, il lettore si spinge oltre il neo-luogo del silenzio, dove tutto è luce nel buio palpitante delle citazioni  dei suoi  artisti preferiti, in primis Beato Angelico, Edward Hopper, Vilhelm Hammershoi, Mark Rothko, Giorgio Morandi, De Chirico, incluse le non citate “attese”, ovvero i tagli di Lucio Fontana, dove i suoi  moti arguti e ritmati e silenti inventano nuovi alfabeti che narrano un silenzio tutto da immaginare, ascoltare immaginare.

Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

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Jacqueline Ceresoli
Jacqueline Ceresoli
Jacqueline Ceresoli, storica e critica d’arte specializzata in archeologia industriale, è docente di ruolo di Fenomenologia delle arti contemporanee, Storia della Fotografia e Comunicazione multimediale all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Collabora con diverse riviste specialistiche, è curatrice indipendente ed è interessata alla lettura comparata tra arte, architettura, design e moda nella cultura digitale. Da anni studia i processi di cambiamento dell’arte pubblica in relazione agli spazi urbani e si interroga sull’utilità della Light art, in cui la città è ambiente e teatro della produzione culturale globale.

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