Le infinite connessioni di un progetto artistico stupefacente.  Entanglements di Yuko Mohri all’HangarBicocca.

A volte ci si trova di fronte a progetti artistici e si è increduli al solo pensiero che un artista abbia potuto concepire ciò che si ha davanti agli occhi. È il caso dell’artista giapponese Yuko Mohri (classe 1980) e del suo Entanglements, progetto artistico curato da Fiammetta Griccioli e Vicente Todoli, ed allestito nello shed del Pirelli HangarBicocca con il supporto della Fundación Botín di Santander

Va subito detto che questo spazio, una delle tre aree principali dell’ex fabbrica riconvertita a spazio di arte contemporanea internazionale, ha già ospitato di recente un progetto anch’esso composto da vibrazioni sonore, Improvisation in 10 Days dell’artista e compositore franco-libanese Tarek Atoui, con cui questa nuova mostra ha delle similitudini concettuali.

Yuko Mohri You Locked Me Up in a Grave, You Owe Me at Least the Peace of a Grave, 2018 Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2025 Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano Foto Agostino Osio

Un cesto di mele, un rotolo di carta ultraleggera, i pesci di un acquario, un video, un cumulo di polvere diventano, nella stupefacente costruzione strutturale di Yuko Mohri, elementi in grado di produrre energia. Forme dunque minimali di quotidianità che diventano strumenti di resistenza, nel duplice senso di trasmissione di energia e di cambiamento: “basta un minimo attrito per innescare un cambiamento” è la frase di Yuko che bene esemplifica in estrema sintesi la sua arte. 

E un’opera, una tra le meraviglie costruite dall’artista, che traduce questa sintesi in processo è I/O (2011 e ancora work in progress), in cui rotoli di carta appesi raccolgono polvere dal pavimento, la polvere viene letta da un sensore che la trasforma in energia e l’energia è capace di accendere lampadine o smuovere una persiana.   

Yuko Mohri “Entanglements” Veduta della mostra, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2025 Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano Foto Agostino Osio

Intrecci, grovigli e soprattutto connessioni, prima mentali, poi progettuali e infine concrete, sono appunto gli Entanglements di questo magnifico progetto artistico: luci, suoni, movimenti sono la realizzazione pratica di un complesso sistema di collegamenti sempre sorprendenti che caratterizzano ogni opera dell’artista nipponica. 

Moré Moré (Leaky) Variations (Flow #1, Flow #2, Flow #3) del 2018 è centrata sull’acqua: un’opera apparentemente precaria e instabile, in cui l’acqua compie un percorso dentro tubicini che attraversano pentolame domestico, in un sistema chiuso e quindi dedito al riciclo totale del liquido, con annesse sonorità derivanti dalle vibrazioni dell’acqua che scuotono pentole, cucchiai e altri utensili in metallo. Composta da tre varianti, specificate nel titolo, troviamo anche flebo, guanti, scolapasta, un tamburo musicale e un tamburo di batteria che accompagna la visita con un costante suono jazzistico sincopato e soffuso.

Yuko Mohri “Entanglements” Veduta della mostra, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2025 Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano Foto Agostino Osio

Entanglements non è dunque soltanto un manifesto dell’insostenibile capacità di smuovere sostanze infinitesimali, ma anche un complesso e coinvolgente progetto artistico che include anche il suono, in accostamento all’aspetto visivo, l’architettura fisica e il livello emozionale che viene prodotto. I suoni di un video proiettato su schermo, in cui è riprodotto il paesaggio di Belle-Île effet de pluie (Claude Monet, 1886), diventano input per un pianoforte che li trasforma mirabilmente in suoni (Piano Solo: Belle-Île del 2024). 

Altrettanto fanno i pesciolini neri di un acquario, i cui movimenti acquatici sono collegati a un sistema di bobine a sua volta collegato a una dashboard di bussole che sono collegate ai tasti di un organo a canne! (Flutter, 2018-2015).

Yuko Mohri Piano Solo: Belle-Île, 2024 Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2025 Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano Foto Agostino Osio

Camminando nel cuore della decina di installazioni in mostra, la più imponente personale di Yuko Mohri organizzata in Europa, si ha sempre la sensazione di vivere in mezzo a un ambiente in cui, all’altissima maestria concettuale artistica, va aggiunto anche l’elemento casuale che determina un movimento cinetico delle singole opere, ogni volta unico e irripetibile. E, soprattutto, trasmette la sensazione che l’inaspettato sia la vera fonte di questa esperienza. Come pensare infatti a delle mele penetrate nella polpa da elettrodi capaci, attraverso la propria impercettibile e inarrestabile decomposizione, di produrre suoni ed energia luminosa su uno schermo? (Decomposition, 2011 e ancora work in progress)

Oppure due antenne, l’una frontale all’altra, che interagiscono grazie a un campo elettromagnetico che è, con risultato davvero notevole, disturbato da bobine in rame mobili che producono un effetto sonoro molto prossimo al frinire dei grilli. Magnetic Organ (2004, progetto di laurea dell’artista alla Tama Art University di Tokyo) è, tra l’altro, la dimostrazione che grandi progetti possono essere concepiti da artisti che si nutrono di arti in modo trasversale e multidisciplinare: in questo caso è infatti chiaro il riferimento all’arte cinetica di Alexander Calder.

Yuko Mohri Piano Solo: Belle-Île, 2024 Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2025 Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano Foto Agostino Osio

Ventilatori d’antan, un’abat-jour, specchi, ombre mobili sul pavimento sono altri elementi presenti in questo mondo fiabesco, fisico, chimico, gravitazionale, sonoro e anche, a suo modo, naturale (abbiamo parlato di pesci e mele) costruito con infinita padronanza di un vastissimo corpus concettuale da Yuko Mohri. Un mondo che, nelle intenzioni dell’artista, dev’essere cambiato ed essere sovvertito sul piano sociale e ambientale, un mondo nuovo che possa riportarci alla primigenia situazione di silenzio. 

E’ il messaggio, presente sin dal titolo, di You Locked Me Up in a Grave, You Owe me at Least The Peace of a Grave, del 2018, che riprende la celebre frase del rivoluzionario francese ottocentesco Louis-Auguste Blanqui che, chiuso nella cella (tomba) pretendeva che non gli arrivasse il caos sonoro del chiasso esterno (“Mi avete rinchiuso in una tomba, mi è dovuta almeno la pace di quella tomba”). In questa installazione (che include anche una scala a chiocciola sospesa ispirata al Monumento alla Terza Internazionale del costruttivista russo e sovietico Vladimir Tatlin), un computer gestisce la parte sonora che avvolge il visitatore in modalità loop, con altoparlanti rotanti che si ispirano al principio Doppler di diffusione del suono al passaggio delle ambulanze.

Come desiderava Blanqui, l’eterno e ciclico ritorno è alla base del cammino umano e l’utopia sovietista ne è orizzonte sociale da conquistare. Yuko Mohri è da tempo ormai inscritta nel grande pantheon della più feconda e potente arte giapponese contemporanea: la sua arte è il risultato di un corpus di conoscenze ed esperienze che contaminano stili, messaggi ed espressioni artistici radicate in una moltitudine di mondi, dal ready-made al punk musicale, da Fluxus all’arte cinetica, dall’impressionismo al costruttivismo, corpus che alla fine crea queste straordinarie architettura complesse e nello stesso tempo dagli effetti casuali e imprevedibili.

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