L’arte nata per scomparire prova a restare: Assisi conserva le opere dei madonnari

Oltre cinquanta artisti internazionali hanno trasformato la piazza della Basilica di San Francesco in un atelier pubblico. Grazie a speciali supporti in linoleum, i lavori potranno continuare a vivere dopo la manifestazione, cambiando il destino di una tradizione fondata sull’effimero.

L’immagine tracciata con il gesso sul selciato appartiene alla piazza, al passaggio delle persone e al tempo atmosferico. La pioggia scioglie i pigmenti, i passi consumano i contorni e il luogo torna gradualmente alla propria forma originaria. Ad Assisi, però, questa antica grammatica della scomparsa ha incontrato una possibilità diversa: conservare l’arte dei madonnari senza sottrarla alla dimensione pubblica dalla quale nasce.

Dal 28 al 30 agosto, la piazza inferiore della Basilica di San Francesco ha accolto oltre cinquanta artisti provenienti da diversi Paesi per Francesco nell’arte dei Madonnari, iniziativa inserita nelle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte del santo. Gli artisti, selezionati durante il cinquantaduesimo Incontro nazionale dei Madonnari di Grazie di Curtatone, hanno lavorato giorno e notte sotto gli occhi di cittadini, pellegrini e turisti. La piazza è diventata contemporaneamente laboratorio, spazio espositivo e scena performativa.

Al centro del progetto si trova La visione di Francesco, composizione collettiva di circa cinquanta metri quadrati ideata dall’artista statunitense Kurt Wenner, pioniere della street painting tridimensionale e direttore artistico dell’evento. Dodici madonnari hanno costruito un percorso nel quale la figura del santo dialoga con Chiara d’Assisi, Jacopa de’ Settesoli, i suoi compagni, Carlo Acutis, Giovanni Paolo II, papa Francesco e Leone XIV. Compaiono anche il lupo, gli animali e gli elementi naturali evocati dal Cantico delle creature, fino al saluto francescano Pax et Bonum.

Intorno all’opera monumentale sono nate quaranta composizioni individuali, distribuite su una superficie complessiva superiore ai 220 metri quadrati. Ogni artista ha avuto a disposizione circa cinque metri quadrati per interpretare Francesco, Assisi e il patrimonio figurativo italiano. La pluralità degli stili ha mostrato quanto una tradizione popolare possa assorbire prospettive contemporanee, illusioni tridimensionali e sensibilità provenienti da contesti culturali differenti.

La svolta più interessante riguarda il supporto. Le immagini sono state realizzate sopra sezioni di linoleum naturale, materiale che permette di sollevare, trasportare e conservare i lavori. Il gesto mantiene la postura tipica del madonnaro, chino sulla superficie, e conserva il rapporto diretto con il pubblico; al termine della manifestazione, però, l’opera può lasciare la piazza ed essere nuovamente esposta.

Questa scelta apre una questione culturale più ampia. L’identità dei madonnari si è costruita per secoli sulla durata limitata dell’immagine: la sparizione rappresentava parte integrante dell’opera, insieme alla gratuità della visione e al contatto con lo spazio urbano. Il linoleum sposta il lavoro dalla strada verso una possibile vita museale, introducendo temi legati alla conservazione, alla proprietà, alla circolazione e al valore economico.

Il cambiamento riguarda anche lo statuto degli artisti. Il madonnaro appartiene storicamente a una cultura itinerante, alimentata dalla devozione popolare e dall’incontro immediato con le comunità. Rendere trasportabile l’opera significa costruire archivi, mostre e collezioni capaci di documentare linguaggi che spesso sopravvivono soltanto attraverso fotografie e filmati. Significa anche riconoscere pienamente la competenza tecnica necessaria per controllare proporzioni, prospettiva e pigmenti lavorando su superfici orizzontali di grandi dimensioni.

L’iniziativa nasce dall’accordo tra Assisi e Curtatone, sede dell’Antichissima Fiera delle Grazie e punto di riferimento internazionale per questa forma espressiva. La collaborazione coinvolge il Comune di Assisi, il Sacro Convento, il Comitato nazionale per l’ottavo centenario francescano, Federalberghi Umbria e UNPLI Umbria. Cultura religiosa, promozione territoriale e turismo partecipano così a un progetto nel quale la tradizione diventa anche infrastruttura culturale.

Le opere sono rimaste visibili nella piazza fino al 1° settembre. Il loro futuro comincia adesso: capire dove saranno custodite, come verranno esposte e quale racconto accompagnerà la loro nuova vita. Assisi ha compiuto un esperimento delicato, trasformando la fragilità in memoria materiale. Il gesso continua a parlare il linguaggio della strada, mentre il supporto gli concede una durata inattesa.

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