La luce in tutta la sua essenza: Luisa Lambri dialoga con Ettore Spalletti da “Vistamare”

Ha inaugurato a fine settembre la mostra The Essence of Light. Dialogs between Luisa Lambri e Ettore Spalletti, alla Galleria Vistamare di Milano.

Una mostra di Luisa Lambri in cui l’artista si pone in dialogo ideale con alcune opere di Ettore Spalletti. Il testo critico di Alessandro Rabottini che accompagna l’esposizione ha un titolo evocativo, “La calma stupita”, significativo poiché la prima sensazione entrando in Galleria e percorrendo le sale espositive è proprio questa, una sensazione di calma, quiete, serenità, accompagnata da un sentimento di meraviglia e stupore di fronte a ciò che troviamo davanti. Una combinazione di due sentimenti apparentemente contrastanti ma che creano un effetto straordinario. Calma stupita descrive uno stato in cui è come essere in pace, ma con una sottile sensazione di stupore che accompagna questa serenità. Un’espressione che trasmette l’idea di una sorpresa che non sconvolge, ma che viene accolta con meraviglia e quiete.

La luce, o meglio, l’essenza della luce è il punto chiave di questa esposizione. La ricerca artistica di Luisa Lambri si muove da una riflessione sulla sensibilità dello spazio nei confronti della luce e proprio per questo, in occasione di questa mostra, entra in dialogo con i lavori di Ettore Spalletti (1940 – 2019), grande maestro della luce e del colore. È proprio a partire da qui, dalla riflessione sulla luce e sulle sue possibilità, che comincia il dialogo tra i due artisti.

Installation view, Vistamare, Milano Photo Andrea Rossett

Le fotografie di Luisa Lambri, alcune realizzate appositamente per l’occasione, vengono definite “fotografie di luce”. “Quelle che appaiono come monocromi”, spiega Rabottini, “sono quelle nate da una riflessione specifica (lei la definisce una -risposta letterale-) su alcune costanti che troviamo nel lavoro di Ettore: sulla capacità del colore di veicolare la luce e su come quest’ultima, toccando lo spazio, finisca per crearlo.”

Spalletti definì il suo lavoro pittura tridimensionale, grazie anche alla sua originale tecnica. Le sue opere infatti non sono semplici monocromi, ma tutto parte dall’impasto di colore: gesso e colla vengono stesi caldi sulla superficie da dipingere, il pigmento aggiunto, una volta assorbito, conferisce colore a tutto lo spessore, mentre il risultato cromatico dipende dalla quantità di bianco mescolato. L’abrasione successiva che polverizza parte del colore crea poi l’effetto levigato. Da questa tecnica nascono poi anche gli oggetti tridimensionali, come ad esempio “Scatola di colore”, opera del 1991, qui esposta al centro della sala.

Installation view, Vistamare, Milano Photo Andrea Rossett

Questa “generazione del colore” influisce sull’opera di Luisa Lambri. Le sue fotografie sono infatti anche post-prodotte, la luce non è solo catturata ma anche “ottenuta”. La luce e tutto ciò che rappresenta può essere trovata ovunque nei canoni della storia dell’arte, e da sempre gli artisti hanno illuminato il proprio lavoro con una grande varietà di mezzi e metodi. Così come anche l’oro ha assunto diverse connotazioni nel corso del tempo della storia dell’arte. Quei “colori oro e argento” che Spalletti “stendeva alla periferia dei quadri, lungo quelle rastremature o spessori che la luce, nel corso del suo mutare, illumina con intensità diverse” tornano nelle opere di Lambri. Grazie all’utilizzo del digitale, l’artista cerca di ricreare quella intensità luminosa “impastando” colori digitali ed immateriali, fino a raggiungere punti di luminosità che, come ben descrive Rabottini, si identificano con le luci dorate e luci argentate di Spalletti.

La riuscita del dialogo tra i due artisti è favorita anche dal contesto e dall’architettura in cui è allestita la mostra. Grazie anche alla presenza centrale di un lucernario, l’esposizione si configura “come una meditazione sulla luce e sullo spazio, sulla superficie come luogo di accrescimento della sensibilità e sull’arte come una forma di dialogo che attraverso il tempo”. Si ricrea in questo modo una sorta di spazio meditativo, dove i colori e le fotografie accolgono la luce in tutta la sua essenza.

Un linguaggio silenzioso che occupa lo spazio, un’atmosfera dolce dove luci ed ombre si incontrano e si intrecciano evocando un’immersione quasi spirituale, e dove il visitatore, in ascolto davanti alle opere d’arte, percorre ed attraversa un’esperienza armoniosa totalizzante.

Poster for 'No Curves' solo show with a Mona Lisa portrait wearing neon yellow virtual-reality style goggles, set in a vivid geometric collage; includes dates and venue details (free admission).
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Martina Buttiglieri
Martina Buttiglieri
Laureata in Storia e Critica dell’Arte presso la Statale di Milano dopo aver conseguito la laurea triennale in Scienze dei Beni Culturali presso lo stesso Ateneo. Collabora con l’Associazione Independent Artists, in provincia di Milano, di cui ha assunto il ruolo di Vicepresidente. Grazie anche al tirocinio presso la Galleria Manuel Zoia Gallery ha proseguito la formazione come Assistente di Galleria e Curatrice di mostre. Appassionata d’arte in ogni sua forma ed espressione artistica.

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