Se Goethe si cimentasse in un contemporano Italienische Reise, quali considerazioni ne trarrebbe? Per la IX edizione del Festival del Paesaggio di Anacapri, è valsa la pena porsi quest’interrogativo: quali sono le rovine del nostro quotidiano, quali le archeologie che abitiamo? Dal 7 Settembre al 3 Novembre, il Festival a cura di Arianna Rosica e Gianluca Riccio ripercorre una strada già battuta, alla ricerca dei segni di un presente che diverrà il passato di domani.
Ci si domanda quindi a che punto è il Viaggio in Italia, in quella casa che fu di Axel Munthe. E tra allestimenti scenografici e installazioni site-specific, il Festival si presenta coerente ed incisivo tra gli spazi di Villa San Michele. Travelogue. Paesaggi con rovine, è un titolo che parla di appunti, quaderni di viaggio, stimolazioni emotive da visioni panoramiche. Eppure camminando lungo il viale nei pressi della storica dimora, ci imbattiamo nell’opera di Sislej Xhafa. Una scena iconica, sospesa tra l’inquietudine di un’assenza e il surrealismo di una presenza. Un neon con la scritta “Paradiso” sovrasta un tavolino con sedie di plastica e un ombrellone. Sovvengono ricordi e momenti dalla semplicità più vera, come una villeggiatura e una partita di carte. “Il Paradiso non è altrove, è già intrecciato nell’ordinario”, “Inquadra la felciità non come un orizzonte da raggiungere, ma come una condizione sospesa, intrappolata tra attesa e banalità”.

courtesy the artist and Galleria Continua
Ph.
Oak Taylor-Smith
La mostra in questione si rivela quindi come riflessione e metamorfosi, per un cammino che è anche interiore. L’installazione sonora di Alessio de Girolamo, si scopre quasi alle estremità del giardino, nascosta, da trovare con consapevolezza. Real Time, Nocturne, è il respiro di Capri di notte, nella possibilità di unire innovazione e tradizione musicale: l’artista lascia che sia proprio il software ad elaborare il paesaggio sonoro dell’isola, carpendo le note più prossime alla partitura di “Clair de Lune” di Claude Debussy. Il file audio che ne deriva crea memoria sonante intima e riconoscibile, un’eco personale per molti. Open Source, di Katarina Lofstrom, è un inno alla mutevolezza. Una parete di paillettes si affaccia sul mare: reagisce alla salinità, su di essa si proiettano vento, colori, intemperie. Lo schermo è vivo e narra del tempo che passa.
Sulla prua della nave Resto, tra le acque di Aci Trezza, un grande schermo proietta il video della performance di un componimento di Giovanni Andrea Fioroni del XVIII secolo, suonato in due Chiese di Milano. La video installazione, testimonia nei suoi nove minuti un atto di preghiera tra le acque di un Mediterraneo sanguinante. L’arte come momento di aiuto e accoglienza è quindi il fulcro dell’opera dei registi Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni (Masbedo), che compiono un reale viaggio in Italia: da Nord a Sud, tracciando una scia che è delimitazione e unione – come il Mar di Sicilia delimita e unisce Mediterraneo Occidentale ed Orientale.

Resto, 2021, video still
Video UHD con suono, Durata:9′33”, in loop, Dimensioni dell’installazione variabili. Commissionato da I.C.A. Foundation Milano per Aria Italiana, un progetto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, a cura di Gianfranco Maraniello, Alberto Salvadori e VincenzoTrione.
courtesy MASBEDO
Dei Travelogue del Grand Tour facevano spesso parte le Ruina. E proprio come allora, questo Festival dalle mete allegoriche, inserisce nel suo itinerario alcuni spaccati di un’archeologia vivente, di una metodologia con la quale affrontare tematiche di un tempo vissuto che lascia solchi nel nostro odierno incedere. “Ricercare un’identità nell’antico e nell’attuale” è la traccia assegnata alla Rassegna che fa da “mostra nella mostra”: tra memoria personale e collettiva, la fragilità, il dettaglio e l’imperfezione divengono la questione primaria.
Clarissa Baldassarri insiste sulla qualità del ricordo e della percezione durante la pandemia: un’epoca storica quasi dimenticata per rigetto, apparentemente lontana, eppur vivida nell’immaginario comune. Con l’opera “Dove sei?”, un calco negativo in polistirolo di una colonna del centro storico di Napoli – 1:1 – allude alla surreale, remota e infine inconcepibile possibilità che bellezza amovibile possa aver viaggiato mentre l’uomo era impossibilitato a farlo.

The Journey of Hope, 2024
Courtesy l’artista
Si confondono poi, coi reperti di Villa San Michele, dettagli di accoglienza, angoli dei lasciapassare per eccellenza: è l’installazione site-specific “Dentro, fuori”, di Carmela de Falco: la soglia, come spazio simbolico e materiale, unisce intimo ed estraneo, ed è abitata da frammenti di zerbini ricreati con zucchero e caffè. Al significato antropologico di questi ultimi – quale dono consolatorio a seguito di un lutto, alimento nihil obstat per poter accedere al dolore altrui – , si affianca una dimensione spaziale che non è domestica né pubblica, quanto un limbo tra le due in grado di sfumarne i confini netti. Tra la storia affissa sulle mura della casa di Axel Munthe, l’artista compie un viaggio tra la vita e la morte, che è anche linea temporale tra antico e odierno.
Se la scorsa edizione ci voleva impegnati nel confronto con l’animale che dunque siamo, il Festival pretende ora una risposta di quanto accade una volta compiuto tale passaggio. Necessitiamo di capire come stiamo al mondo, quali e quanti viaggi affrontiamo; siamo in grado di fronteggiare le conseguenze o ci limitiamo a subire il contraccolpo degli accadimenti? Nell’isola del viaggio per eccellenza, sopraffatta ora dall’overtourism, il ricordo di ciò che è stato è vivo e pullula di sedimenti. Per Goethe iniziava in Italia una nuova vita: sta a noi far germogliare i semi.




Articolo bellissimo. Grazie