Nel lavoro di Angela Trapani la curvatura non è un motivo formale, ma un principio operativo. La curvatura dell’universo, a cura di Ivan Quaroni, ne restituisce la tenuta nel tempo e la capacità di attraversare linguaggi diversi.
Allestita negli spazi del Complesso di San Domenico, a Trapani, e visitabile fino al 3 maggio 2026, la mostra riunisce circa cinquanta opere, configurandosi come una mappa stratificata che ripercorre oltre quarant’anni di ricerca. Non una semplice antologia, ma una verifica coerente di un’intuizione formale che, dagli anni Ottanta a oggi, si è progressivamente radicalizzata.
Fin dagli esordi, il lavoro di Trapani si struttura attorno a una grammatica riconoscibile: cupole, trafori, moduli geometrici, orditi visivi che affondano in un immaginario mediterraneo attraversato da suggestioni nordafricane. Tuttavia, ciò che inizialmente si presenta come repertorio iconografico viene sottoposto a un processo di riduzione e decantazione. La forma si libera progressivamente dal riferimento, fino a raggiungere esiti aniconici in cui la curvatura smette di rappresentare e inizia a organizzare.
È in questo passaggio che la semisfera assume un ruolo centrale. Non più dettaglio architettonico, ma struttura primaria: un dispositivo capace di modulare la luce, articolare lo spazio e generare una percezione instabile del visibile. La sua ambivalenza, tra ordine e tensione, tra armonia e concentrazione, attraversa l’intero percorso espositivo, mantenendo aperta una dialettica tra costruzione e esperienza.
La pittura segna una delle prime declinazioni di questa ricerca. Le superfici, costruite per velature e ritmi calibrati, restituiscono una spazialità sospesa, in cui l’elemento decorativo si trasforma in campo di forze. Nella fotografia, invece, la semisfera diventa dispositivo ottico: rifrange e altera la visione, introducendo una distanza critica rispetto al reale e mettendo in crisi la sua presunta stabilità.
È però nella pratica scultorea e installativa che il lavoro di Trapani acquisisce una dimensione pienamente ambientale. Le opere realizzate in gesso, plexiglass e salgemma attivano una relazione diretta con lo spazio e con le sue condizioni variabili. La forma emisferica, in questi casi, si comporta come un organismo sensibile: assorbe la luce, registra il tempo, reagisce ai mutamenti fisici della materia. Ne emerge una riflessione che eccede la dimensione formale, interrogando il rapporto tra natura e artificio, tra progetto e processo.
Come sottolinea Ivan Quaroni, l’intero percorso dell’artista può essere letto come una verifica continua della forma emisferica, progressivamente trasformata in principio costruttivo capace di tenere insieme linguaggi differenti senza perdere coerenza. È proprio questa continuità, mai statica, sempre sottoposta a tensione, a costituire il nucleo più solido della mostra.
Inserita nel programma di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026 La curvatura dell’universo si configura anche come un momento di sintesi tra ricerca individuale e contesto territoriale.
Più che restituire un percorso concluso, la mostra mette in evidenza una modalità di pensiero. La curvatura, nel lavoro di Trapani, non è una soluzione formale ma una condizione: un modo di strutturare lo spazio, di attraversare la materia e, soprattutto, di interrogare ciò che si offre allo sguardo.



