La casa sull’albero in cinque esempi: evoluzione di un rifugio divenuto architettura integrata

Sin da piccoli sentiamo la necessità di un luogo che sia tutto nostro: non basta che sia unico, privato e personale. Non occorre che sia ampio: va bene che estrinsechi le proprietà di un rifugio, dove c’è tutto il necessario per sentirsi protetti. La nostra innata esigenza di “rintanarci” ha accatastato nella memoria dell’infanzia immagini di tende dei giochi, capanne e, per chi poteva contare su di uno spazio esterno, meravigliose case sull’albero. Queste ultime, oltre a fungere da zona ad accesso limitato, educavano ad una modifica dell’abituale campo visivo, innalzando e sollevando lo sguardo verso nuove prospettive, tra mondi e modi diversi di abitare.

La casa sull’albero, pur non perdendo lo status quo di roccaforte extra moenia, è divenuta nel tempo, l’inspo di un lifestyle più connesso alla natura, per un modo di vivere che unisce la beatitudine del ricordo dell’infanzia alla consapevolezza di un’architettura che pulsa in simbiosi col paesaggio.

Sparsi per il mondo, ecco cinque esempi di case sull’albero le cui riletture meritano di essere menzionate.

  • Forest Nests Treepod

Questa meravigliosa opera di architettura modulare si basa su unità distinte che si integrano con il paesaggio circostante sviluppandosi in altezza: gli architetti di Doarchiwow, in Cina, hanno pensato a strutture prefabbricate in acciaio, vetro e legno, per un replicabile resort che nella forma ricorda eleganti foglie dalla nervatura ben accentuata. Come naturale continuazione degli alberi sui quali si “innestano”, i Forest Nests Treepod sono la rielaborazione di un nido d’élite che può scrivere il futuro dell’abitare, proponendo abitazioni leggere, potenzialmente condivise e minimal-living.

  • Mirrorcube

Disegnati da Tham & Videgård, i Mirrorcube, in Svezia, sono una tipologia di rifugio della vasta esperienza messa a disposizione da Treehotel, per un soggiorno immersivo nella Lapponia svedese. Circondata da pareti a specchio, quest’architettura cubica si confonde nella foresta, riflettendo all’infinito lo scenario circostante. In questa mimetizzazione, la casa sull’albero svanisce e al contempo afferma la sua presenza: il suo grande impatto mediatico ne riconosce la sensibilità ambientale, in una modalità che è sia illusione che armonia.

  • Origin Tree House

Marco Lavit ha creato Origin per alcuni suoi clienti francesi: il nome del progetto classifica la casa sull’albero come una fonte primordiale, un luogo da cui tutto prende vita. L’architetto ha razionalizzato infatti la modalità con cui gli uccelli creano i loro nidi, coniugando estetica avvolgente, archetipica e bioispirata negli esterni, e comfortevoli, contemporanei e minimalistici interni dotati persino di una spa, con vista sul foliage di una foresta nei dintorni di Château de Raray.

  • HemLoft

E se parliamo di forme organiche, impossibile non menzionare l’esperienza Hemloft, creata da Joel Allen. La casa sull’albero, ubicata tra i boschi canadesi della Columbia Britannica, ricorda un alveare sospeso tra i rami degli alberi, per un luogo di assoluta pace e tranquillità. Qui, sfuggendo alla sua precedente quotidianità, Allen si è improvvisato carpentiere, dedicandosi ad uno stile di vita più sostenibile, in un loft che è diventato la sua dimora: compatibilità e coesistenza sono le parole chiave di questa bellissima storia, che in un gesto umano concentra la poesia di un pensiero rivoluzionario. La location di Hemloft è tuttora segreta.

  • Tree in the House

Ribalta il concetto di casa sull’albero, l’albero in casa. Tree in the House, in Kazakistan, è un’architettura concettuale che indaga a fondo la nozione di coesistenza: costruita attorno ad un albero, la facciata trasparente non solo elimina qualunque tipo di barriera tra interno ed esterno, ma è costituita da pannelli solari che irradiano energia. La sostenibilità, fondamentale per il progetto, non mina il comfort e il design, quest’ultimo ben rappresentato dalla scala a chiocciola che segue lo sviluppo del fusto dell’abete per ben quattro piani. La vision è chiara, un santuario che reinventa l’abitare: non con la Natura, ma dentro di essa.

Da nascondiglio saltuario a nuova filosofia di vita, che accoglie la purezza di un ricordo che guida il futuro.

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Marina Piccola Cerrotta
Marina Piccola Cerrotta
Marina Piccola Cerrotta nasce a Napoli nel 1991. Studia Antropologia e Storia dell'arte, conseguendo la Laurea Magistrale presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Vince poi il concorso Generazione Cultura e frequenta la LUISS Business School. Dopo le esperienze di redattrice per Vesuviolive e Fanpage, cura nel 2018 la mostra "Forcella Reigns", di Francesca Bifulco e Alex Schetter, a Los Angeles. Ha collaborato al reparto cretivo e come art consultant delle gallerie d'arte Liquid art system. Nel 2023 pubblica il suo libro "Una limonata blu", edito da Guida Editori con la prefazione del Prof. Marino Niola.

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