La casa di tolleranza dei fumetti: viaggio in un luogo proibito dove l’abbandono diventa memoria

Cari Lettori di Artuu, il 2025 lo abbiamo lasciato alle spalle, un anno che mi ha portata un pochino lontano da Voi. Non mi sono mai dimenticata, la mia passione oltre a viverle le emozioni conta anche di poterle condividere con tutti coloro che amano l’arte e la storia. Sapete che sono luoghi particolari quelli che fotografo e con una loro unicità. 

Questo di cui vi vorrei raccontare oggi è uno di quei posti che è stato amato, vissuto da molti urbexer che lo hanno attraversato. Ciascuno gli ha dato un nickname proprio, ve ne cito un paio “il bordello dei fumetti”,  “la casa di tolleranza”. 

I nicknames sono un soprannome in modo da proteggere e non divulgare i dettagli del posto e di cui solitamente già ne raccontano la particolarità. Abbiamo raccolto dai vicini qualche notizia: questo luogo parrebbe essere stato prima del 1958 una casa di tolleranza, un bordello. Ogni stanza al suo ingresso era numerata, ma la cosa che aveva attirato maggiormente l’attenzione è il caos trovato al suo interno. 

Non solo macerie, polvere, ragnatele ovunque. Molto probabilmente uno dei suoi ultimi proprietari era un collezionista o appassionato di fumetti. Li ho trovati ovunque, in ogni parte dell’edificio, accatastati su delle mensole, sparsi sui pavimenti, sui gradini delle scale, sotto le porte che ne faticavano l’apertura e il passaggio, nascosti tra gli armadi, sopra e sotto ai divani, in molte stanze eri costretto a camminare sulle copertine di Dylan Dog, Tex, Diabolik, Nathan Never, Topolino…

Una villa a più piani, l’ultimo dei quali sicuramente era stato vittima di un incendio, dato che ancora si sentiva l’odore del fumo e le pareti erano annerite. Nonostante il suo caos, la sua decadenza, lo stato di abbandono, questo posto racchiude tutto ciò che amo dell’esplorazione urbana: l’arte del dettaglio, testimonianza della vita passata. 

Molto da fotografare, un elegante e ancora intatto pianoforte a coda, una vecchia e pesantissima macchina da scrivere Olivetti M40 dai tasti tutti impolverati e praticamente illeggibili… chissà se Chi la utilizzava aveva la passione per la scrittura, lettere d’amore, racconti, viaggi dell’anima.

Mi piace fantasticare sulla possibilità che fosse di qualcuno che lasciava accendere l’immaginazione, forse proprio per la busta ingiallita trovata accanto con citazioni scritte a mano “il piacere è sempre passato o futuro, non mai presente” cit. di G. Leopardi.

Ogni volta trovo un dettaglio diverso e questa volta, una citazione che resiste oltre il tempo e protagonista dello stesso scatto… e del vivere di ognuno di noi.

Testo di Pamela Nanetti 

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Pamela Nanetti
Pamela Nanetti
Pamela Nanetti, una donna dal cuore coraggioso e curioso che ha trovato, nell’esplorazione dei luoghi abbandonati, la passione per la storia e la fotografia, che ne è diventata il mezzo per documentare le sue scoperte e le sue emozioni. Nonostante la sua vita impegnata come madre e impiegata back office, Pamela ha raccolto i suoi scatti nel suo primo libro intitolato Viaggio nel cuore di un urbexer e ora in questo volume Tra le rovine ritratti dal passato. La passione di Pamela per l’Urban Exploration (Urbex) l’ha portata a visitare dimore storiche, castelli e rovine decadenti, un tempo luoghi di grande splendore ma ormai lasciati all’abbandono e all’invasione della natura. Attraverso la sua fotografia, Pamela è riuscita a catturare la bellezza e il fascino di questi luoghi dimenticati, mostrando al pubblico l’aspetto del passato che rimane ancora visibile. Il suo lavoro è stato anche riconosciuto dalla stampa, con un articolo pubblicato sul quotidiano La Stampa e con alcune collaborazioni con il giornale Eco di Biella, Il Quotidiano Piemontese e con il magazine online Dooid

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