Tra gli eventi collaterali di una Biennale Arte che sussurra e riverbera l’intima bellezza delle espressioni corali, Infinito Cabinet di Maria Cristina Crespo, organizzato da Eclettica Cultura dell’Arte e a cura di Giusy Caroppo, racconta le infinite storie dell’essere umano. Miti, leggende e narrazioni si intrecciano, tra realtà e finzione, tra passato e presente, tra opera e oggetto, all’interno di uno spazio raccolto, saturo ed eterogeneo, creando una Wunderkammer di storie e simboli.
Le opere nello spazio espositivo di Riva San Biasio sono quadri tridimensionali, collage di oggetti trovati, riscoperti e trasformati dall’artista. Le pietre incastonate, l’acrilico ancora grumoso, l’uso di cornici riadattate – da scatole di Zedda Piras a telai pregiati – o la scelta deliberata di ignorarne il limite, creano un’atmosfera ambigua tra interno ed esterno. I soggetti delle opere sono figure antropomorfe che incarnano i maggiori eroi delle principali tradizioni narrative occidentali e non. Protagonisti che, posti al limite fisico dello spazio scenico in cui vivono, sembrano poter interagire con qualsiasi altra delle storie presenti nello spazio.

Infatti, le installazioni disseminate nello spazio raccontano molteplici vicende, ciascuna con un proprio sviluppo che, nella Wunderkammer, si sovrappone e si intreccia alle altre. Con chiaro riferimento al museo dell’immaginario di André Malraux e alla biblioteca di Jorge Luis Borges, il teatro iconografico di Maria Cristina Crespo consente di leggere ogni storia autonomamente ma anche come parte di un discorso comune, complessivo e quasi archetipico. I collegamenti tra le opere restano impliciti e per questo aperti all’interpretazione; liberi e al contempo componenti di un’unica grande narrazione.
Il rimando alla Wunderkammer si manifesta nella scelta dell’accumulazione espositiva, nell’abbondanza e nella dicotomia tra prezioso e quotidiano, tra raro e comune. Le storie raccontate all’interno dei singoli scenari contengono elementi sia contemporanei sia antichi, uniscono epoche e spazi e generano quel senso di infinito tipico di collezioni così eterogenee. L’aspetto contemporaneo emerge anche nella centralità dell’oggetto trovato, incastonato in una storia, parte di una cornice che non delimita del tutto la narrazione ma diventa trampolino per la sua fuga nella realtà.

La ricerca di Infinito Cabinet è dunque la costruzione di una storia che lega tutte le storie: una storia delle storie, infinita, ma racchiusa in uno spazio ristretto. Proprio nell’intreccio di tutte le narrazioni riaffiora il tema dell’attuale Mostra Internazionale d’Arte: non solo storie letterarie ma anche di folklore; non solo arte ma anche quotidianità intima, sentita e corale. Il linguaggio delle opere rivela anche la vicinanza a una manualità sempre più lontana dal concetto stereotipato di arte contemporanea, una tecnica e una conoscenza quasi artigiane, appartenenti a tradizioni folkloristiche in via d’estinzione. In un progetto che accoglie le molteplici sfaccettature delle storie, in tutti gli eroi e le storie create nei secoli dalle differenti culture, le tonalità minori sono quelle dell’ascolto di una storia archetipica che riesce a unire tutte le declinazioni dell’essere umani.




