L’inaugurazione di In_Fieri – L’Arte del Divenire e Ubuntu allo Spazio HASITA
segna l’arrivo del nuovo progetto di Chinouia Mina, artista franco-
marocchina che negli ultimi anni ha attirato l’attenzione internazionale per la
sua capacità di mettere in dialogo corpo, identità e processi di
trasformazione. La mostra, curata da Haluk Terzioglu, presenta un insieme
di lavori che intrecciano fotografia, pittura e video-installazione in una
riflessione ampia e articolata sul concetto di “divenire”.
Il titolo In_Fieri — dal latino “nel processo di divenire” — orienta
immediatamente la lettura delle opere: nulla è fissato, nulla è definitivamente
compiuto. Mina indaga le soglie, gli stati intermedi, le zone di passaggio che
definiscono l’essere umano più dei suoi contorni stabili. La sua ricerca non è
teorica ma esperienziale: parte dal corpo e dalla sua capacità di registrare ciò
che cambia.
Nelle opere Humains Bones e Humains Red Bones Scan, ad esempio, il
corpo viene ridotto alla sua struttura essenziale, rivelando un equilibrio
delicato tra fragilità e resistenza. Sono immagini che rimandano a una sorta
di “radiografia dell’identità”, dove ciò che appare esposto è anche ciò che
sostiene.
La serie Roots — con lavori come Roots Path, Roots – Fight With Yourself,
Roots – Culture Move e Roots To Touch — sposta il discorso
sull’appartenenza. Qui la radice non è un simbolo di immobilità, ma un
tracciato. Le opere si leggono come mappe che registrano tensioni culturali,
influenze, eredità, percorsi interiori.
Una parte significativa della mostra è dedicata alla relazione come struttura
portante dell’esperienza umana. In Legs Twist, Legs Support Each Other e
Legs To Carry Oneself emerge con chiarezza l’interesse di Mina per la fisicità
dei gesti di supporto, per il modo in cui il corpo diventa strumento di cura e di
equilibrio. Le opere della serie Link — Link Resistance, Link Conditioning,
Hu-Mains Faith — affrontano invece il lato complesso della connessione: le
dinamiche di dipendenza, i margini di libertà, la tensione tra autonomia e
bisogno dell’altro.
Il percorso si amplia poi verso una dimensione più introspettiva. L’artista
osserva come pensiero ed emozione si condizionino a vicenda in lavori come
Introspection, Question Yourself e Think Feeling Mind, mentre Soul, Eyes
Cycle e Mind Your Head spostano l’attenzione sul modo in cui percepiamo e
restituiamo ciò che accade dentro di noi.
Un capitolo della mostra è dedicato alla presenza femminile. Con Elle est,
Elles sont, Elle e L’un est l’autre, Mina costruisce un lessico visivo essenziale
ma incisivo, in cui la figura della donna non è trattata come simbolo, ma come
agente di continuità e relazione.
Il progetto si chiude con Matter, Soul e Double-You, Double Yourself, opere
che sintetizzano il tema della trasformazione continua come condizione
intrinseca dell’essere umano.
Al centro dell’intera mostra pulsa Ubuntu, la filosofia africana che traduce
l’idea “Io sono perché noi siamo”. Terzioglu la individua come chiave
interpretativa dell’intero percorso: non una cornice teorica, ma un principio
che attraversa la pratica dell’artista e il suo modo di intendere l’immagine
come luogo d’incontro.
Con In_Fieri – L’Arte del Divenire e Ubuntu, Chinouia Mina porta a Milano
una riflessione chiara e contemporanea su identità, relazione e cambiamento.
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Grazie mille
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